Quando si parla di open source in Italia, spesso si pensa a community tecniche, progetti di nicchia o realtà capaci di innovare ma non sempre di scalare. Nethesis racconta invece una storia diversa: quella di un’azienda italiana che ha trasformato il software aperto in un modello industriale maturo, capace di portare sul mercato soluzioni concrete per la comunicazione aziendale, la collaborazione e la sicurezza informatica.
Nata nel 2003 e cresciuta costruendo una rete di partner diffusa sul territorio, Nethesis si muove in un perimetro oggi molto attuale: centralini VoIP evoluti, piattaforme cloud, strumenti di collaboration e tecnologie di cybersecurity pensate per PMI, studi professionali e pubblica amministrazione. Il tutto mantenendo al centro una filosofia precisa, quella dell’open source come motore di innovazione, indipendenza tecnologica e trasparenza.
Macitynet ha incontrato e intervistato nella sede di Pesaro Cristian Manoni, CEO di Nethesis, e Alessio Fattorini, Community e Marketing Manager che ci hanno permesso di conoscere le ragioni di questo mix tra visione tecnica, cultura del software libero e capacità di fare impresa senza limitarsi a seguire il mercato, riuscendo a costruire alternative credibili, moderne ed originali.
L’intervista si è svolta nell’ambiente assolutamente informale della sede di Pesaro nell’area dedicata alle pause lavoro e break dell’azienda arredata con biliardino, console space invaders e riferimenti della cultura pop che dimostrano l’atteggiamento open dell’azienda non solo nella produzione del software.

Di cosa si occupa Nethesis
Settimio Perlini:
Iniziamo la nostra intervista con Cristian Manoni, CEO dell’azienda. Nethesis è un’azienda che sviluppa ICT open source e si occupa prevalentemente di centralini VoIP digitali. E cos’altro?
Cristian Manoni:
Noi, dal 2003, cioè da quando siamo nati, portiamo avanti in parallelo il lavoro in tre grandi ambienti dell’ICT.
Il primo è la Unified Communication: oggi fa più “figo” chiamarla così, ma una volta era semplicemente il centralino. In realtà è l’insieme degli strumenti per la comunicazione aziendale, che parte ovviamente dalla voce ma si integra con tanti altri aspetti che generano dati e contenuti all’interno dell’azienda, e che quindi devono essere comunicati.
Il secondo ambito è quello della collaboration, cioè il lavoro collaborativo in ufficio: posta elettronica, calendari, personal cloud e tutti gli strumenti che permettono a un’azienda di collaborare e condividere informazioni.
Il terzo è un po’ il cappello sopra tutto questo: la cybersecurity, perché senza sicurezza nulla di tutto ciò può essere sostenibile, nulla può stare in piedi. C’è sempre qualcuno pronto a cercare di rubarti dati per trarne profitto.

Il cliente tipo: PMI, studi professionali e pubblica amministrazione
Settimio Perlini:
Se dovessimo definire il vostro cliente tipo, parliamo di piccole e medie imprese, pubblica amministrazione, oppure avete clienti in diversi settori?
Cristian Manoni:
La situazione è molto varia, nel senso che ogni singolo prodotto può scalare anche su aziende medio-grandi, soprattutto la parte voce e centralino.
È chiaro però che, quando presentiamo la suite nel suo insieme, il cliente ideale è spesso uno studio professionale o una PMI, perché lì è più facile trovare situazioni in cui è necessario ristrutturare tutta la rete e tutta l’organizzazione aziendale.
Dall’altra parte, anche il mondo della pubblica amministrazione è molto interessato a quello che facciamo. Non a caso abbiamo vinto diversi bandi proprio sul tema delle centrali telefoniche. E qui c’è un filo conduttore che è l’open source: la PA ha nel proprio DNA, e anche nella normativa, un orientamento preciso verso l’adozione prioritaria di soluzioni open source rispetto a quelle proprietarie.

