Senza l’Odissea non ci sarebbero un sacco di cose belle. Non ci sarebbe Dante, o per lo meno non come lo conosciamo, non ci sarebbe Joyce. Ma, estendendo il concetto a quante menti abbia illuminato quell’opera senza tempo, non sarebbero gli stessi nemmeno Borges, Kundera, Margaret Atwood, Bob Dylan, Nick Cave o Kendrick Lamar. Nemmeno noi saremmo gli stessi.
Il film di Christopher Nolan “Odissea” è un adattamento del poema omerico. Uno dei tanti, potremmo dire, perché nei secoli il mito, la sostanza di cui canta l’epica, viene rivisto e reinterpretato infinite volte da infiniti autori. Anche e soprattutto nei tempi moderni. Se siete appena usciti dalla sala di un IMAX e avete ancora negli occhi Matt Damon in balìa delle onde e dei fulmini scagliati da Poseidone, se vi è rimasta però la curiosità di leggere di più, attorno e prima (o dopo) il poema omerico, siete nel posto giusti. Scegliete e poi come al solito buona lettura.
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Odissea
Per capire il film bisogna ovviamente conoscere la storia. Ma non tutti vogliono tradurla dal greco antico o leggerla in una traduzione super-complicata. La versione “liberata” di Blackie Edizioni è molto particolare: si legge che è un piacere (grazie alla traduzione di Samuel Butler e a tutto l’apparato che la circonda) ma non tradisce il testo originale.
La casa editrice ha deciso di ripubblicare alcuni grandi classici, a modo suo. Liberati dalla falsa (e dannosa) patina di noia che li avvolge, dalla complessità dell’accademia. Per renderli alla portata di tutti i lettori, offrendo loro l’immenso piacere di scoprire questi testi grandiosi. Affrontati come le pietre miliari che sono, ma senza l’ansia di chi si approccia a totem troppo alti e incombenti.
I classici liberati di Blackie Edizioni, che partono proprio dalle epopee di Ulisse narrate da Omero, sono qualcosa di completamente nuovo, e atavico al contempo. Sono edizioni illustrate con eclettismo e originalità, che portano Ulisse in mille mondi nuovi (come se non ne avesse passate abbastanza) dai musei ai fumetti, fotoromanzi, anime o videogiochi. Hanno testi e note, ma Blackie vi promette che sono molto diverse da quelle cui siete abituati.
Odissea
Fra le mille edizioni presenti in italiano ne abbiamo scelto solo un’altra, fedele e scientificamente corretta, che non è in versi ma in prosa, senza testo greco a fronte. È l’edizione tradotta per Marsilio (e poi pubblicata da Feltrinelli) di Maria Grazia Ciani. È una delle migliori restituzioni del testo omerico, tanto che sarà la stessa traduttrice-curatrice scelta anche per l’edizione del prequel che trovate più sotto.
«La radice dell’Odissea è un albero d’olivo», ha scritto Paul Claudel. Su quest’albero radicato nella terra, Odisseo ha costruito il suo letto nuziale, al centro della casa, nel cuore del suo regno. È il perno intorno a cui ruota la sua vita, il punto di partenza che coincide con la meta. L’Odisseo di Omero è un guerriero che non ama le battaglie, un navigatore che non ama il mare. Il suo lungo viaggio di ritorno è un’avventura di dolore e di angoscia, la vera guerra è quella che combatte in patria, tra le mura della sua casa: per ricomporre gli affetti e restaurare il dominio, per poter vivere e invecchiare in prosperità e in pace.
Odissea
Certo, un’edizione a fumetto, il solito tentativo di banalizzare un capolavoro della civiltà occidentale. Ma se l’autore è Milo Manara, il giudizio non è più facile. Perché l’autore nato a Luson, in provincia di Bolzano, ha la sensibilità e la capacità espressiva per raccontare la storia omerica con originalità e serenità.
Così, trova finalmente forma un capolavoro inedito di Milo Manara, frutto di anni di studi e riflessioni, creazione di testi e illustrazioni. Il poema di Omero raccontato da un nuovo e originale punto di vista: quello di Telemaco, il figlio di Ulisse.
Il canto di Penelope
La storia di Penelope. Fedele e saggia, Penelope ha atteso per vent’anni il ritorno del marito che, dopo aver vinto la guerra di Troia, ha vagato per il Mar Mediterraneo sconfiggendo mostri e amoreggiando con ninfe, principesse e dee, facendo sfoggio di grande astuzia, coraggio, possanza e notevole fascino, guadagnandosi così una fama imperitura di eroe. E intanto che cosa faceva Penelope, chiusa in silenzio nella sua reggia?
Sappiamo che piangeva e pregava per il ritorno del marito, che cercava di tenere a bada l’impulsività del figlio adolescente, che si barcamenava per respingere le proposte dei Proci e conservare così il regno. Ma cosa le passava veramente per la testa?
Dopo essere morta e finita nell’Ade, Penelope non teme più la vendetta degli dei e desidera raccontare la verità, anche per mettere a tacere certe voci spiacevoli che ha sentito sul suo conto. La sua versione della storia è ricca di colpi di scena, dipana dubbi antichi e suggerisce nuovi interrogativi, mettendo in luce la sua natura tormentata, in contrasto con la sua abituale immagine di equilibrio e pacatezza.
