“Malato” di software: Michele Grassi ci racconta la professione del medico-sviluppatore

Proseguiamo il nostro viaggio nel settore medico: Michele Grassi ci racconta cosa significa essere un medico sviluppatore, letteralmente "malato" di software

medico tira fuori ipad da camice

Continuiamo il nostro viaggio nel settore medicale, ancora una volta con l’aiuto di Michele Grassi, medico neurologo ma anche abile sviluppatore, distintosi in Italia per la produzione del software studio medico DoctorOffice, realizzato dalla sua società Health-Software “dedita alla ricerca della semplicità d’uso”.

Nella vita di Michele coesistono due anime: quella dello sviluppatore e quella di medico neurologo. Abbiamo voluto analizzare a fondo cosa significa essere un medico e contemporaneamente uno sviluppatore, sviscerando la storia e l’impegno che Michele conduce da quando ha scoperto la sua passione per lo sviluppo. qui di seguito la nostra intervista.


Michele, sei un neurologo, ma anche uno sviluppatore, quando hai iniziato a sviluppare?

l mio primo programma lo realizzai su Sharp PC1211 (dove “PC” non stava per “personal computer”, ma per “pocket computer”!). Lo Sharp PC 1211 si poteva programmare in BASIC e aveva, 1424 steps di memoria. Questo è stato il mio inizio.
Parecchi anni dopo, nel 1986, acquistai il mio primo Macintosh Plus, e mio padre mi chiese: “… ma cosa ci fa un medico con un computer?”. Questa frase, che ricorderò sempre, non ebbe subito una risposta. Non ero sicuro di ciò che stavo facendo, solo che mi piaceva farlo.

Tempi in cui sviluppo e medicina non andavano certo a braccetto…

E’ vero, allora un uso applicato della medicina a questi “personal computer” non esisteva. Con la messa in funzione del mio primo Macintosh, scopro FileMaker Plus che allora era distribuito dalla Nashoba Systems. Iniziai così a creare i primi programmi.

Come si sono intrecciati i tuoi studi medici con l’esperienza di sviluppo?

Dopo la laurea in medicina, la specializzazione in neurologia e il lavorare in ambiente neuropsichiatrico mi ha insegnato una filosofia di uso dei software sanitari a mio parere migliore. Cominciai a studiare con attenzione non solo le richieste dei dati da inserire, ma dove posizionarli. Lo studio dei colori e delle forme mi ha permesso sempre più di ricevere feedback positivi sull’uso quotidiano.

Con il miglioramento delle versioni aggiornate di FileMaker Pro e la nascita dell’iPad fu tutto più chiaro. Ho improvvisamente avuto chiara la strada che dovevo percorrere, aspettando che il mercato maturasse e che il medico comprendesse la necessità di avere questi nuovi strumenti per il suo lavoro e per il lavoro futuro che lo aspettava.

software studio medico 1

Ed è così che sono nati tutti i tuoi programmi come DoctorOffice… cosa ti ha spinto a proseguire l’attività parallela di sviluppatore?

Lo sviluppo di un software è il lavoro quotidiano di tutti gli sviluppatori. La fanno nella gran parte dei casi per altri, poche volte per se stessi. I miei primi sviluppi erano per me e solo per me. Dopo, cominciai a farlo per gli altri. Ritenendo di fare cosa giusta e sentendomi gratificato dai Colleghi, iniziai ad aggiungere, ed aggiungere e modificare per aggiungere ancora.

L’idea di creare un software che il medico potesse personalizzare o plasmare a propria scelta, nasce dalla continua richiesta di modifiche ai software specialistici pre-confezionati. Ma il tempo necessario per realizzare tutte le modifiche richieste, avrebbe di fatto aumentato il costo del software finale tanto da non renderlo più commercializzabile.

Mettere a disposizione, invece, un software che potesse permettere al singolo medico di realizzare la “propria” Scheda Ambulatoriale era la soluzione ideale, benché richiedesse un enorme lavoro di progettazione e una maggiore cultura informatica da parte dell’utente finale.

Sarà stato difficile all’inizio far comprendere la portata dell’evoluzione informatica nel tuo settore…

Quando iniziai a sviluppare i primi software la cultura informatica nei medici era molto bassa. Io ero un appassionato, ma nella gran parte dei casi, i Colleghi della mia generazione – anche quelli delle generazioni successive – erano lontani da considerare indispensabile l’uso del supporto informatico.

Ed oggi invece?

Oggi ne hanno preso coscienza. Chi di loro lo ha fatto ha una marcia in più. Le generazioni ancora successive fino a quelle attuali, sono più preparate, almeno sotto questo punto di vista. Ecco, da qui nasce il successo sempre crescente delle versioni di software ambulatoriali. Chi li acquista sono giovani medici, capaci ad un approccio informatico maturo e che, anzi, pretendono, funzioni sempre più potenti. Diventa così indispensabile poter permettere loro di esportare dati, di interfacciarsi con software statistici o, semplicemente, di poter esportare dati da inviare al proprio commercialista.

software studio medico 2

Quindi dall’informatica i medici ci hanno guadagnato?

