Il presente ha un difetto: si crede unico. Ogni crisi sembra senza precedenti, ogni trasformazione definitiva, ogni frattura irreparabile. E invece quasi tutto ciò che ci appare nuovo ha una genealogia. Le tensioni tra potenze, la fragilità delle democrazie, la concentrazione del potere economico, la paura dell’insicurezza, l’ansia collettiva, la promessa di libertà che si rovescia in dipendenza: sono fenomeni che hanno radici profonde. Per capirli non basta l’analisi dell’attualità. Serve uno sguardo lungo.
Leggere storia oggi non significa rifugiarsi nel passato, ma imparare a leggere il presente con più strumenti. Non per cercare rassicurazioni, ma per riconoscere continuità, rotture, illusioni ricorrenti. Questa selezione raccoglie saggi che attraversano epoche diverse, dall’antichità classica alla geopolitica contemporanea, e mostrano come le grandi categorie con cui interpretiamo il mondo (Europa, democrazia, capitalismo, guerra, modernità) siano costruzioni storiche. E dunque, in parte, modificabili. Buona lettura.
Qui trovate tutti gli articoli con i Migliori libri di Macity raccolti in un’unica pagina.
L’invenzione di un continente: L’Europa dalla Lega di Delo alla Prussia di Bismarck
Coppia di eccellenza: Franco Cardini (uno dei più importanti storici italiani) e Sergio Valzania (autore e sceneggiatore) raccontano una storia fondamentale della quale praticamente nessuno di noi conosce niente: l’invenzione di quella che chiamiamo casa.
Perché è fondamentale? Perché se oggi, anziché tentare di ricostruire l’Europa, la si dovesse reinventare? Per farlo è importante sapere quante volte, nel corso della storia, questo progetto è stato immaginato e rimodellato. Sapere dove e quando nasce l’idea di un continente unito da un destino comune.
L’Europa, una delle aree più ricche e culturalmente vivaci del mondo, fatica a parlare con una voce sola, ad agire come soggetto autonomo in un mondo globale e competitivo. Eppure, l’idea di unità europea ha una storia lunga, complessa e costellata di tentativi, sogni e fallimenti.
Franco Cardini e Sergio Valzania ripercorrono con rigore e chiarezza i momenti cruciali in cui si è cercato di arrivare a una coesione politica e culturale del continente. Si parte dalla Lega di Delo e dall’eredità della Grecia classica, si attraversano la stagione aurea dell’impero romano, la renovatio imperii di Carlo Magno e la visione universalistica di Carlo V, fino ad arrivare al progetto napoleonico e all’unificazione tedesca guidata da Bismarck.
Ogni tentativo rivela tensioni, potenzialità, ma anche limiti e contraddizioni: differenze linguistiche, religiose e geopolitiche che hanno reso l’unità un obiettivo sempre sfuggente. Questo libro non racconta semplicemente ciò che è stato, ma interroga il presente attraverso il passato.
I percorsi iniziati e interrotti, le ambizioni incompiute, le visioni sfumate nel tempo: tutto contribuisce a delineare i contorni di una possibilità ancora viva, di un’Europa che va reinventata come patria di cittadini liberi, e non solo come spazio condiviso. Un’indagine lucida che, animata da una forte passione civile, permette di comprendere come il sogno europeo si sia formato, e perché oggi più che mai valga la pena di tornare a interrogarlo.
Capitalismo feudale. Come liberismo e tecnocrazia hanno riportato indietro le lancette della storia
C’è una parola che torna sistematicamente: feudalesimo. L’epoca del passato o quella in cui stiamo vivendo? Se lo chiede Roberto Seghetti, e le risposte non vi piaceranno.
I diritti non sono più uguali per tutti. I doveri sono in carico solo a chi non può eluderli. Si diffonde l’idea che i vincenti del capitalismo siano “uomini diversi, superiori, a cui i più deboli si devono affidare per essere meglio governati e protetti, secondo una logica feudale. Il mondo nuovo cui siamo approdati
Altrimondi. Lezioni dal passato per sopravvivere alla Storia
Federico Campagna ci propone un’idea provocatoria ma, se lo ascoltate, decisamente sensata.
La fine del mondo è già avvenuta. Più volte. Ma qualcuno è sempre sopravvissuto. Quando la Storia decreta la fine di una civiltà e tutto ciò che era familiare si disintegra, resta una sola domanda: dove fuggire, se il futuro è ormai alle nostre spalle?