Le tappe fondamentali della crescita di Nethesis
Settimio Perlini:
Siete nati nel 2003 ma in questi anni quali sono stati i passaggi fondamentali della vostra azienda, quelli in cui avete fatto un salto di qualità, anche in termini di clienti e mercato?
Cristian Manoni:
Il primo passo è stato proprio la nascita. Abbiamo fondato Nethesis dopo aver lavorato in aziende importanti, in particolare TeamSystem, dove ci siamo fatti un’idea molto precisa.
Eravamo appassionati di Linux e open source, quindi di quel mondo del software libero, senza vincoli, senza freni, una tecnologia che correva velocissima. Però ci siamo accorti che questo mondo era ancora un po’ relegato ai “garage”: ai nerd che costruivano progetti incredibili e li portavano al primo cliente, ma poi facevano fatica a scalare, a standardizzare, a gestire il secondo e il terzo cliente.
Quindi l’open source era eccezionale, ma difficile da portare davvero sul mercato. L’esempio tipico era il tecnico che, arrivato al quinto cliente, si accorgeva che il lavoro fatto sul primo non era ottimale, e tornava indietro a rifarlo da capo. Questo non era sostenibile né organizzativamente né economicamente.
Noi abbiamo provato a unire questa straordinaria tecnologia con un modello di business di canale, come avevamo imparato a vedere in TeamSystem: un’azienda che lavora attraverso una rete di rivenditori.
Abbiamo quindi provato a mettere insieme genialità e regolatezza: standardizzazione, formazione, supporto, documentazione, tipici di un’azienda di prodotto, con l’apertura, l’innovazione e la velocità di un software aperto.
La scommessa era portare tutto questo su un canale. E quella scommessa l’abbiamo vinta, o meglio la stiamo vincendo: oggi abbiamo oltre 600 partner, abbiamo standardizzato e semplificato quelle tecnologie che prima erano difficili da mettere a terra, trasformandole in prodotti Nethesis, ma senza chiudere nulla, mantenendo tutto open source.
Quindi il primo passaggio importante è stato proprio questo: avere un’idea di azienda e farla partire nel 2003.

Dal ruolo di integratori a quello di produttori open source
Cristian Manoni:
All’inizio siamo partiti integrando tra loro sistemi open source esistenti. Abbiamo lavorato su diversi progetti, li abbiamo semplificati, standardizzati, documentati e resi utilizzabili da partner ICT che non avevano quelle competenze così specialistiche.
Poi, nel 2010, siamo arrivati a un primo vero punto di svolta tecnologica: abbiamo smesso di usare progetti open source esistenti per iniziare a sviluppare un nostro progetto open source completamente creato da Nethesis.
È stata una scelta necessaria, perché lavorando su progetti esistenti il nostro compito era quello di contribuire e riportare sul progetto originario tutte le migliorie che sviluppavamo, soprattutto per il mercato delle PMI italiane. A un certo punto però quei progetti non erano più in grado di recepire tutta la mole di sviluppo che stavamo producendo.
Da lì la decisione di fare un nostro progetto. Quello è stato il grande passaggio: da integratori di open source a produttori di open source.

L’evoluzione verso il cloud nativo
Cristian Manoni:
Un altro passaggio molto importante, avvenuto tra il 2010 e il 2012 e poi maturato negli ultimi cinque anni, è stato il passaggio da un modello “all in one”, cioè una singola macchina con tutte le funzioni attivabili modularmente, a un sistema più orientato al cloud, più cloud native, basato su orchestrazione e microservizi.
Questo è il salto che abbiamo compiuto con la versione 8 dei nostri prodotti, che ci sta dando grandi soddisfazioni. È una piattaforma nativa cloud, ma sempre nell’ottica di lasciare la massima libertà di decisione a clienti e partner: si può lavorare in on premise, in modalità ibrida o full cloud. È una soluzione senza vincoli, come deve essere un sistema open source.
Il ruolo della rete di partner e della community
Settimio Perlini:
Quindi la rete di partner ha un’importanza centrale, perché vi permette di diffondere sul territorio le vostre applicazioni e il vostro software.
Il software open source, abbiamo detto, viene rimesso a sua volta nel circuito open source: quindi chi vuole personalizzarlo o aggiungere codice può farlo liberamente?
Cristian Manoni:
Assolutamente sì. Chiunque può proporre modifiche e contribuire al progetto secondo le proprie competenze: scrivendo documentazione, facendo traduzioni, scrivendo codice o occupandosi di testing.
Questo ci ha permesso di creare, oltre al canale dei partner che è il nostro core business, anche una community internazionale molto ampia, fatta di persone che usano i nostri prodotti liberamente. Da questa community, ogni tanto qualcuno decide anche di acquistare subscription o servizi a valore aggiunto, legati per esempio agli aggiornamenti automatici, al monitoraggio o all’assistenza.
Fatturato e peso delle diverse aree di business
Settimio Perlini:
Se dovessimo definire il peso dei vari servizi che offrite, e farci un’idea di come si distribuisce il fatturato tra i diversi settori, cosa si può dire?
Cristian Manoni:
I dati sono pubblici. Quest’anno abbiamo superato i 5 milioni di euro di fatturato e abbiamo sfiorato i 6 milioni, con una crescita interessante, circa +15% rispetto all’anno precedente.
Per quanto riguarda la suddivisione, possiamo dire che circa il 40% arriva dalla cybersecurity, un altro 40% dal mondo della Unified Communication e il restante 20% dalla collaboration.
Questo equilibrio si è assestato così nel periodo post-Covid. Prima del Covid, infatti, la collaboration aveva un peso maggiore. Poi il mondo è cambiato, si sono affermati player come Microsoft e Google anche nelle PMI, e quell’ambito è diventato più di nicchia. Tuttavia oggi vediamo segnali di ripartenza, soprattutto in relazione al tema della sovranità digitale, che non è più una questione per pochi appassionati: è diventato un tema reale, sentito sia a livello europeo sia nazionale.