La cultura informatica ha condizionato positivamente sempre di più il medico di oggi che, già durante gli studi universitari, usa il computer per registrare lezioni, scrivere lavori, gestire immagini e fare ricerca sulle pubblicazioni scientifiche. Beati loro: chi, come me, ha avuto la fortuna di fare ricerca e la sfortuna di farla in un epoca dove, ad esempio, la ricerca bibliografica si faceva sui “Current Contents” cartacei, sa di cosa parlo. Fra le altre cose, la ricerca in quel periodo era obbligatorio svolgerla all’interno delle strutture universitarie. Oggi, si può fare in ogni luogo, aspettando la metro, in piedi, seduti, a casa.

Come convivono il Michele “sviluppatore” e il Michele “neurologo” nello stesso camice?

La professione ti avvolge e le patologie pure.
Forse è per questo motivo che scherzosamente associo disturbi e caratteristiche del software che vado sempre più ad approfondire, come se la cura del software e della sua interfaccia mi aiutasse alla cura del disturbo patologico.

Ora però vogliamo qualche esempio…

Il Disturbo paranoide (“il termine “paranoia” indica un disturbo mentale, caratterizzato dalla convinzione delirante del paziente di essere perseguitato… da qui la necessità di controllo”), per esempio, si evidenzia nella pratica di sviluppo dalla presenza costante dei pulsanti di controllo, della maggior parte delle azioni, sempre a portata di mano e realizzati nella massima ergonomia possibile. Quindi l’uso di icone semplici e intuitive, oltre che del costante controllo della posizione del mouse. Con la nuova versione di DoctorOffice e la possibilità di evidenziare del passaggio sui pulsanti e sui campi abbiamo quasi raggiunto l’optimum.

Poi c’è il Disturbo depressivo (“caratterizzato da episodi di umore depresso accompagnati principalmente da una bassa autostima e perdita di interesse…”), evidente nella scelta dei colori, sempre colori pastello, mai troppo vivi, ma abbastanza netti da differenziarsi. L’associazione colore-sezioni del software è indispensabile per facilitarne l’uso. E’ il colore che deve comunicare dove ci troviamo, ed il colore che generalmente ci sottolinea la funzione.

Per non parlare del Disturbo ansioso: (“caratterizzato da una sensazione di preoccupazione o paura, più o meno intensa e duratura…”): si nota nell’assicurare la presenza di pulsanti indispensabili (dati anagrafici, pulsanti di stampa e tipi di stampa, etc.), sempre ed in ogni luogo, ma non pulsanti che possano comandare azioni potenzialmente dannose (ad esempio eliminazione di un record o persino il pulsante di chiusura è sempre nella schermata elenco, ma non nel resto dei layout dei software).

Infine, il Disturbo ossessivo: (“principalmente caratterizzato da manifestazioni caratterizzate da scrupolosità, auto ed etero-controllo pedantesco, rigidità, coscienziosità, regolarità, puntualità e moralità eccessive), una sintomatologia costituita da pensieri ossessivi associati a compulsioni…”). Questa è la caratteristica evidente ovunque nel software. La ricerca della perfezione delle linee, dell’allineamento dei campi, del tipo di carattere e della disperata ricerca dell’uniformità e della “bellezza del tutto”, della sequenza di inserimento dei dati, della logica dei menù, della posizione dei pulsanti, dei titoli, dalla pulizia della schermata. Non si tratta di una ricerca della perfezione, ma di una necessità di ordine e logica.

Aldilà di questo interessante parallelismo neurologia-sviluppo, come giudichi il tuo lavoro da sviluppatore?

La medicina in generale sta cambiando, le problematiche anche medico-legali sono da tenere sempre sotto controllo, i protocolli medici di cura si sono affinati e sono da rispettare da parte di ogni medico e per ogni singola specialità. Non si tratta quindi solo di uno studio che mira al restyling, ma alla motivazione stessa dell’esistenza di strumenti simili. Sono compiaciuto dei risultati che hanno raggiunto i tanti clienti che hanno acquistato i miei software, ma sono anche cosciente che l’aggiornamento professionale significa anche aggiornamento del software. Non solo un aumento della velocità di processo o della capacità di memoria per immagazzinare più immagini o filmati.

Quale obbiettivo deve porsi qualcuno che voglia sviluppare un software medico?

L’opportunità che un software sanitario deve dare al medico nel prossimo futuro deve essere quella di poter aiutare a fare diagnosi e decidere una terapia confortato dalla letteratura scientifica prodotta in tempo reale in tutto il mondo. Purtroppo le infrastrutture italiane sono arretrate rispetto ad altre realtà, ma coscienti di questo, abbiamo (sempre purtroppo) più tempo per adeguarci e farci trovare pronti per il nostro futuro spesso già presente in altri paesi.

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