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MacBook Pro touch, le buone ragioni di Apple per cambiare idea dopo 16 anni

Per sedici anni Apple ha sostenuto che mettere un touchscreen su un computer portatile fosse una cattiva idea. Mercoledì 28 ottobre, con i nuovi MacBook Pro OLED, si prepara a fare esattamente quello che Steve Jobs, Tim Cook e diversi altri dirigenti avevano sempre escluso. La svolta, però, ha una spiegazione che va oltre l’evoluzione tecnologica: Apple ha capito che può aggiungere il touch ai Mac senza compromettere il mercato degli iPad e, soprattutto, che può utilizzare questa novità per vendere computer ancora più costosi.

È questa la lettura proposta da Mark Gurman di Bloomberg nell’ultima edizione della newsletter Power On, dedicata al debutto dei MacBook Pro con display OLED e touchscreen. Un’analisi che vale la pena di approfondire per comprendere il significato dei nuovi portatili e il ruolo che potrebbero avere nella futura gamma Apple.

Da Steve Jobs a John Ternus, sedici anni di scetticismo

La contrarietà di Apple verso i computer touchscreen risale almeno al 2010. Steve Jobs riteneva, contestato da alcuni produttori di PC, che utilizzare per lunghi periodi uno schermo verticale con le dita fosse scomodo e faticoso. Il braccio doveva continuamente sollevarsi dalla tastiera per raggiungere il display, una posizione poco naturale per lavorare.

Tim Cook aveva difeso la separazione tra tablet e computer con una celebre analogia: combinare un iPad e un Mac sarebbe stato come mettere insieme un tostapane e un frigorifero. Una battuta diventata famosa, tanto che nel 2016 Satya Nadella di Microsoft la rivolse contro Apple, accusandola di fare proprio quello che aveva criticato. Anche Phil Schiller, Craig Federighi e, più recentemente, John Ternus avevano respinto l’idea.

La posizione ufficiale era peraltro in contrasto con alcune ricerche della stessa Apple. Già nel 2010 Cupertino aveva brevettato un iMac con schermo touchscreen inclinabile, capace di adattare la propria interfaccia alla posizione del display. Un progetto che anticipava soluzioni successivamente adottate da Microsoft con Surface Studio e che Apple non aveva mai trasformato in un prodotto commerciale.

Secondo Gurman, dietro il rifiuto del touchscreen c’era in realtà prima tutto una ragione commerciale. Tenere separati Mac e iPad significava preservare due mercati, offrendo a ciascun prodotto caratteristiche sufficientemente diverse da giustificare l’acquisto di entrambi.

Nel frattempo molti produttori di PC Windows hanno adottato schermi touchscreen, senza che questo abbia trasformato radicalmente il modo di utilizzare un computer. Oggi i portatili touch rappresentano il 20-25% delle spedizioni: una quota significativa, ma minoritaria.

La svolta verso i Mac touchscreen potrebbe quindi nascere dalla convinzione che questa funzione sia ormai attesa da una parte dei clienti e che continuare a escluderla costituisca un limite commerciale senza offrire particolari vantaggi.

L’OLED serve anche a creare MacBook Pro più costosi

La seconda parte della strategia riguarda il posizionamento commerciale. I display OLED promettono neri profondi, un contrasto più elevato e una qualità dell’immagine superiore in diversi contesti rispetto agli attuali pannelli mini-LED. Un miglioramento particolarmente interessante per chi lavora con fotografie, video e contenuti grafici. Sono però più costosi e Apple intende sfruttare questa differenza per costruire una nuova fascia premium all’interno della famiglia MacBook Pro.

L’operazione ricorda il debutto dei MacBook Pro Retina nel 2012. Allora Apple introdusse i nuovi schermi su modelli particolarmente costosi, mantenendo per qualche tempo in vendita i portatili tradizionali. In seguito, con la diminuzione dei costi, la tecnologia Retina si diffuse nel resto della gamma.

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Lo stesso schema potrebbe ripetersi con OLED e touch. I MacBook Pro tradizionali con display mini-LED continuerebbero inizialmente ad affiancare i nuovi modelli, destinati a prezzi sensibilmente superiori. L’obiettivo sarebbe aumentare il prezzo medio di vendita dei Mac, offrendo al tempo stesso una novità capace di attirare clienti interessati a caratteristiche finora assenti nei portatili Apple.

La distinzione tra le due innovazioni è importante. L’OLED offre un miglioramento della qualità visiva apprezzabile nell’utilizzo quotidiano. Il touchscreen aggiunge invece un sistema di controllo supplementare, la cui utilità dipenderà dalle applicazioni e dalle abitudini di ciascun utente. Insieme, le due tecnologie permettono ad Apple di giustificare il posizionamento di un prodotto ancora più costoso.

Un Mac che si può toccare, ma che resta un Mac

Il nuovo MacBook Pro touchscreen nascerebbe quindi da una scelta soprattutto commerciale. Apple punta a offrire una funzione aggiuntiva, utile in alcune circostanze ma destinata a rimanere secondaria rispetto a tastiera e trackpad. Anche macOS sarebbe stato adattato per questo utilizzo ibrido: quando si tocca lo schermo, alcuni elementi dell’interfaccia potrebbero modificarsi per facilitare l’interazione con le dita. I menu potrebbero comparire vicino al punto toccato, mentre Dock e barra dei menu sarebbero stati ottimizzati.

Il touchscreen sarà però un sistema di input aggiuntivo. Tastiera e trackpad resteranno gli strumenti principali, mentre le dita potranno servire per scorrere una pagina, ingrandire una fotografia, spostare contenuti o selezionare rapidamente un comando. Il touch diventerebbe una possibilità in più, da sfruttare quando offre un vantaggio rispetto al trackpad.

Del resto uno schermo non diventa più comodo da toccare soltanto perché Apple decide di renderlo sensibile alle dita. Il touch potrebbe risultare utile in alcune operazioni e superfluo o addirittura scomodo in molte altre. La sua efficacia dipenderà dalla capacità di macOS di rendere naturale il passaggio tra i diversi sistemi di controllo.

MacBook Pro touch, le buone ragioni di Apple per cambiare idea dopo 16 anni - macitynet.it

Dietro questo bilanciamento ci sarebbero anche le diverse posizioni emerse all’interno di Apple. Gurman riferisce che Cook e Ternus erano favorevoli all’introduzione del touch, mentre il gruppo responsabile del design industriale manteneva forti perplessità. Il compromesso consiste in un computer che permette di utilizzare lo schermo con le dita senza obbligare gli utenti a farlo.

Il successo della scelta per il nuovo MacBook Pro non dipenderà quindi necessariamente dal numero di volte in cui gli utenti toccheranno lo schermo. Il touch potrebbe diventare una caratteristica utilizzata soltanto occasionalmente e, proprio per questo, integrarsi senza difficoltà nell’esperienza Mac.

La vera scommessa è dunque commerciale prima che tecnologica: convincere i clienti a pagare di più per un MacBook Pro con uno schermo migliore e una funzione che probabilmente utilizzeranno soltanto in alcune occasioni. Apple potrebbe così aumentare la redditività dei suoi portatili e, nello stesso tempo, avviare un percorso già seguito con altre innovazioni: introdurle sui prodotti più costosi e, con la progressiva riduzione dei prezzi dei componenti, estenderle al resto della gamma. OLED e touchscreen potrebbero quindi arrivare in futuro anche su MacBook Air e iMac.

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