Che cos’è davvero l’open source per Nethesis
Settimio Perlini:
Abbiamo parlato molto di open source, che è al centro dell’attività dell’azienda, sia all’inizio sia ancora oggi. È un vostro credo aziendale, un metodo di lavoro e anche un modo di diffondere il vostro modello. Cos’è per voi l’open source?
Cristian Manoni:
È tanta roba. Non è facile definirlo con una parola sola.
Spesso si tende a pensare che l’open source convenga perché è gratis. In realtà, se si guarda a come viene usato seriamente, anche attraverso molti studi e sondaggi che arrivano soprattutto dagli Stati Uniti, si vede che il primo vantaggio percepito dalle aziende non è quello economico. Il primo vantaggio è l’innovazione, il secondo è l’assenza di vincoli, il terzo è la libertà di manovra. Solo subito dopo arriva anche il beneficio economico.
Ed è proprio da questo, dalla passione per l’informatica, per l’open source e per l’innovazione, che siamo partiti.
Ci è stato subito chiaro che, per fare un’azienda che potesse lavorare davvero bene con l’open source, anche l’azienda stessa doveva essere open, cioè aperta: strutturata come una community, con un’organizzazione non gerarchica ma piatta, con un livello diffuso e condiviso nelle decisioni.
Questo è uno dei valori più importanti di Nethesis. L’open source funziona bene se anche l’azienda ha una filosofia organizzativa e un approccio alle relazioni — interne ed esterne, con partner e fornitori — coerenti con questi principi. È per questo che ci definiamo “open” non solo perché facciamo open source, ma perché questo termine descrive a tutti i livelli chi siamo e come lavoriamo.
Quindi sì, open source vuol dire vantaggi, codice aperto, tutto ciò che scriviamo viene pubblicato su sistemi pubblici come GitHub; ma vuol dire anche vivere e lavorare in modo aperto, condiviso, comunitario.
Poi c’è anche un effetto collaterale, che è quasi una battuta: i nostri programmatori dicono che, se sanno che il codice resterà chiuso in un cassetto, possono anche scrivere male. Ma se sanno che verrà pubblicato e che sotto c’è il loro nome, allora sono moralmente obbligati a farlo bene.

Il ruolo del community manager
Settimio Perlini:
Per questo avete anche un community manager, giusto?
Cristian Manoni:
Sì, abbiamo un community manager, più che un marketing manager in senso tradizionale.
Per noi la comunicazione non è solo marketing classico: passa soprattutto attraverso il lavoro sulla community. Non si tratta solo di vivere l’azienda come una community, ma anche di costruire il rapporto con i nostri partner come una community.
Abbiamo capito che questa cosa va fatta seriamente. Non basta aprire un forum e aspettare che succeda qualcosa. Servono regole, attenzione, un metodo, per fare in modo che il fatto di essere una community sia utile sia all’azienda sia alle persone che vi partecipano.