Per millenni, i popoli del Mediterraneo hanno custodito una sapienza segreta su come attraversare le apocalissi. Hanno coltivato l’arte di emigrare nello spazio, nell’immaginazione, nel simbolo. Hanno imparato a disertare i mondi in rovina e a cercare luoghi in cui ricominciare. Federico Campagna ricostruisce l’epica di queste rotte invisibili, raccontando un’altra geografia del possibile.
Per millenni i popoli del Mediterraneo hanno affrontato guerre, persecuzioni e catastrofi naturali: tante piccole apocalissi. Ma ogni volta che il loro mondo veniva distrutto, sapevano migrare verso un «altrove» dove vivere fosse di nuovo possibile.
Si spostavano da costa a costa, come i migranti di oggi alla ricerca di un futuro migliore, ma soprattutto viaggiavano con l’immaginazione al di là dei confini tracciati dalla Storia. Osavano spingersi verso quel luogo invisibile dove non smettono mai di nascere nuove concezioni del mondo e della vita.
Questo libro segue i loro viaggi, partendo dalle battaglie cosmiche con cui gli dèi e gli eroi mesopotamici ed egizi diedero avvio alla creazione dell’universo. Supera i confini orientali della Persia, lungo lo strano percorso tracciato dal personaggio di Alessandro Magno nelle storie dei cantori popolari.
Attraversa i secoli tumultuosi della Tarda Antichità in compagnia di mistici e visionari, avventurandosi nel tempo dell’ascesa dell’Islam e delle crociate. Solca le onde che furono testimoni delle avventure di migliaia di corsari, pirati e schiavi nella prima Modernità, per poi approdare tra i sogni e le tragedie del XX secolo. E si conclude sulle coste del Mediterraneo dei giorni nostri, dove il resto di questa storia si sta ancora scrivendo.
Modernità esplosiva: Il disagio della civiltà delle emozioni
Una straordinaria analisi fatta da Eva Illouz. Il presente ci spaventa perché appare tanto incomprensibile quanto ansiogeno. Caduti i vecchi modelli di spiegazione del mondo, sembra che l’unico filtro tra noi e la realtà siano le emozioni.
Spoiler: non finirà bene.
Benvenuti nel tempo della modernità esplosiva. Perché sono così infelice? Perché le app di dating mi creano ansia? Perché la paura di fallire può tenermi chiuso in casa per mesi? Perché, se la sera incrocio delle persone nere, cambio marciapiede? Perché la politica mi fa così arrabbiare?
Viviamo nel tempo della modernità esplosiva, un tempo in cui siamo quotidianamente sottoposti a una pressione emotiva così forte da renderci bombe a orologeria sempre sul punto di deflagrare. Le nostre esistenze sono abitate da tensioni e contraddizioni insanabili che nascono dal costante conflitto tra una società che ci promette libertà, autorealizzazione, godimento e un futuro – individuale e collettivo – che invece ha un aspetto tutt’altro che roseo.
Tramontato il tempo della «modernità liquida», Eva Illouz ci guida nei meandri del disagio di questa nostra nuova, minacciosa, inquieta «modernità esplosiva», servendosi della letteratura, da Annie Ernaux a Madame Bovary, passando per Ishiguro: le storie come punti nevralgici in cui il sociale e l’individuale s’intersecano. E costruendo così un vero e proprio atlante con cui orientarsi nella confusione di un presente che non riusciamo più a comprendere.
C’era una volta in Italia. Gli anni Ottanta
Enrico Deaglio e il suo sodale, Ivan Carozzi, tracciano un altro dei capitoli storici che stanno definendo la conoscenza popolare di quella parte della storia che non entra nei programmi ministeriali.
Gli anni ottanta cominciano con un boato. Alla stazione di Bologna, il 2 agosto, ottantacinque persone muoiono sotto le macerie. È l’inizio di un decennio che si apre con una strage e si chiude con un muro che crolla e segna la fine del Novecento. In mezzo ci sono le guerre di mafia, camorra e ’ndrangheta, P2 e fascisti.
Al Sud si uccide con ferocia, mentre il paese, spensierato, non bada agli spari e cambia pelle: smette di credere nella politica e comincia a credere nella televisione, il “popolo” diventa “audience” e il successo individuale dà forma a un nuovo codice morale.