L’autrice di culto Margaret Atwood, con la sua scrittura poetica, ironica e anticonvenzionale, dà voce a un personaggio femminile di grande fascino, protagonista di uno dei racconti più amati della Storia occidentale.
La morte di Penelope
Come abbiamo visto prima, per l’edizione “seria” dell’Odissea abbiamo scelto la traduzione in prosa di Maria Grazia Ciani (anche perché comprimere la poesia omerica in versi ritmati italiani che non vengono cantati ma letti avrebbe poco senso, a nostro avviso). Ciani ha fatto molto e scritto molto, non solo come classicista, ma grazie anche alla sua carriera come docente di greco antico. Come in questo bellissimo romanzo breve.
La storia si svolge a Itaca, il tempo è quello del mito; ogni notte la tela, come una quinta teatrale, unisce e separa, incessantemente. Più ossessione che pazienza. Tre personaggi si muovono in questo romanzo breve e intenso di Maria Grazia Ciani: Penelope, Antinoo e Ulisse. Non ombre, ma corpi. Corpi che esitano. Penelope è rimasta, Antinoo è arrivato, Ulisse è tornato. Penelope l’ha aspettato.
Ma l’attesa, più che un tempo, si è rivelata uno spazio, e lo spazio è stato occupato da Antinoo, principe e pretendente. Che cosa succede quando l’ospite si sostituisce all’atteso? Che cosa accade ai miti, a Penelope e Ulisse, e a noi?
Dell’uomo Ulisse sappiamo molto, della donna Penelope – che se ne sta, impenetrabile e irraggiungibile, a guardia della fedeltà coniugale – assai meno. Eppure, quando Ulisse parte, lei non ha nemmeno vent’anni, e come tutti, a un certo punto, dovrà pure aver cercato un sorriso.
Con una scrittura nitida, esatta e sensuale, riprendendo e ampliando una versione narrata da Apollodoro, Maria Grazia Ciani, grecista e traduttrice dell’Odissea, ci regala una Penelope inedita e segreta, attraverso il volto, i gesti e il desiderio di una delle figure più celebri e affascinanti della mitologia.
Circe
Un libro straordinario, da anni fra i più venduti nel mondo. Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica.
Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi.
Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l’ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l’astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope.
Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell’Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov’è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare. Poggiando su una solida conoscenza delle fonti e su una profonda comprensione dello spirito greco, Madeline Miller fa rivivere una delle figure più conturbanti del mito e ci regala uno sguardo originale sulle grandi storie dell’antichità.
Gli eroi della guerra di Troia. Elena, Ulisse, Achille e gli altri
Ma chi erano i protagonisti dei poemi del ciclo omerico? Ce lo spiega Giorgio Ieranò con un lavoro attento di divulgazione.
La domanda è semplice: chi erano davvero gli eroi e le eroine della guerra di Troia? Quali sono le storie più autentiche e segrete delle figure cantate nell’Iliade e nell’Odissea?
Questo libro racconta in modo nuovo i protagonisti della grande epopea omerica che tutti abbiamo studiato a scuola. Ma racconta anche quello che Omero non dice, scavando nella miniera di leggende, spesso frammentarie ed enigmatiche, che gli antichi ci hanno lasciato. Così, intorno agli amori di Achille, agli inganni di Ulisse, alle avventure favolose di Elena, rinasce tutta una costellazione di eroi perduti.
Omero. Nausicaa e l’idillio mancato
Affidiamo sempre a Giorgio Ieranò anche il racconto di un’altra storia, un episodio dell’Odissea estremamente delicato, che Nolan ha deciso di non non far comparire nel suo adattamento per il grande schermo.
Tra i Feaci simili agli dei è arrivato quest’uomo. Se solo potesse essere chiamato mio sposo, se si fermasse qui ad abitare, se gli piacesse restare in questo luogo. Una principessa incontra un naufrago sulle spiagge di un regno lontano.
L’uomo venuto dal mare è Odisseo, re di Itaca: ha conquistato città, guidato eserciti, sfidato mostri e tempeste, conosce parole che sanno convincere la mente degli uomini e sedurre il cuore delle donne. Nel VI canto dell’Odissea incontra Nausicaa, figura femminile diversa da tutte le altre: non una dea o una maga, come Calipso e Circe; non sposa e madre, come la paziente Penelope. Ma un’adolescente nel cui carattere si alternano innocenza e desiderio, ingenuità e malizia.
Nausicaa abita la terra dei Feaci, un reame misterioso e felice, dove l’utopia confina con il sogno. Tra lei e Odisseo nasce un dialogo intessuto di ambiguità, da cui traspare la promessa di un futuro destinato a non realizzarsi. Così queste pagine, tra le più lievi e indecifrabili di tutto il poema, sono anche il racconto di un idillio mancato.