Alessio Fattorini Community Manager: prodotti e identità della suite Nethesis
Settimio Perlini:
La nostra intervista continua con Alessio Fattorini, community e marketing manager. Cristian ci ha spiegato quale è il suo ruolo ma ora vogliamo conoscere più del lato marketing e dei prodotti che hanno un nome, un’identità precisa sul mercato, su GitHub e sul sito aziendale. Quali sono i prodotti di punta di Nethesis?
Alessio Fattorini:
Negli anni abbiamo lavorato per costruire una suite che possa coprire un po’ tutte le esigenze della piccola e media impresa in ambito collaborazione, comunicazione e sicurezza informatica. È lì che ci muoviamo principalmente.
Per quanto riguarda la sicurezza, c’è tutta la parte di firewall aziendale, protezione della rete, gestione della connettività, e anche un prodotto che si chiama Spot, che gestisce la parte hotspot per le strutture ricettive.
Il firewall aziendale è probabilmente il nostro prodotto con il maggior numero di installazioni, sia in Italia sia nel mondo. Serve a proteggere la rete aziendale dagli attacchi esterni, ma anche a proteggere le persone all’interno della rete da loro stesse: filtro contenuti, accesso a siti malevoli e così via. Le funzionalità, chiaramente, sono moltissime.

Abbiamo poi una suite chiamata Cyber 360, dedicata alla sicurezza, che va dalla gestione della rete al logging, al monitoraggio, fino a tutto ciò che serve per la cybersecurity in azienda.
Poi c’è tutta la parte di telefonia, cioè la Unified Communication, che gestisce la comunicazione aziendale interna ed esterna: chiamate in entrata, in uscita e tutto ciò che riguarda la comunicazione dell’azienda con il mondo esterno, in maniera più smart possibile, utilizzando principalmente il VoIP. In quest’area rientra la parte NetVoice.
Infine c’è la parte di collaboration, quindi cloud aziendale, email, posta elettronica, documenti, condivisione documenti, chat aziendale e tutto il resto. Insomma, ci muoviamo in una suite che copre tutto quello che serve per collaborare e comunicare tra persone.

Multi piattaforma, cloud ma non solo
Settimio Perlini:
Mettendo sul mercato soluzioni basate sul cloud, date la possibilità all’utente di accedere tramite qualsiasi strumento — tablet, smartphone o computer — e da diversi sistemi operativi. Quindi non siete legati a una singola piattaforma.
Alessio Fattorini:
Esatto. Tutto quello che facciamo è web, quindi l’accesso è completamente via web, oppure tramite app.
Ma non è soltanto cloud in senso stretto: le nostre applicazioni possono essere messe su cloud nostro, su cloud provider, on premise, su macchine virtuali. I nostri prodotti possono quindi muoversi su infrastrutture diverse. Ancora una volta, il punto centrale è la libertà: metterli dove vuoi e nel modo che ritieni più utile.
Come viene garantita la qualità e la sicurezza del codice
Settimio Perlini:
Abbiamo parlato di open source e del meccanismo con cui il codice viene sviluppato, pubblicato e reso disponibile tramite GitHub. Ma come viene gestita la qualità e la sicurezza del codice, sia quello sviluppato internamente sia quello che arriva dall’esterno?
Alessio Fattorini:
Tutto il nostro codice viene scritto dai nostri sviluppatori e c’è un sistema di review interna: il codice scritto viene verificato da altre persone del team, che si occupano delle pull request e della validazione delle modifiche.
Anche tutto ciò che arriva dall’esterno viene gestito allo stesso modo. Ci sono sviluppatori e maintainer che seguono questi contributi e si occupano di valutarli dal punto di vista della qualità e della sicurezza, prima che vengano integrati.
Noi gestiamo direttamente i nostri progetti come azienda principale, quindi possiamo centralizzare tutto questo e governarlo internamente.
La cosa interessante è che è tutto pubblico: le richieste di modifica, le review, le discussioni sulle feature, sui problemi e sulle motivazioni che stanno dietro a una scelta di sviluppo sono tutte pubbliche. Questo avviene sia su GitHub, sia all’interno della nostra community internazionale.
In pratica, chiunque può capire perché è stata fatta una certa modifica, qual era l’obiettivo, chi l’ha proposta, chi l’ha sviluppata, come è stata portata avanti. È tutto molto trasparente, e questo per noi è uno dei valori fondamentali.

