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Terrorismo nei social network: la Casa Bianca convoca Tim Cook

Il Terrorismo nei social network spaventa i governi e la Casa Bianca vuol discuterne con chi l’hi-tech la crea: i padroni della Silicon Valley. È questa la ragione per cui i i funzionari della presidenza della repubblica americana hanno convocato tra gli altri il CEO di Apple Tim Cook .

Lo scopo del faccia a faccia, come spiega BuzzFeed News,  è studiare come ostacolare o contrastare le attività terroristiche in particolare sui social media ed Internet in generale. Con Cook, a San Josè – nel cuore, appunto, della Silicon Valley – saranno presenti i rappresentanti di Facebook, Google, Microsoft, Twitter e altri influenti player della Silicon Valley.

“La Casa Bianca vede la Silicon Valley come parte integrante nella lotta contro la propaganda terroristica dello Stato Islamico e altri gruppi” ha dichiarato a BuzzFeed News un funzionario della Casa Bianca; “è necessario uno sforzo concertato per combattere la propaganda del gruppo terroristico islamista”.

L’elenco dei partecipanti all’incontro non è stato comunicato ufficialmente ma Reuters spiega che saranno presenti: il Capo di Gabinetto della Casa Bianca Denis McDonough, il consigliere per il controterrorismo Lisa Monaco, il Ministro della Giustizia Loretta Lynch, il direttore dell’FBI James Comey, il direttore della National Intelligence James Clapper e il direttore della National Security Agency Mike Rogers.

Terrorismo nei social network

L’incontro avviene alla luce dei violenti attentati di Parigi e San Bernardino, infiammando nuovamente la discussione sul ruolo dei social quali Twitter e Facebook, così come del ruolo dei servizi cifrati di messaggistica come quelli offerti da Apple e Google che secondo alcuni sarebbero sfruttati per il reclutamento di terroristi, nelle fasi di pianificazione degli attentati. Nelle ultime settimane è cresciuta la pressione sui social network per rafforzare controlli che dovrebbero limitar e impedire l’uso del social network per la propaganda e il reclutamento da parte dell’Isis. A fine dicembre dello scorso anno il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha parlato della necessità adottare misure supplementari “quando l’uso dei social network contribuisce alla preparazione di attacchi terroristici”.

Il Ceo di Apple Tim Cook è più volte intervenuto duramente sull’argomento spiegando che indebolire i meccanismi di cifratura servirebbe poco e porterebbe come conseguenza dei danni anziché dei benefici. “Nessuno di noi dovrebbe accettare che i governi, aziende o altri abbiano accesso a informazioni private” aveva dichiarato Cook a febbraio; “È un diritto umano basilare. Tutti abbiamo diritto alla privacy e non dobbiamo rinunciare a essa”. Per quanto riguarda chi vorrebbe smantellare le varie norme sulla privacy per combattere il terrorismo, Cook spiegava: “Tutti abbiamo il dovere di fare quanto possibile per combattere questi folli, persone che non dovrebbero esistere e andrebbero eliminate”. Il CEO di Apple aveva detto di non essere ad ogni modo disposto a scendere a compromessi sulla privacy in nome dell’antiterrorismo, evidenziando come le persone in questione usino strumenti di cifratura non controllabili dai governi. Costringere Apple a rilasciare dati degli utenti non servirebbe in nessun modo a proteggere i consumatori. “I terroristi usano sistemi di cifratura. Sanno quello che fanno”, evidenziando il pericolo di mettere a rischio i dati “del 99.99% di persone” che non hanno nulla a che fare con questa gente.

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