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Microsoft Hololens e la realtà virtuale come dovrebbe essere

La realtà virtuale e quella aumentata, gli strumenti d’immersione totale in un modo costruito attraverso i compute e gli schermi proiettati davanti ai nostri occhi sono da decenni il paradigma attraverso cui si definisce il futuro divenuto presente.

Progetti che portano la nostra fantasia di creare un mondo diverso da quello tangibile a una sovrastruttura mentale e visiva che ci dia la sensazione di essere altrove oppure che attribuisca all’universo che vediamo proprietà e informazioni nascoste, metadati e metaimmagini proprie o sorprendenti.

Qual è l’approccio corretto e in qualche modo vincente a queste tecnologie? C’è quello basilare che possiamo ottenere con la videocamera dei nostri telefonini e l’inquadratura di un oggetto “target” che accende all’improvviso un oggetto tridimensionale; c’è quello “informativo” di Google Glass che punta molto sulla normalizzazione o se vogliamo sulla dissimulazione dello strumento tecnologico includendolo in occhiali non molto dissimili da quelli che portiamo tutti i giorni, e ci sono infine i sistemi “immersivi” alla Oculus Rift realizzati con dispositivi ad hoc o con ingegnosi sistemi di inclusione dello schermo di smartphone evoluti.

Microsoft Hololens sembra sommare tutte queste esperienze e riunirle in un unico oggetto con qualche vantaggio e svantaggio. Lo svantaggio di base rispetto ai sistemi di Realtà Virtuale/Aumentata basati su smartphone è che si tratta di un’esperienza individuale: non è possibile condividere la propria esperienza con chi ti sta a fianco salvo che non abbia un visore come il tuo e in questo caso la correlazione è a sua volta virtuale. L’altro svantaggio è ovviamente l’ingombro del sistema che lo rende una sorta di casco o un sistema per sembrare più un Cyborg o un tecno soldato che un fruitore di tecnologie avanzate.

Il vantaggio, soprattutto rispetto a Oculus Rift, è che la tecnologia non è così totalmente immersiva e non rende l’utilizzatore una sorta di prigioniero di un mondo irreale in cui tutto potrebbe accadere al di fuori della propria portata visiva e pure uditiva senza che possa in qualche modo rimanere in contatto con l’esterno: bellissima esperienza per qualche gioco in 3D ma totalmente straniante ed estenuante a lungo termine.

Chi scrive ha provato diversi sistemi come Oculus Rift in vari spazi espositivi del CES 2015, da Qualcomm a Nikon, non solo per applicazioni di gaming, e la sensazione è di trovarsi di fronte non a uno strumento straordinario ma un megagiocattolone con un effetto “wow” di quei pochi secondi in cui ci si aggancia alla realtà proiettata e si collima con il movimento del capo (gli accelerometri non sono poi una così grande novità) e poi si vaga in un universo, fotografato o ricostruito digitalmente, che ha una qualità largamente inferiore rispetto a quello reale: siamo ormai abituati a schermi retina, televisori ultrarisoluti e, anche se non sono nelle case di tutti, ci aspettiamo che una tecnologia avanzata sia in grado di avere una definizione pari a quella della realtà visiva standard e non inferiore.

Gioco
Gioco

Ovviamente non conosciamo la definizione delle proiezioni sulle lenti frontali di Microsoft Hololens e l’impatto dal punto di vista della qualità potrebbe essere deludente come quello di Oculus Rift ma l’idea di abbinare la proiezione del virtuale “altro” in sovrapposizione al reale e la gestione dell’interfaccia gestuale senza collegare sensori, guanti o utilizzare penne e joystick basandosi su una tecnologia tipo Kinect è sicuramente un grande vantaggio per tutte le applicazioni che non siano di volontario straniamento ludico.

A proposito di giochi assume ancora più senso il recente acquisto di Minecraft da parte di Microsoft: l’immenso mondo virtuale che si può costruire con l’applicativo diventa un’applicazione perfetta per interagire con Hololens sia per un approccio di gioco che a una sorta d’iniziazione creativa a un universo che è fuori dalla nostra testa ma nel raggio di azione delle nostre mani.

È interessante dunque anche il tipo di comunicazione che Microsoft sta introducendo insieme ad Hololens: la realtà virtuale pensata più come uno strumento per analizzare, intervenire e creare che per assistere passivi ad universi inventati da altri o per spiare il nostro intorno e i nostri simili attraverso le metainformazioni proiettate.

È chiaro che le applicazioni di metaconoscenza di Hololens potranno essere le stesse di Google Glass e che tra qualche anno tutto il sistema potrà essere ridotto a poco più di una montatura standard o ad occhiale da saldatore ma oggi chi indossa Hololens è individuabile come un elemento attivo ed è quindi facile prendere contromisure e distanze.

Non sappiamo se il prezzo di Hololens renderà il dispositivo di Microsoft un oggetto relativamente di massa, quello che possiamo auspicarci è che la qualità della visione e la facilità d’interazione possano permettere di realizzare non solo il sogno di chi vuol giocare e divertirsi ma anche quello di chi vuol trovare finalmente uno strumento d’interazione ad alto livello con le proprie capacità creative e le proprie competenze tecnico scientifiche (pensiamo anche al campo medico, dove già si stanno sperimentando applicazioni di Google Glass ma non c’è interazione integrata con strumenti operativi) con la realtà da analizzare e quella da progettare.

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