La pagina stampata ci affascina. L’invenzione della lettura, e quindi del testo e poi del libro, è alla base del nostro successo come specie, non solo di alcune culture umane. Eppure, il libro, l’invenzione migliore che abbiamo mai prodotto, è da sempre considerata anche non solo a rischio ma quasi secondaria, scontata, accessoria.
Questa lista dei migliori libri di Macity invece vuole fare un piccolo salto nel mondo del libro per aggiornarci su tre aspetti diversi: a che punto è lo studio sul libro inteso come manufatto culturale, come sta evolvendo il libro e infine se il libro è destinato a scomparire oppure no per colpa dell’intelligenza artificiale e, più in generale, del digitale. Buona lettura.
Qui trovate tutti gli articoli con i Migliori libri di Macity raccolti in un’unica pagina.
Non sperate di liberarvi dei libri
Ci siamo, siamo arrivati alla fine dei libri. Oppure no. Siamo tutt’altro che alla fine della pagina stampata. Ecco un libro sui libri, una conversazione divertita e divertente, un’appassionata passeggiata lungo duemila anni di storia del libro, attraverso una discussione contemporaneamente erudita e ironica, colta e personale, filosofica e aneddotica.
Dalle ragioni per cui una certa epoca genera capolavori al modo in cui funzionano la memoria e la classificazione di una biblioteca, dall’elogio di certe forme di stupidità e leggerezza all’analisi della passione del collezionista.
Umberto Eco, insieme a uno degli sceneggiatori più importanti del ’900, Jean-Claude Carrière, entrambi instancabili bibliofili, risponde con questo volume a chi osa solo immaginare la morte del libro: un’ipotesi impossibile, una minaccia inattuale.
La memoria vegetale e altri scritti di bibliofilia
Torna per assonanza anche quest’altro libro di Umberto Eco, fondamentale.
Scrive il grande bibliofilo: “Abbiamo una memoria organica, registrata, custodita ed elaborata dal nostro cervello, e sin dalle origini l’uomo si è affidato a una memoria minerale, incidendo pietre o tavolette d’argilla ― sino alla memoria di silicio dei nostri computer attuali. Accanto a queste due memorie si è sviluppata una memoria vegetale, dai papiri sino alla carta di stracci e alla carta tratta dal legno che si usa ai giorni nostri. Ed esempio principe di memoria vegetale è il libro, l’amore del quale si chiama bibliofilia”.
Continua Eco: “Che cosa vuole dire collezionare libri, antichi o in ogni caso di pregio? Il bibliofilo vive un piacere solitario perché, se raccogliesse porcellane cinesi, le terrebbe nel soggiorno e i visitatori ne rimarrebbero estasiati, mentre non sa mai per chi tirar fuori da scaffali segreti i propri esemplari più preziosi. I non bibliofili non capiscono perché un libercolo secentesco in dodicesimo, dai fogli arrossati, possa rappresentare l’orgoglio di chi è l’unico ad averne l’ultima copia ancora in circolazione”.
Continua: “E se apprezzano un incunabolo dalle pagine ancora bianche e crocchianti, splendidamente miniato o rubricato, ne sfogliano alcune pagine ma non sono sensibili alla storia che quel libro narra, talora attraverso i suoi pochi segni di usura o le annotazioni manoscritte a margine, di pari antichità. Gli scritti di questo libro sono usciti in varie occasioni e dedicati ai bibliofili”.
Prosegue Eco: “Ma, tranne forse il saggio sulla Hanau 1609 (ormai entrato in tutte le bibliografie specializzate, e la cui lettura richiede gusto antiquario, passione filologica e profondo amore per il libro antico), gli altri sono stati scritti anche per sedurre, o almeno liberare da tanti complessi, anche i non bibliofili, o i bibliofili futuri, o i bibliofili che s’ignorano”.
