La console per videogiochi Nintendo Wii (presentata nel 2006) è stata “hackerata” (nel senso migliore del termine) in vari modi, da appassionati che sono riusciti a installare sulla stessa vari sistemi operativi: Linux, NetBSD, ma anche Windows NT e ora Mac OS X.
L’ultimo hack di questo tipo arriva da Bryan Keller, uno “smanettone” che è riuscito a far funzione macOS X 10.0 “Cheetah” (la primissima versione del sistema operativo di Apple) sulla console.
La Wii sfrutta un processore PowerPC 750CL, evoluzione del e PowerPC 750CXe usato sull’iBook G3 e su alcuni iMac G3, elemento che invogliato l’autore dell’hack a tentare, compito non semplice ma che è riuscito a portare a termine. D’aiuto sono stati strumenti quali QEMU (per l’emulazione dell’architettura), la grafica ATI, la presenza delle USB. È stato necessario superare limitazioni nella RAM; 88 MB divisi tra 24MB di 1T-SRAM (MEM1) e 64MB della più lenta GDDR3 SDRAM (MEM2): un vero miracolo tenendo conto che macOS X ufficialmente non esegue il boot se non sono presenti almeno 128MB di RAM.

In un post sul suo blog, Keller spiega il procedimento usato, la creazione del bootloader per avviare Mac OS X e di come ha sfruttato vari aspetti open source del sistema operativo di Apple per modificare quanto necessario nel kernel. È stato necessario creare driver per la gestione dello schermo (la console ha una gestione tutta sua) a 640×480 pixel, per l’archiviazione e la gestione delle USB.
Dopo varie peripezie, Keller è riuscito ad avviare Mac OS X sulla console. Non è supportato l’accesso alla rete, non funziona il lettore ottico, audio, così come funzionalità dedicate all’accelerazione hardware.
Disporre di questo sistema operativo sulla Wii serve a poco ma è il gesto che è importante: la dimostrazione della orza silenziosa che vive dentro ogni persona, quella scintilla invisibile che, quando si accende davvero, riesce a piegare i limiti, a sfidare l’improbabile, a trasformare l’impossibile in qualcosa di reale.


















