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L’AI di Meta può usare le tue foto di Instagram: come bloccarla

Immaginate di trovare la vostra faccia in un’immagine AI che vi mostra mentre promuovete una dieta miracolosa, partecipate a un comizio o brindate in un locale in cui non siete mai stati. E immaginate che quell’immagine possa poi essere pubblicata, condivisa e vista da chiunque.

Con Muse Image, il nuovo strumento AI di Meta, può bastare un profilo Instagram pubblico e un prompt per trasformare le vostre foto in qualcosa che non avete mai fatto né autorizzato, e potenzialmente compromettente.

È questo il punto più delicato della novità lanciata da Meta: gli utenti possono creare immagini AI partendo anche dalle foto pubbliche di altri profili Instagram e poi metterle online, a disposizione di tutti.

Le foto pubbliche diventano materiale per l’AI

Il funzionamento è semplice. Un utente può indicare un profilo Instagram pubblico e chiedere a Meta AI di creare una nuova immagine basata sui contenuti pubblicati da quell’account. Il risultato non è una normale modifica fotografica, ma una nuova immagine generata dall’intelligenza artificiale.

Il problema è evidente: una persona potrebbe apparire in una scena mai avvenuta, in un contesto imbarazzante, ambiguo o semplicemente falso. Potrebbe sembrare protagonista di una pubblicità, di un evento politico, di una festa, di un viaggio o di una situazione che non ha mai autorizzato.

Ancora più delicato è il fatto che, secondo quanto emerso, l’utente non riceve una notifica quando il suo profilo viene usato per generare immagini AI. In altre parole, qualcuno potrebbe creare un’immagine partendo dalle foto di un profilo pubblico senza che il diretto interessato lo sappia.

Meta presenta Muse Image come uno strumento creativo per realizzare inviti, grafiche personalizzate, concept visivi e contenuti da condividere. La novità rappresenta un’evoluzione di Meta AI, il chatbot arrivato anche in Europa su WhatsApp, Instagram e Messenger, che ora si arricchisce di una funzione per la generazione di immagini.

La società sostiene che gli account privati siano esclusi e che quelli degli utenti sotto i 18 anni non possano essere usati per generare immagini AI, anche se pubblici. Gli adolescenti, infine, non dovrebbero poter usare la funzione sui profili di altre persone.

Cautele che però non sono state sufficienti a mitigare preoccupazioni e critiche. La funzione tocca un tema molto sensibile: il consenso sull’uso della propria immagine personale. Ed è attiva di default per tutti i profili pubblici. In pratica l’utente non deve scegliere prima se partecipare, ma deve eventualmente accorgersi della novità e disattivarla.

Il nodo è il consenso

La novità arriva in un momento in cui cresce la pressione su tutte le piattaforme che integrano strumenti di intelligenza artificiale generativa. Il timore principale riguarda la creazione di immagini manipolate di persone reali, soprattutto senza consenso e senza notifica.

Non è la prima volta che Meta viene criticata per il rapporto tra AI e dati personali. In passato aveva già introdotto la possibilità di opporsi all’uso di post, foto e commenti per l’addestramento dell’intelligenza artificiale, dopo le polemiche sull’impiego dei contenuti pubblicati dagli utenti.

Il modello scelto da Meta è quello dell’opt-out: la funzione è disponibile e l’utente deve eventualmente disattivarla. Per molti critici, invece, una funzione così sensibile dovrebbe funzionare solo con un consenso esplicito, quindi con un modello opt-in.

Meta risponde sostenendo che esistono controlli dedicati e che i contenuti contrari agli standard della piattaforma saranno rimossi. Ma il tema resta aperto: una volta che un’immagine AI è stata generata, pubblicata o scaricata, il controllo reale da parte della persona ritratta diventa molto più difficile.

La questione si inserisce in una strategia più ampia, in cui immagini e contenuti personali diventano sempre più centrali per le funzioni AI del gruppo. Meta ha già sperimentato strumenti capaci di analizzare persino le fotografie presenti nel rullino dello smartphone, anche se non sono mai state pubblicate, altro passaggio che aveva sollevato dubbi sul confine tra comodità, automazione e controllo dei dati personali.

Come disattivare Muse Image su Instagram

In attesa di capire che cosa farà Meta sulla scia della pioggia di critiche, chi vuole impedire l’uso delle proprie immagini da parte di Muse Image può scegliere la strada più drastica: rendere privato il proprio account Instagram.

Se invece si vuole mantenere il profilo pubblico, bisogna intervenire nelle impostazioni dell’app. Il percorso indicato è questo:

Instagram > Profilo > menu con le tre linee > Impostazioni > Sharing and Reuse.

All’interno di questa sezione dovrebbe comparire la voce “Allow people to reuse your content on Instagram and with AI features at Meta”, con controlli separati per post e reel. Per bloccare l’uso dei contenuti bisogna disattivare entrambe le opzioni.

Meta precisa che questa impostazione appare solo sugli account pubblici. Chi ha già un profilo privato non dovrebbe vedere la voce, perché i contenuti risultano già esclusi dalla condivisione.

Attenzione però: la disattivazione impedisce nuove generazioni basate sui propri contenuti, ma non cancella eventuali immagini AI già create in precedenza. Inoltre l’utente non può bloccare completamente il riuso di altri elementi, come audio, testi e commenti, all’interno delle funzioni AI di Meta.

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