Tim Cook a Firenze: il mondo sarà meraviglioso grazie alla realtà aumentata

Il Ceo di Apple ribadisce la sua visione del futuro: AI e AR nel settore mobile chiave per trasformare alla radice la nostra vita

C’è stato spazio anche per parlare di futuro in senso propriamente tecnologico, in particolare di realtà aumentata, durante l’incontro fiorentino organizzato da Andrea Ceccherini con i “suoi” ragazzi e ragazze dell’Osservatorio permanente giovani-editori con Tim Cook Ceo di Apple, moderato dalla giornalista televisiva Maria Latella.

La cosa importante è sceglierlo e dargli la forma che vogliamo. Tim Cook è convinto che questa sarà quella legata alla realtà aumentata, un tema già affrontato più volte durante gli ultimi giorni, e non a quella virtuale. «Una realtà – ha spiegato – che arricchisce ibridando il mondo fisico con informazioni aggiuntive di quello virtuale, creando una realtà più ricca, che amplifica ad esempio un discorso che possiamo fare tra amici, aggiungendo cose che vengono raccolte magari da una intelligenza artificiale che ci osserva e ci dà una mano. È un mondo che ancora non c’è e non vi dico che ci sarà domani, ma arriverà».

Il tema successivo è stato quello della intelligenza artificiale, della quale Tim Cook non ha paura perché, come ha spiegato, è una tecnologia e come tale non è intrinsecamente buona o cattiva: «Dipende – ha spiegato – da noi, da come vogliamo che sia e da come vogliamo utilizzarla. Con l’AI però cambierà tutto e cambierà ancora di più con la AR, perché ci permetterà di fare cose prima impossibili, rivoluzionando tutti gli aspetti della nostra vita e delle professioni».

Tim Cook, Ceo di Apple

Nel discorso di Tim Cook rientra la riflessione su quali siano le dimensioni di questa trasformazione sulla quale apple scommette, visto che sta costruendo una piattaforma a cui tutti gli sviluppatori possono accedere. Tim Cook è una persona di poche parole scelte molto con cura, pensate e non “facili”, rese più rotonde dal suo lento accento del sud degli Stati Uniti. Non è un estroverso visionario e loquace, capace di ipnotizzare con discorsi e ragionamenti articolati. E questo potrebbe portare a sottovalutarlo, come molti hanno fatto valutando che la sua pacatezza fosse pigrizia o peggio ottusità e mancanza di una concreta visione del futuro (ammesso che una visione per di più del futuro possa essere anche concreta).

In realtà, ascoltando per più di una ora e mezzo parlare a braccio Tim Cook davanti a ragazzi e ragazze da tutta Italia si coglie una serie di sfumature e aspetti che non emergono dal suo rapporto di speaker pubblico durante i keynote, momenti nei quali l’uomo “va in scena” e in certo modo “legge” e non improvvisa, ovvero non segue il suo naturale filo dei pensieri.

Tim Cook invece dal vivo e senza copione dimostra di essere un pensatore profondo e tutt’altro che semplice o scontato. Solo, la capacità di scegliere parole chiare e facilmente comprensibili, anche se meno ì evocative di altre più roboanti, può farlo apparire diverso da quel che è. Ma Tim Cook, che legge poeti tedeschi e sognava di fare il concertista di trombone (“Ma ero il peggior suonatore di trombone della storia”) e che ha scelto di fare quel che fa perché voleva lavorare duro come il padre ma voleva anche amare il suo lavoro (cosa che al padre purtroppo non era successo: solo tanta fatica per mantenere la povera famiglia Cook nel sud degli States), è una figura che sotto la calma apparente cela una complessità e una forza non comuni anche per il prescelto da Steve Jobs.

Ecco dunque la scala della visione del futuro di Tim Cook: «Sono convinto che la realtà aumentata cambierà tutto per tutti. Se ripensiamo alle app mobili, nate con il nostro App Store nel 2008, all’inizio nessuno diceva che sarebbero andate molto lontane, eppure hanno cambiato tutto e creato nuova ricchezza e nuovo valore, cambiando anche la forma della nostra società. Ecco, sono convinto che la questo tipo di tecnologia sia una cosa grande così, una rivoluzione enorme, che un pezzetto alla volta sta arrivando».

Tim Cook ci crede talmente che il suo lavoro come Ceo di Apple è stato quello di guidare, con iOS 11, la creazione di una piattaforma capace di realtà aumentata in maniera tale che non solo gli ultimi dispositivi fossero capaci di utilizzarla «Abbiamo fatto in modo che il maggior numero di apparecchi, anche di quelli che abbiamo già venduto da tempo, potessero utilizzare la realtà aumentata semplicemente aggiornando a iOS11. E in un attimo abbiamo dato la possibilità a centinaia di milioni di utenti di avere uno strumento per la realtà aumentata in tasca, senza nessuna spesa aggiuntiva».