Il Nord prospera e il Sud disperato sta per diventare un narcostato. Ci sono gli assassinii di Piersanti Mattarella, di Pio La Torre, di Walter Tobagi, di Carlo Alberto Dalla Chiesa, ma anche la morte di un bambino di nome Alfredo; ci sono l’ascesa di Cutolo e di Riina e la voce ferma di Giovanni Falcone, un uomo solo, il grande eroe riluttante.
Ci sono i funerali di Berlinguer e un’Italia commossa e commovente nel dargli l’addio, e poi Bettino Craxi e la Milano da bere, i fagioli di Raffaella Carrà e i giovani milanesi ghiotti di hamburger, mentre un enigmatico Cossiga diventa presidente della Repubblica e ci lasciano Italo Calvino, Primo Levi e Leonardo Sciascia.
Ci sono il calcio più bello di sempre, con i Mondiali spagnoli dell’82, Maradona e lo scudetto del Napoli, la nevicata del secolo, le notti di Renzo Arbore, il “Ti spiezzo in due” del pugile russo Ivan Drago, l’alba del Pc, i nuovi cavalieri del capitalismo – Benetton, Gardini, De Benedetti e Berlusconi: l’Italia che si riscopre moderna e cinica, affamata di successo e di status. Un’euforia diffusa convive con un gigantesco e inedito esperimento criminale che marchia a fuoco il decennio.
In Sicilia lo Stato sembra assente, i magistrati vengono ammazzati, la mafia entra in Borsa e il Sud si fa laboratorio di un capitalismo delinquenziale che invaderà il paese. E ci sono tanti morti. Più di diecimila. È la “guerra civile che non si volle vedere”.
Enrico Deaglio e Ivan Carozzi raccontano questi dieci anni come un grande romanzo civile, costruito attraverso cronache, voci, immagini, fatti, sogni, mode e paure. Una narrazione corale in cui la Storia entra nelle case con il telegiornale e la pubblicità, con le stragi e con la musica.
La democrazia. Storia di un’ideologia
Lo storico e filologo classico Luciano Canfora, uno dei nostri “tesori nazionali”, non è solo uno dei più fini conoscitori e osservatori del passato remoto, ma anche un attento critico del presente e del futuro prossimo. Mettendo in luce le contraddizioni del tempo presente e soprattutto del pensiero presente.
Quando crollò il cosiddetto “socialismo reale”, Gabriel García Márquez lanciò un allarme. Paventò lo sprigionarsi di un “fondamentalismo democratico”, fondato sul presupposto che ciò che non è come noi è “il male”.
Gli effetti di tale svolta, impressa al pianeta, sono sotto i nostri occhi. Ma il fenomeno viene da molto lontano: si tratta dell’esito deludente della grande speranza, durata secoli, di portare le società umane ad inverare la democrazia. Questo libro racconta questa storia.
Capitalismo di guerra. Perché viviamo già dentro un conflitto globale permanente (e come uscirne)
La verità dietro al tempo presente. La guerra è entrata nella nostra vita, sebbene i media parlino ancora solo di lontane minacce e di rischi potenziali. Questo libro mostra come un conflitto, di tutti contro tutti, sia in realtà già da tempo in corso. E sia molto più vicino a noi di quanto si creda.
Un contratto di acquisizione concluso nel 2024 tra due delle principali società italiane contiene una clausola che consente il recesso qualora dovesse scoppiare un conflitto che coinvolga l’Italia. Non era mai successo prima.
Fino a poco tempo fa, nell’Unione europea clausole simili sarebbero state impensabili. Non è che l’ultimo passo di un fenomeno che viene da lontano. Numerose battaglie economiche, non solo tra competitor strategici come Usa e Cina, ma anche tra alleati come Stati Uniti e Unione europea, potrebbero rapidamente degenerare. Non accadeva dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Le grandi potenze rivaleggiano per preservare la propria sicurezza economica e attivano un circolo vizioso che da un giorno all’altro potrebbe dar luogo a un’irreparabile esplosione militare. Gli autori ripercorrono tutte le tappe che ci hanno portato fin qui, dalla crisi finanziaria del 2008, e ci mettono a disposizione un racconto essenziale e accessibile a tutti, per conoscere davvero il mondo in cui stiamo vivendo e quello che stiamo lasciando ai nostri figli.
La storia ci insegna che, quando i popoli smettono di scambiare, allora finiscono per combattere. L’unico modo per raggiungere il fine politico della pace è utilizzare lo strumento economico del commercio e del libero scambio.