Conclude Eco: “I quali saranno trascinati dalle visitazioni di classici come Kircher, dagli elenchi di bibliofili folli, di ladri compulsivi di libri o di biblioclasti (coloro che i libri li distruggono, li bruciano, li censurano), da una serie di variazioni fantascientifiche sui libri di ieri e di domani, e da tante altre esplorazioni vagabonde di sterminate biblioteche vere o immaginarie.”
Come leggere – Carta, schermo o audio?
E se effettivamente ci fosse qualcosa che non abbiamo capito su come sta evolvendo la lettura? Chi potrebbe spiegarcelo?
Il tema è di grande attualità. Ora più che mai è necessario capire in che modo il mezzo di lettura influenza l’apprendimento, e quali strategie ci servono per leggere in modo efficace su tutti i formati.
In questo saggio Naomi Baron attinge a un vasto patrimonio di conoscenze per spiegarci le differenze nel modo in cui ci concentriamo, comprendiamo e memorizziamo con i vari mezzi a disposizione. Invece di parteggiare per un formato o per l’altro, ci spiega come leggiamo e impariamo con i diversi strumenti, aprendo nuove prospettive per la lettura.
Il libro combina in modo efficace le conclusioni delle ricerche scientifiche e le applicazioni pratiche, offrendo esempi concreti di metodi per favorire l’apprendimento con la carta stampata, il testo digitale, l’audio e il video. Dato che gli schermi e l’audio sono ormai strumenti di lettura validi e affermati, dobbiamo riflettere su come aiutare i lettori di ogni livello a usarli in modo più consapevole. Questo libro ci mostra come farlo.
Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge
Approfondiamo il concetto di lettura e cosa ci sa dire la scienza al riguardo. Non siamo nati per leggere, ma siamo dotati di un cervello straordinariamente plastico. Così apprendiamo dalla storia e dalla scienza del cervello che legge, raccontate da Maryanne Wolf in questo lucido e appassionato saggio, dove si intrecciano riferimenti a discipline diverse quali neuroscienza, linguistica, psicologia, storia e pedagogia.
La lettura, mostra la Wolf, non è un’attitudine naturale dell’uomo, ma una sua invenzione, forse la più geniale, che risale a 6000 anni fa in Mesopotamia, con la scrittura cuneiforme dei Sumeri. Ottimo esempio di architettura aperta, per imparare a leggere, il cervello umano ha dovuto, e ancora oggi ogni volta deve daccapo, creare sofisticati collegamenti tra strutture e circuiti neuronali in origine preposti ad altri più basilari processi, come la vista e la lingua parlata.
Il cervello riplasmato in modo nuovo dalla lettura ha così consentito la formazione di un sapere non più improntato alla ripetitività tipica delle culture orali, ma caratterizzato dall’accumulo, creativo e vertiginosamente efficace, di sempre nuove conoscenze. Al livello sia biologico sia intellettuale, la lettura permette alla specie umana di oltrepassare l’informazione già data per produrre innumerevoli e meravigliosi nuovi pensieri.
La cultura così come ora la conosciamo è figlia del cervello che legge. Ma oggi, con l’avvento della cultura digitale e il suo privilegiare l’immagine rispetto alla scrittura, ci troviamo, come 6000 anni fa, nel mezzo di una transizione di portata epocale, un cambiamento di paradigma che sta riorganizzando secondo nuovi parametri il cervello delle nuove generazioni, i nativi digitali.
Questo passaggio di civiltà fa sorgere domande inedite: quali perdite e guadagni riserva il domani ai tanti giovani che hanno in larga misura sostituito al libro la caleidoscopica cultura di internet, con la sua informazione sovrabbondante e la sua attenzione intermittente? La rapida, quasi istantanea, presentazione di un contenuto informativo digitale può pregiudicare il decantarsi di un sapere più profondo, che necessita di tempi più lunghi? È possibile che la capacità delle prossime generazioni di ricavare intuizioni, gioia, dolore, saggezza da un libro andrà a diminuire in misura significativa?
