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Washington Post: l’attacco Apple a Qualcomm studiato da anni per ridurre i costi di licenza

Apple pubblicamente diceva che i brevetti di Qualcomm erano privi di valore, ma in privato affermava che le tecnologie della rivali erano le migliori. Questo sarebbe solo uno degli elementi emersi durante le fasi iniziali del processo, presto abortito, tra i due contendenti, che consentono ad Adam Mossoff, docente in legge della George Mason University, di definire come in  “cattiva fede” la strategia messa in atto da Apple nel contesto della complessa vicenda legale.

I documenti presentati dalle due parti e svelati dal Washington Post, “sollevano questioni sui metodi – come dice il giornale – usati da Apple per mettere in difficoltà Qualcomm e spingono a chiedersi se davvero Apple credesse ai suoi stessi argomenti, presentati a legislatori, giudici e giurie quando ha cercato non solo di cambiare il suo accordo commerciale di lunga data con Qualcomm, ma anche le basi delle leggi che hanno consentito agli innovatori di trarre un profitto dal loro lavoro e dai loro investimenti”

Un primo elemento controverso in questo ambito deriva dal fatto che a lungo Apple ha sostenuto che i brevetti di Qualcomm fossero di minor conto di quanto la rivale volesse far intendere. In realtà la Mela sapeva che non era così visto che in diversi scambi di mail, i dirigenti dell’azienda, apprezzavano quelle tecnologie più di altre. È ad esempio il vice president of hardware Johny Srouji a scrivere nel 2015 che “dal punto di vista ingegneristico Qualcomm è la migliore”; da documenti relativi alla contabilità si legge poi che Qualcomm “è comunemente considerata come la detentrice del più forte e rilevante portfolio di brevetti nel campo del wireless”.

Apple avrebbe pianificato la sua strategia in maniera meticolosa e razionale per anni, fin dal 2014, ma avrebbe atteso il 2016 perché Qualcomm doveva pagare miliardi per un accordo commerciale intercorso tra le due società. Una volta passati all’incasso, sarebbe partito l’attacco con uno scopo ben preciso: «ridurre il costo delle royalties pagate a Qualcomm, usando – si legge sempre in un documento – differenti strategie, inclusa quella di danneggiare Qualcomm finanziariamente (operazione in parte riuscita NDR) per mettere la sua strategia di licenza a rischio”

Per raggiungere lo scopo  ogni argomento sarebbe stato valido.

Il quartier generale Qualcomm

Ad esempio Apple creò prove a sostegno della tesi he i brevetti di Qualcomm fossero di non maggior valore di quelli di Ericsson e di Huawei “acquistando in licenza –  dice il Washington Post che cita un documento interno ad Apple – brevetti selezionati tra quelli più economicamente convenienti per usarli come elemento di comparazione nelle contese con una terza parte. Secondo l’avvocato di Qualcomm Evan Chesler, questa “terza parte” era Qualcomm. In questo modo  – avrebbe detto l’avvocato – noi saremmo stati i cattivi e gli altri i buoni”.

Chesler cita anche gli accordi di brevetto con Qualcomm. Da una parte internamente Apple li definitiva “basati sui principi consolidati e relativamente trasparenti con cui Qualcomm raccoglie i diritti di licenza” mentre dall’altra affermava che la controparte usava il monopolio per violare i termini FRAND, che impongono a chi detiene la dominanza di un settore di concedere a prezzi onesti e senza discriminazioni le sue tecnologie. Sarebbe anche esistito un documento, presentato dal legale di Qualcomm come “parte del piano cinico di Apple per distorcere la realtà”, denominato “Riduzione delle royalties Qualcomm” in cui si prefiggevano i passaggi per “ridisegnare il FRAND e avere termini di licenza migliori”

L’attacco finale giunse, sempre secondo il giornale, quando Apple diede istruzioni ai partner che costruiscono gli iPhone e altri prodotti di sospendere i pagamenti delle royalties a Qualcomm. Anche questa azione sarebbe stata pianificata con largo anticipo tanto che erano stati disegnati gli scenari legali derivanti come conseguenza da essa: “Apple – si leggerebbe in un documento – sarà a rischio per infrazione di diritti ai brevetti, interferenza lesiva, pagamento delle intere royalties, più ogni interesse e penalità”.

“Nonostante sia molto comune per le società che sono impegnate in dispute legali fare il gioco sporco – dice al Washington Post il già citato Adam Mossoff, che è anche direttore del Center for the Protection of Intellectual Property – questi documenti sono inquietanti. Potenzialmente si svela che Apple si era impegnata in argomentazioni in cattiva fede sia di fronte all’antitrust che di fronte alla corte circa il reale valore e natura delle innovazioni contenuti nei brevetti di Qualcomm”

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