A chi scrive piacciono molto le ballate dal sapore medioevale, quelle che ascoltandole, se chiudete gli occhi, vi viene in mente una locanda in legno nella radura appena fuori dal bosco, con una voce allegra che racconta una storia di eroi e demoni, bagnata da dolce birra dozzinale.
Chissà, forse è stata quel mood che ha ci ha attratto o forse il piacevole equilibrio tra la voce femminile, il ritmo del coro che rende molto orecchiabile “The Iron In Her Heart”, che ci ha catturato sin da subito.
Dopo averla ascoltata per caso qualche settimana fa, abbiamo indagato subito per avere altri brani simili dello stesso gruppo, per scoprire che da un lato i brani di Mythborne, l’autore, non sono tantissimi ma sono tutti più o meno dello stesso stile, e anche per capire che le notizie riguardo agli autori sono pressoché nulle.
Niente sito web, niente background online, niente video su YouTube che ritragga il gruppo o perlomeno la cantante, niente di concreto nei vari Instagram o TikTok a riguardo, solo qualche post su Reddit che si poneva la nostra stessa domanda, con un risultato quasi inevitabile: Mythborne è probabilmente frutto di un progetto basato sull’Intelligenza Artificiale.
Diciamo “probabilmente” perché una vera e propria prova non c’è, da un lato o dall’altro, ma in un mondo dove anche Sanremo si piega ai Social Media, partorendo canzoni che sembrano scritte più per Instagram e TikTok che per il palco dell’Ariston, non avere una presenza online è davvero anomalo, specie con un prodotto così promettente.

The Iron In Her Heart
The Iron In Her Heart non è il primo esempio di questo tipo: chi scrive ha apprezzato molto anche un’altra artista digitale manifesta, Beatrice Brogio, con la grande differenza che in questo caso il progetto, tutto italiano, non ha mai fatto segreto della sua natura virtuale.
Mythborne però offre natura e aspetti molto diversi: le origini virtuali non non sono dichiarate e, ad una ricerca neppure troppo difficile, emergono anche altre tracce di altri autori. “Wren of the Winding Path” di MightyW Project, per esempio, è un brano molto simile a The Iron In Her Heart, tanto che difficile pensare che le due voci non provengano dalla stessa sorgente.
Entrambi i progetti sono recenti, nati tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, entrambi riecheggiano motivi medioevali o, al limite, sul filone di molti giochi che rievocano le gesta di film come “Il signore degli anelli” o giochi come “Warcraft” (il gioco più che il film), giusto per citare alcuni stereotipi molto famosi.
The Iron In Her Heart, in particolare, sembra narrare le gesta di Sylvanas Ventolesto che in Warcraft III viene prima sconfitta da Arthas, poi umiliata ed infine fatta rinascere come Villan oscuro, una delle protagoniste di diversi capitoli di World of Warcraft.
Il brano The Iron in her heart, qui su YouTube ma da una pagina non ufficiale
L’AI di Sylvanas
Che cosa c’entrano tutte queste elucubrazioni sulla natura di un brano ben realizzato, orecchiabile e ben scritto, con più di 2 milioni di riproduzioni nella sola Spotify, per un valore indicativo di qualche migliaia di Euro all’autore (oppure alla casa di produzione, chissà)?
Il punto è che oggi il brano, pur presente nel catalogo, appare grigio e quando si tenta la riproduzione diretta appare un messaggio che dice che non è più riproducibile, senza nessuna spiegazione. Il brano è adesso un “ghost track” come dicono i più giovani, nel senso che resta nel catalogo (se in qualche playlist) ma non può essere riprodotto.
Che cosa è successo? Possiamo ipotizzare che Spotify si sia accorta che il brano non è del tutto pulito, nel senso che l’autore non ha dichiarato esplicitamente che la musica è generata dall’AI e l’ha rimossa. Altre ipotesi sono dovute anche alla già citata somiglianza tra i brani di Mythborne e MightyW Project, che per progetti così recenti è strana.

Per un autore che vuole emergere, infatti, è più comodo generare varianti dello stesso brano, caricarlo su più account e con nomi diversi e sperare che la proliferazione faccia crescere gli ascolti, progettando in futuro di bruciare gli account che non superano una certa soglia.
Questo però non piace alle piattaforme perché genera rumore di fondo, il supporto di più artisti che non originano abbastanza traffico e confusione per gli utenti. Anche la somiglianza con la lore di Warcraft di Blizzard, marchio da sempre molto attento al copyright, potrebbe aver influito (in particolare se la voce virtuale è stata campionata da sorgenti originali del gioco), tanto da spingere non tanto le piattaforme ma i singoli distributori a bloccare i brani, per paura di sanzioni da parte delle piattaforme.
Un conto è bloccare un brano dei Metallica o di Taylor Swift, con eserciti di avvocati pronti a dar battaglia, un altro è per autori nuovi e semisconosciuti, che fanno prima a creare un nuovo account che combattere, svenandosi economicamente, per quello vecchio.

