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Recensione Asustor Drivestor 4 Gen2, il cloud ibrido privato per il resto di noi

Può un quadrotto di plastica e metallo grande la metà di un piccolo microonde contenere tutta la nostra vita, quella di chi conosciamo (e molto di più in realtà) e condividerla con gli amici e con tutti i nostri (e non nostri) device, in base alle nostre personali e singolari preferenze?
La risposta è si, e costa meno di quanto state pensando.

Il vostro primo NAS

Il suo nome è Asustor Drivestor 4 Gen2, che non è molto friendly per chi non ha mai avuto un NAS, ma alla fine potete dargli il nome che volete (noi l’abbiamo chiamato “Bottone”, come la canzone omonima).

Una volta in posa, il NAS ha un design molto curato e di stile, lontano dall’idea di server che abbiamo dall’ufficio, e sta benissimo a fianco alla TV.

Con quattro slot a disposizione (quindi per quattro dischi), permetterà di condividere uno spazio enorme per tutte le foto, i video, i PDF e tutti i documenti che volete, tutti in unico posto e sempre (e intendiamo sempre) raggiungibili.

E, anche se alle volte ce ne dimentichiamo, mostra anche un incredibile livello di sicurezza, che si adatta a chi è un po’ pigro, come chi scrive, e a chi invece è sin troppo fiducioso e pensa che “a me non succederà mai”. Ma andiamo con ordine e capiamo bene di che cosa si tratta.

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Design austero ma che ben si affianca ad una TV in salotto, anche se in realtà può stare ovunque in casa

Come arriva

Asustor Drivestor 4 Gen2 arriva in una confezione ben curata, dove all’interno trova posto il NAS vero e proprio e una piccola scatola in cartone che contiene l’alimentatore, esterno, il cavo di carica, un cavo Ethernet e qualche foglio illustrativo che racconta tutti i termini burocratici.

Le dimensioni sono di 165 x 164 x 218 mm, con un peso da vuoto di circa 1.57 kg (a cui va aggiunto il peso dei dischi). La finitura esterna è in metallo lavorato, con una decorazione frontale interessante che sta bene in salotto e protegge, tra l’altro, anche dalle ditate, rispetto alla superficie lucida del modello appena superiore Asustor Drivestor 4 Pro Gen2.

Nella parte posteriore trovano posto la grande ventola per il raffreddamento, due prese USB-A (una terza è presente frontalmente) il connettore Ethernet Gigabit, più quello per l’alimentazione.

Per inserire i dischi serve smontare la corazza esterna, svitando quattro viti, mostrando il cuore del NAS, ma senza paura, anche perché questa operazione è svolta una o al massimo due volte nella vita di NAS di questo tipo.

Una volta inseriti (fermandoli con le viti incluse in confezione), si richiude il tutto e si avvia il NAS dal pulsante presente appena dietro in alto: un bip e l’accensione delle luci frontali ne indica l’attività, da qui il NAS non ha più bisogno dell’accesso diretto e può essere posizionato in qualunque parte della casa, vicino o lontano dagli altri device, a piacere, basta che il cavo Ethernet comunichi direttamente con il router di casa.

Tipicamente il NAS resterà sempre acceso, 24 ore al giorno, e sempre connesso a internet: nel caso, accensione e spegnimento lo si fa via app o via browser, come vedremo, ma possiamo anche programmare che lo faccia automaticamente.

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La fase di preparazione prevede lo smontaggio della scocca, tramite quattro viti posteriori, e l’inserimento dei dischi

I dischi

La prima cosa da capire, per chi non ha mai usato un NAS, è che l’Asustor Drivestor 4 Gen2, da solo, non serve a nulla: servono da uno a quattro dischi, che tipicamente sono venduti a parte.

Il marchio dei dischi è a discrezione dell’utente, per la fascia consumer le differenze ci sono ma sono minime, il consiglio di chi scrive è di prendere dischi da almeno 6 TB l’uno che ottimizzano le vibrazioni, specie se avete una casa piccola o un appartamento.

Su Amazon ci sono dischi da 3,5 di Western Digital, Seagate e Toshiba, che sono i nomi più importanti. Per una questione di fiducia, ma anche di problematiche post vendita, consigliamo di restare su questi marchi che sono i più famosi.

Gli slot dei dischi permettono anche l’uso di unità SSD da 2,5”, ancoratili tramite le viti apposite (nelle slitte in metallo i fori sono previsti), che sono più piccole, veloci e (molto) più silenziose, ma che costano di solito (molto) di più a parità di spazio.

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La home page del NAS, che assomiglia a quella di uno smartphone. Le icone fanno riferimento ad App o servizi, alcuni disponibili da subito, altri scaricabil via app store

Asustor nel sito non parla di SSD perchè probabilmente il NAS è pensato per unità meccaniche e per massimizzare lo spazio, se volete più velocità, tipicamente per i servizi, meglio optare per il modello superiore.

