Microsoft e Apple sono state per anni indicate come lo Yin e lo Yang del mondo della tecnologia, con i prodotti Microsoft visti come destinati a seriosi impiegati e dirigenti aziendali, e quelli Apple pensati per i “ribelli”, gli anticonformisti, quelli che non amano le regole e “vedono le cose in modo diverso” (come recitava il noto spot “Think Different” in uso tra la fine degli anni novanta e l’inizio degli anni 2000).
Questi luoghi comuni sono stati usati per raffigurare negli anni anche i fondatori dell’azienda e i rispettivi amministratori delegati di lunga data: Steve Jobs, rappresentato come un ribelle e Bill Gates, rappresentato tipicamente come un pragmatico conformista.
I tempi sono cambiati, sottolinea il sito Computerworld: il CEO di Apple, Tim Cook, è diventato uno dei tanti cortigiani di Trump, mentre il CEO di Microsoft, Satya Nadella, non sembra avere timore è per ora l’unico dirigente del mondo IT che ha affrontato Trump quando necessario.
Il CEO di Apple ha dimostrato di essere tutt’altro che un “ribelle, un piantagrane”; era con Trump lo scorso anno alla cerimonia di insediamento (insieme a Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Elon Musk e altri ancora), ha elogiato “la leadership e l’attenzione all’innovazione di Trump”, sa che quest’ultimo ama tutto ciò che luccica e ad agosto dello scoro anno lo ha omaggiato di un oggetto con base di oro in 24 carati.
Dopo l’omicidio di Alex Pretti (l’uomo ucciso a fine gennaio è stato ucciso dalla polizia di frontiera durante una delle proteste contro le politiche anti-immigrazione ordinate da Donald Trump) Cook ha partecipato alla Casa Bianca alla serata di presentazione del documentario su Melania Trump dove ha ricevuto un box commemorativo di popcorn servito da camerieri con guanti bianchi e il biglietto di proiezione incorniciato.
Il rapporto privilegiato che ha costruito nel tempo Cook con Trump da una parte è una mossa scaltra – scrive ancora Computerworld – dall’altri è visto da molti come eccessivo servilismo.
È vero che Cook ha agito per il bene dell’azienda e ha sicuramente ottenuto vari trattamenti di favore (ricordiamo la minaccia di imporre dazi del 25 per cento su tutti i prodotti Apple che non sono fatti negli Stati Uniti) ma le polemiche non sono mancate, soprattutto dopo l’omicidio di Alex Pretti e l’eliminazione dall’App Store (e dal Play Store) di app che permettevano di monitorare le operazioni dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), dopo che le autorità americane le hanno considerate pericolose per la sicurezza degli agenti federal.
Cook è stato costretto a inviare una lettera ai dipendenti, convenendo alla necessità di una distensione, assicurando di aver parlato con Trump e schierandosi contro le politiche di immigrazione del Presidente USA.
Nadella resiste a Trump
Il CEO di Microsoft non ha partecipato alla cerimonia di insediamento di Trump, non ha tentato di lusingare l’ego del Presidente USA con regali d’oro e non ha partecipato alla serata di proiezione del documentario su Melania.
Microsoft ha interrotto i rapporti con lo studio legale Simpson Thacher & Bartlett dopo che quest’ultimo ha accettato di svolgere gratuitamente lavori per 125 milioni di dollari in seguito alle minacce di Trump. Il presidente USA ha chiesto a Microsoft di licenziare l’ex procuratrice Lisa Monaco (assunta dalla Casa di Redmond come presidente degli affari globali), considerata uno degli artefici- assieme a Joe Biden e Merrick Garland – della caccia alla streghe a suo danno.
Trump ha minacciato Microsoft di ritorsioni (considera Lisa Monaco una minaccia per la sicurezza nazionale e a suo tempo le aveva revocato l’accesso ai dossier riservati) e fatto capire che intende stralciare contratti federali per miliardi di dollari se non licenzierà l’ex procuratrice.
Nadella ha ignorato le minacce di Trump e Lisa Monaco è sempre al suo posto. Nel frattempo Microsoft sotto la guida del dirigente indiano naturalizzato statunitense continua a investire su intelligenza artificiale, a finanziare OpenAI e a correre in un settore nel quale Cook sembra sperduto.
“La storia ricorderà Nadella come qualcuno che ha fatto rinascere Microsoft dopo un decennio di inerzia e che diede filo da torcere a Trump”, scrive Computerworld. “Non sarà così gentile con Cook: sarà ricordato come un tecnocrate, qualcuno che ha mantenuto Apple redditizia, mentre l’azienda ristagnava dal punto di vista tecnico; ricordato anche come qualcuno che si troppe volte si è inchinato a Trump. A Cook in cambio non resterà altro che la magra consolazione della scatola di un cofanetto commemorativo di popcorn”.