Il cuore di Mythborne
Quale sarà quindi il destino di un brano come The Iron In Her Heart e perché è importante parlarne ora? Il brano, nel mentre che scriviamo queste righe, non è più presente nelle liste degli artisti su Spotify o Amazon Music, ma resiste ancora (per quanto?) su Apple Music, oltre ovviamente a YouTube (su pagine non ufficiali) e SoundCloud che sono piattaforme storicamente più “morbide” delle prime, anche per via di una rimunerazione diversa.
Difficile che il brano torni in vita nella sua originale forma, probabile che l’autore non sia interessato a rischiare nuovamente e che i distributori siano ben più rigidi, mentre forse in futuro vedrà la luce con qualche modifica che lo renda abbastanza laterale rispetto alle accuse che gli sono state mosse (e che ne hanno provocato la cancellazione). Ma allo stesso tempo abbastanza in linea con il sound originale che gli ha dato, in poche settimane, un successo importante soprattutto su Spotify.
Ma il punto più importante, che prende l’esempio da Mythborne ma che si espande in modo ben più ampio, è se questo è uno dei primi casi della trasformazione, lenta ma non troppo, della musica da prodotto d’elite in mano alle case discografiche ad un qualche cosa ben più “fai da te” democraticamente allargato sino agli utenti finali.

Utenti che grazie a piattaforme come Suno AI o Udio possono produrre tracce articolate e soprattutto orecchiabili tanto da rendere non impossibile lo scalare della classifica.
Considerata la velocità con cui queste piattaforme sono nate e si sono evolute negli ultimi due anni, viene da chiedersi in primo luogo per quanto ancora saremo in grado di riconoscere un brano creato dall’AI da uno invece più reale, suonato e cantato da persone in carne ed ossa. E per quanto questa differenza avrà ancora importanza, ammesso che probabilmente l’importanza stessa è un fattore generazionale.
In secondo luogo, se siamo di fronte alla seconda grande rivoluzione del mondo della musica a pochi anni dalla prima, quella perpetuata dal passaggio dai supporti fisici (vinile e CD) allo streaming e adesso da club d’elite di pochi e famossimi cantanti a un prodotto ben più vasto e democratico.
Il pensiero corre veloce ad altri media: sino al 2010 c’erano due modi per pubblicare un libro, farselo accettare da un editore o pagarne di tasca propria la pubblicazione e distribuzione. Oggi è ancora così per i libri stampati, ma per quelli digitali non serve altro che talento nella scrittura e un po’ di pazienza e burocrazia per le fasi di pubblicazione, e il libro passa dal proprio computer al Kindle in un battibaleno.
Il mondo della musica potrebbe vivere una trasformazione simile: grazie alla tecnologia attuale è possibile avere una intera orchestra e uno stuolo di voci angeliche perfettamente disponibili, e grazie al cloud, fare tutto se non da un iPhone, perlomeno da un MacBook Neo.
Sia chiaro, non stiamo qui parlando ne di etica ne di rispetto, per quello lasciamo ad altri ben più competenti le considerazioni, ma di possibilità o meno, di tecnologia e di prospettive.

Siamo tutti artisti con l’AI?
Al di là delle chiacchere generaliste, ad oggi usare l’AI non è per nulla né semplice né scontato e non si fa di certo la domenica pomeriggio, ma necessita di mesi di studio per dominare tutte le fasi della creazione, così come una buona dose di volontà e più un po’ di capitale da investire. Ma è un processo di certo ben più corto e agevole di qualche anno fa.
Intuitivamente, questo porterà sempre più artisti tipo Mythborne sulle varie piattaforme, e probabilmente tra qualche anno non solo le classifiche saranno divise tra persone vere e tra altre virtuali (anche se definire “veri” i cantanti in carne e ossa è una operazione ben coraggiosa, considerato tutto il marketing a cui sono sottoposti) ma soprattutto la distinzione stessa potrebbe assumere connotati ben diversi.

L’AI ha portato un paradosso molto importante che non si può ignorare: già oggi un laureato in lettere o giornalismo ha la possibilità di generare prodotti AI migliori di quanto possa fare un professionista di settore con esperienza, proprio perché i primi sanno “parlare” meglio alle AI dei secondi, che cercano di piegarle a dinamiche per le quali non sono nate.
Di conseguenza anche nel mondo della musica una persona che è in grado di “raccontare” un certo tipo di musica potrebbe seriamente avere ben più possibilità di creare un prodotto importante, maturo e piacevole rispetto ad un talentuoso cantante o compositore, che deve sicuramente affrontare una strada più impervia dovuta alla sua umanità e alla inevitabile curva che ne deriva.

Futuro
Questo articolo potrebbe finire con una frase che rassicura il lettore che però l’artista vero e proprio, genitore ideologico di questa generazione, non morirà mai e che resterà, pur cambiato e evoluto di conseguenza, affiancato dal nuovo che avanza.
Ma in realtà qui nessuno ha la sfera di vetro per cui non abbiano nessuna idea di che cosa succederà. Siamo sicuri che ci saranno altre The Iron In Her Heart, capaci di scalare velocemente le classifiche e come l’originale alcune di esse bloccate per vari motivi, alcuni giusti altri meno, così come non vediamo la fine di fenomeni attuali e importanti per il sostenimento dell’industria come Eurovision o i vari concerti estivi, ma siamo sicuri che la trasformazione, iniziata, sarà profonda e impattante, alle volte inquietante ma soprattutto inevitabile.