Molto importante è però non solo la quantità di spazio per disco, ma anche il modo in cui il NAS “vede” i dischi, trasformandoli in volumi, usabili dall’utente.

Questo sistema si chiama RAID, ed è la prima misura di sicurezza che incontra l’utente: ne abbiamo parlato in modo esaustivo qui, e consigliamo ai lettori un esame attento dell’articolo, perché sottovalutare il livello di RAID può comportare un grosso problema nel tempo.

Se avete un amico che conosce la tematica non è una cattiva idea coinvolgerlo, molto meglio di andare alla cieca, ma non è difficile capirlo e applicare il giusto tipo di RAID, operazione che va effettuata all’inizio.

Potenza e consumi

Asustor Drivestor 4 Gen2 monta un processore Realtek RTD1619B, con Quad Core 1.7GHz (con 1GB DDR4 di RAM e 8GB eMMC, entrambe non espandibili) e con architettura ARM64 64-bit.

Questo processore è pensato per ottimizzare da una parte la potenza richiesta e dall’altro i consumi, che in un’ottica casalinga sono sempre più al centro dell’attenzione.

L’unità alimentatore esterna da 90W (con tensione elettrica da 100V a 240V AC) deve, idealmente, restare accesa 24 ore al giorno, per cui col consumo non è da sottovalutare, anche se il NAS prevede diversi sistemi per consumare molto poco quando non in uso attivo: la casa madre dichiara 22.8 W con dischi attivi e funzionanti, con appena 9.41 W con dischi inattivi, il NAS mette i dischi in pausa ogni volta che non ci sono attività in corso in completa autonomia.

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La prima volta che ci colleghiamo al NAS, compare un messaggio simile a questo (dipende dal browser, qui è Safari). Nessun problema, possiamo autorizzare l’accesso. L’invito indica che manca un certificato di autenticità, che può essere acquistato per una ventina di Euro, ma che non è assolutamente necessario per una normale gestione casalinga

Il cuore del NAS

Messo a punto il NAS e inseriti i dischi (e richiuso il case), è arrivato il momento della prima configurazione che è effettuata via browser, dopo aver individuato il NAS in rete tramite una delle tante app disponibili per il controllo della rete, oppure tramite l’app ufficiale Control Center, che si scarica dal sito Asustor.

Una volta individuato, un doppio clic sulla riga apre la finestra del browser dove basta seguire tutte le varie schermate per arrivare ad una configurazione finale e alla pagina di amministrazione (ma, come detto, grande attenzione deve essere posta al livello RAID).

Il NAS infatti ha un sistema operativo proprio, a cui si accede tramite browser e grazie al quale si possono definire tutti i parametri, creare i volumi, le cartelle condivise e usare tutti i servizi messi a disposizione.

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L’app Control Center, che permette la prima cattura del NAS.

Il sistema operativo è basato su Kernel Linux, ma è altamente costumizzato da Asustor, ed è molto, molto più semplice di macOS e Windows: si fa tutto tramite una interfaccia grafica, e su questo ADM5, questo il nome, è cresciuto molto ed è probabilmente una scelta ideale per chi inizia, considerato l’alto grado di semplicità proposto.

Ovviamente l’interfaccia del NAS può essere ignorata perlopiù e per il passaggio dati possiamo usare anche la condivisione delle cartelle da Mac o da PC Windows, così come l’app per smartphone e tablet, ma vale la pena controllare almeno una volta ogni mese o due, anche solo per applicare gli aggiornamenti, che il sistema esegue in un paio di minuti dopo aver ricevuto conferma dall’utente.

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L’app NetData, scaricabile da appstore, permette il controllo certosino di ogni parametro del NAS, per i più curiosi

Servizi, ben oltre l’archiviazione

Se un prodotto del genere, per propria natura, è pensato per l’archiviazione sicura di foto, video o altri tipi di file, per lasciare liberi i computer di casa, il cui spazio su disco costa tanto di più, Asustor Drivestor 4 Gen2 può fare anche qualche cosa di più.

Tra le funzioni integrate c’è un controllo sicurezza interessante, che permette di proteggere i dati in modo avanzato, il che non è da sottovalutare, considerato che il NAS sarà esposto direttamente alla rete.

ADM Defender permette di limitare l’accesso solo da indirizzi conosciuti, di bloccare al volo tentativi di accesso sconosciuti e di creare Black List o White List ad hoc.

C’è un gestore di download per chi ha una connessione limitata e non vuole che un singolo file intasi tutta la banda passante, un antivirus integrato, un sistema di backup interno o esterno programmabile a tempo (se i dati sono molto importanti, un disco esterno USB non è da sottovalutare) e ovviamente l’uso come serbatoio per un sistema di videosorveglianza.