Le tre community di Nethesis
Settimio Perlini:
Veniamo alla parte community, perché Nethesis si è fatta promotrice di diverse iniziative. Abbiamo parlato della relazione con gli sviluppatori e con chi contribuisce al codice, ma ci sono anche eventi e attività più ampie. Ce ne vuoi parlare?
Alessio Fattorini:
Nethesis è un’azienda un po’ particolare perché ha tre community.
La prima è quella interna, di cui ha parlato Cristian: noi viviamo l’azienda come una community, con dinamiche di dialogo, trasparenza, condivisione e collaborazione.
La seconda è la community internazionale, nata insieme al progetto open source NethServer. Avevamo bisogno di una rete di persone che ci aiutassero a sviluppare, testare, documentare, tradurre e discutere di ciò di cui il mercato aveva bisogno. È una community estremamente tecnica, in cui si parla solo inglese, e conta parecchie migliaia di persone che ogni giorno dialogano con i nostri sviluppatori.
La terza, nata più tardi, nel 2018, è la community dei nostri partner. I nostri clienti sono circa 600 aziende distribuite su tutto il territorio nazionale. Con loro parliamo in italiano, in uno spazio riservato, e ci confrontiamo su temi diversi: esperienze, casi di successo, problemi da risolvere insieme, esigenze del mercato.
Tra l’altro, con loro non parliamo solo di Nethesis: si parla di tutto quello che serve a un’azienda ICT, quindi software, hardware, cloud e molto altro. Abbiamo voluto creare uno spazio in cui potessero confrontarsi fra loro e con noi sui prodotti, sulle nuove uscite e sulle nuove funzionalità. Ed è anche uno strumento con cui noi li ascoltiamo in modo diretto.

Gli eventi con i partner e le iniziative sul territorio
Settimio Perlini:
Quindi da questa attività nascono anche iniziative ed eventi.
Alessio Fattorini:
Esatto. Abbiamo appena fatto il nostro meeting di ottobre a Rimini, che è il momento in cui incontriamo i partner: circa mille persone, tutte insieme, per raccontare chi siamo, dove vogliamo andare e stare insieme.
Durante l’anno, però, non possiamo portarli tutti continuamente nello stesso posto, quindi facciamo il contrario: andiamo noi da loro. Sono stati proprio i partner a dirci: “Veniteci a trovare dove siamo”. E così organizziamo tappe in tutta Italia.
Facciamo eventi distribuiti sul territorio, in cui incontriamo i partner, li facciamo incontrare tra loro, raccontiamo dove stiamo andando, presentiamo le novità di prodotto. Spesso lo facciamo insieme ad aziende amiche e sponsor, che vengono con noi e raccontano a loro volta i propri prodotti.
Sono giornate che organizziamo in posti belli — ville, cantine, location particolari — dove si mangia e si beve bene. Vogliamo che sia anche una bella esperienza, oltre che un momento di lavoro.

L’evento del 24 marzo a Pesaro
Settimio Perlini:
Uno di questi appuntamenti è in arrivo a breve, il 24 marzo, a Pesaro. Di cosa si tratta?
Alessio Fattorini:
Sì, il 24 marzo a Pesaro abbiamo in programma un evento rivolto alle aziende del territorio, per parlare di cybersecurity: attacchi informatici, rischi, attenzioni da avere, conseguenze concrete quando un’azienda o uno studio subisce un attacco.
Sarà un evento abbastanza divulgativo, in cui interverranno anche altri esperti, sia sul fronte privacy sia sul fronte sicurezza informatica. Ci saranno colleghi che racconteranno sia le problematiche che oggi un’azienda si trova ad affrontare, sia le possibili soluzioni, o comunque gli aspetti a cui bisogna prestare attenzione.
Noi lo facciamo perché crediamo molto nella cultura della sicurezza. Pensiamo che la sensibilizzazione su questi temi non basti mai, quindi è necessario continuare a parlarne. Sarà un incontro di circa due ore nel pomeriggio, e per noi è sempre un momento importante, perché quando andiamo a incontrare le persone vediamo che c’è molta attenzione, soprattutto quando si affrontano temi così concreti.
Settimio Perlini:
Perfetto, quindi appuntamento il 24 marzo a Pesaro, a pochi chilometri da qui. Questa volta non andate in giro per l’Italia.
Alessio Fattorini:
Esatto, questa volta giochiamo in casa.
Per conoscere da vicino Nethesis potete partire dalla home page del sito dell’Azienda.