In sintesi, la questione è se i nostri figli stanno disaffezionandosi al cuore stesso del processo della lettura: andare oltre il testo, pensando con la loro testa, per pensare a sé. Ambizioso e stimolante, avveduto e ben fondato, questo libro fornisce strumenti preziosi per interpretare questa complessa transizione, così che quell’irrinunciabile acquisizione della specie umana che è la lettura possa integrarsi col nuovo che verrà, grazie, ancora una volta, alla prodigiosa duttilità del cervello umano.
Neuropsicologia della lettura. Un’introduzione per chi studia, insegna o è solo curioso
Già, ma cosa succede a chi legge? Se lo è chiesto Davide Crepaldi. Mentre leggiamo siamo in grado di identificare e comprendere più di 300 parole al minuto. E con un solo colpo d’occhio possiamo riconoscere 15 lettere in meno di un quarto di secondo.
Che cosa ci rende così abili e veloci? E quale futuro ha la lettura nel mondo digitale? Il libro esplora l’incredibile sistema di meccanismi che il cervello mette in atto quando incontra una parola scritta: “smonta la macchinetta” per renderla accessibile anche a chi non fa il neuroscienziato di professione ma tutti i giorni si confronta con il miracolo della lettura (insegnanti, genitori, operatori sanitari).
E infine affronta due temi di grande attualità: le differenze tra la lettura su carta e su schermo e il problema della dislessia.
I neuroni della lettura
Un altro libro che si ponte il problema dei problemi: cosa vuol dire leggere? Come impara a leggere il nostro cervello da primate? Esistono metodi di lettura migliori di altri? E poi, utilizziamo le stesse aree corticali quando leggiamo l’italiano, l’arabo o il cinese?
Stanislas Dehaene ci mostra come per rispondere a tali domande occorra dar vita a una scienza della lettura del tutto nuova, in grado di combinare quello che le neuroimmagini ci dicono sui circuiti corticali sottesi all’elaborazione di grafemi e fonemi con quello che la psicologia ci insegna sui meccanismi cognitivi legati all’arte del leggere.
Veniamo così a sapere che nel corso dell’acquisizione della lettura i nostri circuiti corticali originariamente destinati al riconoscimento degli oggetti si sono “riciclati” per decifrare caratteri dalle più diverse dimensioni e fogge e che questa conversione è stata lenta, parziale e non priva di difficoltà, come mostrano i ripetuti scacchi cui vanno incontro i bambini (e non solo…).
Tale scienza della lettura, però, ha un valore non solo teorico, ma anche pratico, in vista soprattutto di una nuova pedagogia capace di introdurre nel variegato mondo della scuola le conquiste più recenti delle neuroscienze.
Lettore, vieni a casa. Il cervello che legge in un mondo digitale
E torniamo al problema dei problemi: il libro sta per essere cancellato? O forse no? Siamo sulla soglia di una transizione senza precedenti, che riguarda quell’incredibile conquista umana che è il cervello che legge. La riflessione sui cambiamenti indotti nella lettura dall’immersione nel mondo digitale già da qualche tempo sta impegnando gli studiosi più attenti.
Ma il tassello che qui aggiunge Maryanne Wolf, che dell’analisi dei meccanismi della lettura ha fatto l’oggetto della sua attività di neuroscienziata e la passione della sua vita, è davvero originale. Anzitutto per il modo in cui ha scelto di parlarcene: sotto forma di lettere in cui si rivolge al ‘Lettore’ come a un amico,cercando la semplicità nelle spiegazioni scientifiche, la vicinanza del racconto personale, il calore dell’invito a riprendere il proprio posto nella casa confortevole e insieme avventurosa della lettura, dove ritrovare se stessi e gli altri.
E poi per lo sguardo particolare della sua analisi, che ci mostra, grazie ai progressi delle neuroscienze, il modo in cui quel capolavoro di adattabilità che è il cervello risponde agli stimoli del mondo digitale: alterando le connessioni neuronali che aveva magistralmente costruito per la lettura su carta, profonda e intensa, e sviluppandone altre più adatte a fronteggiare la continua ed esuberante offerta di contenuti da parte degli strumenti digitali. Qual è la posta in gioco di questo cambiamento?