Geopolitica della Scarsità: Meccanismi di coercizione economica e difesa della sovranità funzionale
Come sta funzionando la grande macchina che produce la ricchezza, il benessere, e lo redistribuisce. Male? Forse c’è un motivo.
n questo saggio, Arlen J. Korvin conduce una fredda anatomia del potere nel secolo dei vincoli. La tesi è dirompente: l’era dell’abbondanza non è finita perché mancano le risorse, ma perché è venuta meno la loro continuità affidabile. La scarsità moderna è un’architettura deliberata, una leva politica fatta di componenti che esistono ma non arrivano, di rotte praticabili ma non assicurabili, di prodotti disponibili ma privi della certificazione necessaria per entrare in una filiera.
Attraverso il paradigma della sovranità funzionale, l’autore svela come il controllo dei “colli di bottiglia” — dagli standard tecnici alle licenze export — sia diventata la vera grammatica del potere. In un mondo che lavora per attrito, il prezzo non è più solo un valore di mercato, ma un ordine di razionamento invisibile che decide chi può continuare a produrre e chi deve essere espulso dal sistema.
Dalla crisi del gas in Europa ai semiconduttori, Korvin utilizza una catena logica ferrea per dimostrare che la vera unità di misura della dipendenza non è la percentuale di importazione, ma il tempo di ripristino.
L’anima nera della Silicon Valley. La vera storia di Peter Thiel
Primo libro fuori sacco senza il quale non ci sarebbe una lista dei migliori libri i Macity. Una storia che dovete assolutamente conoscere.
È da studente a Stanford che Peter Thiel getta le fondamenta di un potere nuovo, basato su reti, influenza culturale e capitale strategico più che sulla visibilità pubblica. Filosofo e giurista, cofonda PayPal ed è tra i primi a scommettere sul dominio tentacolare di Facebook e Airbnb. Con Palantir trasforma i dati nell’infrastruttura strategica del nostro tempo: dall’analisi dei sistemi sanitari alla sicurezza e sorveglianza basate sulla predizione dei crimini (stile Minority Report), fino ai teatri di guerra come Gaza.
Questo libro racconta l’uomo dietro un disegno politico preciso. L’investitore che per primo sostiene Donald Trump rompendo il fronte progressista della Silicon Valley e che fa di J.D. Vance il suo capolavoro, guidandolo da sconosciuto di provincia ai vertici della Casa Bianca.
Anticonformista, giocatore di scacchi, ossessionato dal rapporto tra libertà e potere e dal sogno di superare i limiti della vita umana, Thiel fa della politica lo strumento con cui prova a cambiare regole ed élite. Attorno a lui si muove una cerchia ristretta di imprenditori, finanziatori e figure chiave dell’establishment che, lontano dai riflettori, decide il futuro del capitalismo tecnologico e della destra americana. L’obiettivo è ridisegnare la mappa del potere nel dopo-Trump.
Enzo Tortora. Dalla luce del successo al buio del labirinto
Secondo fuori sacco per avere la nostra lista dei migliori di Macity. La storia, anche la storia italiana, va conosciuta. Soprattutto nelle sue aberrazioni. Come quella che ha portato al caso Enzo Tortora.
Dalla firma di Daniele Biacchessi (Radio 24, Giornale Radio), una riedizione aggiornata e autorevole con il contributo della figlia Silvia Tortora e un aggiornamento di Roberto Spagnoli (Radio Radicale). Uno sguardo documentato e partecipato sulla vicenda.
La notte del 17 giugno 1983, Enzo Tortora, uno dei presentatori radiotelevisivi più popolari, un giornalista, un inviato, uno scrittore, un inventore di format televisivi innovativi, viene accusato di associazione per delinquere e traffico di stupefacenti.
Sulla base di testimonianze ritenute infondate dai tribunali, e che portarono a una delle più grandi ingiustizie della storia giudiziaria italiana, Tortora non si dichiarava solo innocente: affermava di essere estraneo a tutte le accuse.
Questo libro non è solo una biografia da riscoprire (Tortora ha fatto la prima Domenica sportiva, è stato il primo a far cantare i politici in tv, ha coniugato l’informazione e lo spettacolo, ha fatto di Portobello il programma più visto della tv italiana, ancora oggi), ma è uno specchio dell’Italia degli anni Ottanta che esalta e atterra i propri miti.
Ed è, infine, la ricostruzione dell’intera vicenda giudiziaria, riconsegnataci con dovizia di nomi, date e procedure.
Qui trovate tutti gli articoli con i Migliori libri di Macity raccolti in un’unica pagina.



















