L’uso di organi umani stampati in 3D è sempre più vicino

Al via un grosso giro di finanziamenti per accelerarne lo sviluppo: entro il prossimo anno partiranno i test sugli animali, il passo successivo sarà sull’uomo

L’uso di organi umani stampati in 3D è sempre più vicino

Presto la vita media dell’uomo sarà ancora più lunga. Grazie ad un importante finanziamento, pari a 8,7 miliardi di dollari, la Prellis Biologics potrà infatti accelerare lo sviluppo delle tecnologie di produzione degli organi umani stampati in 3D con l’obiettivo di renderli immediatamente fruibili dai pazienti.

Il sistema sul quale si sta studiando prevede l’utilizzo delle stesse cellule del paziente al quale verrà poi impiantato l’organo stampato con le medesime tecnologie con cui già oggi, anche l’utente meno esperto, può costruire praticamente qualsiasi cosa usando filamenti in PLA (o materiali simili) grazie ad una stampante 3D ed un computer.

Secondo quanto rivelato in un’intervista da Melanie Matheu, amministratore delegato e co-fondatore di Prellis, questo tipo di trattamento inizialmente potrà aumentare la qualità della vita e la longevità delle persone che sono in attesa di un rene per un trapianto, ma l’obiettivo è molto più ampio ed ambisce a poter permettere di rigenerare anche organi più complessi.

Alcuni mesi fa un team di ricercatori guidati dai bioingegneri Jordan Miller della Rice University e Kelly Stevens dell’Università di Washington ha svelato un modello di una sacca stampata in 3D capace di imitare piuttosto fedelmente il funzionamento dei polmoni umani.

«Uno dei problemi più grandi nella rigenerazione dei tessuti tramite stampante 3D era la nostra incapacità di riuscire a riprodurre la complessa vascolarizzazione degli organi» aveva dichiarato un assistente di un professore di bioingegneria della George R. Brown School of Engineering «Tuttavia quella che siamo riusciti a sviluppare è la prima tecnologia di bioprinting capace di riprodurre un sistema multivascolare completo e funzionante».

L’uso di organi umani stampati in 3D è sempre più vicino

Attraverso una startup denominata Volumetric Bio, da un lato Miller starebbe già vagliando le varie strade possibili per avviarne la commercializzazione, dall’altro avrebbe deciso di rendere le proprie scoperte accessibili a qualsiasi ricercatore attraverso licenze open source con l’intento di perfezionare il sistema.

Un altro problema che fino ad oggi impediva l’adozione di questo sistema era legato ad alcuni prodotti chimici che aumentavano esponenzialmente la possibilità di contrarre un cancro. La soluzione, ipotizzata con un lampo di genio da alcuni ricercatori, è stata trovata sostituendo i medesimi prodotti con alcuni coloranti alimentari che troviamo normalmente al supermercato «Quando abbiamo visto che funzionava abbiamo cominciato letteralmente ad urlare di gioia: era incredibile vedere come un’idea tanto semplice potesse effettivamente dare un esito così positivo».

Come dicevamo l’obiettivo è quello di cominciare con lo sviluppo di reni stampati in 3D completamente trapiantabili, poi si procederà con gli organi più complessi. Entro la fine dell’anno l’azienda avvierà i primi test sugli animali: nell’ipotesi in cui tutto dovesse filare liscio, il prossimo passo sarebbe verso l’uomo.