Si guadagna di certo quanto ad aumento dell’informazione, accesso universale al sapere, sviluppo delle relazioni sociali, ma si possono irrimediabilmente perdere qualità umane fondamentali come il pensiero critico, l’immaginazione creativa, l’introspezione, l’empatia, cioè la capacità di assumere la prospettiva e le emozioni degli altri. Tutte qualità stimolate proprio dall’apprendimento della lettura profonda e che, se ci pensiamo, hanno un impatto civile e politico fortissimo: un atto ‘privato’ e ‘solitario’ come la lettura, ci sorprende Maryanne Wolf, ha implicazioni sulla vita democratica condivisa.
Si tratta allora non di guardare con nostalgia al passato, ma di creare le condizioni per una nuova mente – quella dei nostri figli e dei figli dei nostri figli, il cui cervello impara a leggere proprio in quest’ambiente profondamente mutato – capace di integrare la preziosa eredità della cultura analogica con l’innovazione digitale.
È tutta aperta la sfida del cambiamento. A noi il compito di orientarla, consapevoli che ne va non solo dell’intero edificio della cultura come l’abbiamo conosciuto finora, della scuola e dell’educazione, ma anche degli aspetti più profondi della stessa esperienza umana.
Il lettore infinito. Educare alla lettura tra ragioni ed emozioni
L’importanza di imparare a leggere. Ma non è finita qui: bisogna poi andare avanti. Che cosa può trasformare un lettore restio in un lettore senza pregiudizi? Un lettore principiante in un forte lettore? Come possiamo trasformare il cerchio ripetitivo della lettura in una spirale senza fine in grado di condurci nel multiforme universo della letteratura?
Quali azioni, quali strategie possono mettere in atto insegnanti, bibliotecari e genitori per rendere la lettura possibile e formare lettori appassionati e competenti? Aidan Chambers ci accompagna attraverso il processo infinito di educazione dei giovani lettori, nella convinzione che la letteratura sia uno strumento irrinunciabile di libertà e di crescita delle identità e che impareremo ad amarla solamente se potremo contare sull’aiuto di adulti consapevoli capaci di guidarci in questa esplorazione.
Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie
Non potrebbe essere una lista dei migliori libri di Macity se non ci fossero due fuori sacco. E il primo è clamoroso: torna Gianni Rodari con il suo libro classico e fondamentale.
È Rodari stesso a definire l’intento di questo libro divenuto ormai un classico: parlare dei processi della fantasia e delle regole della creazione per renderne l’uso accessibile a tutti. L’autore non consegna però un ricettario per costruire storie, ma offre materia prima, idee, occasioni, riflessioni utiIissime per superare la muraglia della routine scolastica e per riconoscere il ruolo fondamentale della creatività all’interno del processo educativo.
Il favoloso Gianni conferma con semplicità, passione e profonda cultura la carica liberatoria della parola, il valore dell’immaginazione, il ruolo educativo della fantasia.
Come ho scritto un libro per caso
Secondo fuori sacco senza il quale la lista dei migliori libri di Macity non sarebbe tale. E che fuori sacco. Katinka ha tredici anni e vorrebbe essere una scrittrice. Le storie le si affollano in testa, ma non sa come metterle su carta. Finalmente trova il coraggio di chiedere alla sua vicina di casa, Lidwien, che è un’autrice famosa, di darle lezioni di scrittura.
Mentre si occupano del giardino, tagliano l’erba, riordinano, Lidwien suggerisce a Katinka come riuscire a trovare il suo stile, cosa scrivere e cosa non esplicitare.
E Katinka comincia a scrivere. Scrive di suo padre, della sua nuova fidanzata, scrive di sé e riesce finalmente a esprimere quanto le manchi la mamma che è morta quando lei aveva solo tre anni. Ed è così che Katinka, imparando a osservare se stessa e gli altri come personaggi di un romanzo, si ritrova per caso ad aver scritto un libro.
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