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L’app Omnitools, che permette l’editing dei PDF, molto utile per chi non ha Acrobat Pro

Tra le app disponibili c’è Photo Gallery, che permette la creazione di album di foto personalizzati e condivisibili con chiunque tramite link (gli utenti accederanno solo alle gallerie di foto, non a tutto l’archivio), sistemi per lo sviluppo di app personalizzate (ma forse qui si va un po’ troppo sul tecnico), un sistema di gestione della musica in rete, un po’ come fa Spotify ma con i nostri MP3 e ovviamente l’ìmmancabile Plex per contenuti audio e video, che qui è disponibile, ma che ovviamente porta al limite la capacità di calcolo del NAS.

C’è anche una app gratuita per la modifica dei PDF (molto utile per chi non ha Acrobat Pro) e altre app di tipo Office per i compiti più comuni, tutte gestite direttamente da browser.

Inutile dire che la natura di questo Asustor Drivestor 4 Gen2 è quella di un NAS pensato per l’archiviazione, gli altri compiti sono possibili ma ovviamente il comparto di calcolo non offre quello sprint dei modelli superiori (considerato che per operare correttamente servirebbe almeno una memoria veloce di tipo M.2, qui assente) ma può essere una buona piattaforma per sperimentare le capacità di avere un NAS in casa, per capire esattamente di che cosa è capace, per passare magari tra un paio d’anni ad un modello più performante (un po’ come si fa con i computer, nel tempo).

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Un esempio di Photo Gallery, il servizio che permette la creazione e condivisione di gallerie di foto via link (grazie a Giorgio Massarotto per la foto)

Un cloud tutto mio

In una ottica di archiviazione, la parte bella resta la possibilità di usare Asustor Drivestor 4 Gen2 come disco online. Ovviamente il NAS non è un cloud puro, tecnicamente stiamo parlando di un cloud “ibrido”, perchè risiede in un server locale, ma grazie al servizio EZ Connect, gratuito e integrato, possiamo raggiungere il NAS da qualunque parte del mondo, anche (e soprattutto) da smartphone o tablet.

Ci sono un po’ di App di Asustor, di cui le più importanti sono senza dubbio AiMaster, per il controllo del funzionamento del NAS e AiData, per la fruizione dei contenuti.

Tramite queste app, di cui vi lasciamo qualche screenshot qui sotto, è possibile visualizzare foto, filmati, PDF o altro in streaming, scaricare i file in locale, condividerli con altre app o con altri utenti, muovere file da una cartella all’altra, gestire gli accessi, controllare eventuali alert, modificare qualche parametro e, ovviamente, spegnere il server in caso (per l’accensione, se non programmata, serve il pulsante manuale).

Conclusioni

Il fattore cloud è sostanzialmente la chiave di volta che fa diventare questo Asustor Drivestor 4 Gen2 molto interessante: facendo due conti, considerando quelli che sono i cloud attuali e commerciali disponibili nel mercato, il costo di 2 TB di spazio costa circa 300 Euro in tre anni.

Con la soluzione di Asustor, si parte da un costo di 720 Euro per sempre (NAS più 2 dischi), avendo ben 6 TB di spazio ridondanti (quindi garantendo anche la rottura di un disco) o 12 non ridondanti (che va bene se è un backup), una cifra interessante considerato che un prodotto del genere ha una vita di 10 anni, almeno. Per avere una offerta comparata, facendo un calcolo approssimativo basato sui costi attuali dei principali cloud commerciali (Dropbox, Google Drive e, in parte, iCloud), serve un budget di 3000 Euro in 10 anni, anche di più se consideriamo uno spazio non ridondato.

In più, la gestione personale di un NAS offre una soluzione elastica, con molta più privacy e con diversi servizi difficili o impossibili con i cloud commerciali.

Se è vero che Asustor Drivestor 4 Gen2 è il modello più accessibile ed elementare dell’intero catalogo Asustor, è anche vero che rappresenta l’ideale per l’utente medio, con pretese economiche minime e pensato per pochi servizi e tanta semplicità, affiancare gli utenti che, forse, un giorno passeranno ad un modello Pro. O forse no, perché per il lavoro per cui è pensato, questo modello offre tutte le garanzie del caso.

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Pro:

• Ottimo rapporto prezzo prestazioni
• Design austero ma interessante
• Ideale per iniziare

Contro:

• Il vantaggio lo si vede nel medio e lungo periodo
• L’inserimento dei dischi è un po’ scomodo

Prezzo:

• 173,56 € (2 bay)
• 239,90 € (4 bay)

Asustor Drivestor 4 Gen2 è disponibile a partire dal sito web italiano della casa madre ma lo potete trovare più comodamente anche presso Amazon.it

REVIEW OVERVIEW

Design
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Prestazioni
Qualità/Prezzo

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