Iliade
Il prequel dell’Odissea: la grande guerra da cui è nato tutto, nella versione. Come primo dei nostri fuori sacco senza i quali non potrebbe esserci una lista dei migliori di Macity come non giocare sulla categoria moderna di prequel e sequel? Ovviamente è uno scherzo, perché tutti sappiamo cosa sia l’Iliade, cioè gli ultimi 51 giorni dell’assedio di Troia (Ilio) da parte degli achei, cioè dei greci. Sappiamo anche com’è andata a finire, ovviamente, e che ruolo ha avuto il multiforme Ulisse/Odisseo.
Un mondo in cui la morte è evento dominante viene inondato di luce metafisica e fissato nell’immagine crudele di una forma perfetta e priva d’ombra. È il mondo perduto degli eroi, la privilegiata arena dei campioni, l’universo aristocratico dei principi: murato nelle sue leggi inesorabili, segnato da un tempo limpido e breve, bruciato dall’eccesso di splendore.
Roberto Calasso lo ha paragonato a un «immane masso abbandonato nella pianura»; un masso che pesa su tutto l’immaginario greco, un universo pietrificato che proietta sull’Occidente innumerevoli figure carismatiche – Elena e Achille, Ettore e Andromaca, Priamo ed Ecuba, Patroclo, Paride, Odisseo, Aiace, Agamennone, Diomede: spesso richiamate dal loro poetico Valhalla per diventare materia di dissertazione di aneddoto di dramma di leggenda, ma pronte a rientrare nel loro ambito di privilegio e preclusione per riassumere, insieme al ruolo archetipico ed emblematico, il duplice volto dell’enigma.
Nulla prima dell’Iliade, tutto dopo l’Iliade. Leggere questo poema significa ritrovare chiavi segrete, spesso dimenticate, che aprono mille porte: tutti gli aspetti di una grande civiltà hanno qui – e qui soltanto – le loro radici profonde.
Iliade
Chiudiamo il trittico ideale delle traduzioni: una per le edizioni di Blackie con la sua ambizione di “liberare” il testo classico dalla pesantezza dell’apparato critico e scientifico, l’altra di Marsilio-Feltrinelli, che propone qui la traduzione di Mario Ramous.
È la storia del viaggio di Enea, novello Odisseo, per fondare sui lidi italici una nuova Troia. E, al di là del racconto mitico, una società, la società romana impegnata a ricostruire una sua identità dopo le lacerazioni delle guerre civili sotto la guida di Augusto, il principe restauratore, il garante della pace.
L’Eneide è il poema epico-storico che celebra, nel nome di Enea, Roma e la casa di Augusto, i principi e i valori della tradizione romana. Ma è anche, come l’Iliade e come l’Odissea a cui si ispira, un poema universale che parla alla coscienza e alla sensibilità di tutti gli uomini attraverso i temi immortali del suo canto: la violenza e la pietà, l’eroismo e la gloria, il dovere e il destino. Un’opera di altissima poesia, un modello per tutta la cultura occidentale.
Eneide
Se fosse un colossal di Hollywood, magari della Marvel, alla fine del film di Christopher Nolan apparirebbe la scritta “Elena ritorna nell’Eneide!”. Ecco, per fortuna non è così. Ma l’Eneide è, a tutti gli effetti, un sequel del dittico di poemi epici greci, scritto da Virgilio in epoca romana anche per celebrare non solo la grandezza di Roma, fondata dal troiano fuggiasco Enea, ma del suo princeps, l’imperatore Augusto.
Ve ne proponiamo due edizioni diverse. La prima è quella “liberata” da Blackie Edizioni. Un’edizione estremamente curata, pensata per esaltare il piacere della lettura: un viaggio tra guerre, amori, destini e fondazioni, dove la potenza della narrazione si sposa con la bellezza delle immagini a colori. La versione in prosa di questo poema epico è arricchita da illustrazioni esclusive dello stesso artista che ha dato vita alle avventure di Ulisse e Achille. Con un’introduzione di Daniel Mendelsohn.
Lavinia
E, visto che parliamo di Eneide, ci regaliamo il quarto e ultimo fuori sacco che rende davvero speciale questa lista dei migliori libri di Macity. Un fuori sacco dedicato a Lavinia, la moglie di Enea, scritto da un’autrice di tutto rispetto.
Unica figlia del re latino, la giovane Lavinia è corteggiata da Turno, re dei Rutuli. Il suo destino però è quello di sposare il principe esule venuto dall’Oriente, Enea, e da lui generare una stirpe che governerà il mondo. Un legame da cui nascerà un impero, ma al prezzo di un conflitto sanguinoso. Nonostante sia un personaggio cruciale nell’Eneide, in tutto il poema Lavinia non pronuncia una sola parola.
Duemila anni dopo, finalmente Ursula Le Guin restituisce la voce alla principessa italica. Prendendo in mano la propria sorte, la giovane svela ciò che Virgilio ha taciuto: la storia della sua vita, l’amore della sua vita. Lavinia è una rilettura attuale ed emozionante degli ultimi sei libri dell’Eneide: un romanzo di austera bellezza che, come la migliore epica classica, parla di guerra e di passioni, intessendo un racconto ricco di dettagli e immaginazione, premiato con il Locus nel 2009.
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