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Recensione Asustor Drivestor 4 Pro Gen2, il NAS per la casa con il pallino per la sicurezza

Asustor Drivestor 4 Pro Gen2 risponde alla domanda dell’utente prosumer o consumer per le esigenze di spazio, di condivisione dei contenuti e di servizi multimediali. Esigenze che emergono chiare non solo a chi ha un computer, ma anche uno smartphone e produce foto, video, documenti e vuole gestirli in modo efficiente, veloce e semplice sia dallo schermo dello smartphone che su quello della TV.
Vediamo come.

Appeal

Asustor Drivestor 4 Pro Gen2 arriva nella classica scatola in cartone ben griffato Asustor, con all’interno il NAS stesso più una scatola più piccola che contiene le parti accessorie necessarie.

Queste si compongono di un cavo Ethernet corto (che permette il collegamento ad un router, uno switch o una presa a muro, difficile ma non improbabile a casa) e un sacchetto per le viti, utile esclusivamente come vedremo per le unità di memoria da 2,5” (tipicamente SSD Sata).

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Look austero ma con plastiche lucide e metallo sobrio, sta bene in casa anche in bella vista

Una volta tolto dalla confezione il NAS si presenta costruito in un mix di plastica e metallo, di colore nero all’esterno: per aumentare l’appeal la parte frontale, dove sono ospitate le slitte con i dischi, è coperta da un pannello in plastica con alcune calamite, che protegge dalla polvere e rende il NAS meglio posizionatile in bella vista anche in salotto.

Le slitte, che comunque nessuno vieta di mettere in bella vista per la comodità di poterle usare all’occorrenza, offrono un oramai consueto attacco a gancio, comodo e pratico, che permette il cambio di dischi da 3,5” in una manciata di secondi.

La parte frontale dell’Asustor Drivestor 4 Pro Gen2 è caratterizzata dal pulsante di accensione e spegnimento, alcuni LED di funzionamento (forse troppi per un NAS in questa fascia di mercato) e un connettore USB-A 3.2 Gen 1 per collegamenti locali.

La parte posteriore presenta altre due porte USB-A 3.2 Gen 1, un connettore Ethernet a 2,5 Gigabit e il connettore che accompagna l’alimentatore, esterno (un peccato, secondo noi lo spazio dentro c’era).

Accensione e configurazione

Abbiamo connesso il NAS al network di casa passando per un Router, inserito i dischi e iniziata la configurazione.

Per quanto riguarda lo Storage, qui ci si affida a soluzioni classiche di dischi meccanici da 3.5” o 2,5” oppure a schede di memoria SSD da 2,5”, in tutti i casi su interfaccia SATA.

Nel modello da noi testato, con 4 Bay a disposizione, è possibile eseguire diverse configurazioni RAID in base alle proprie esigenze, anche se potendo avere quattro dischi noi consigliamo una configurazione RAID 5 che per l’utenza target è probabilmente la scelta migliore.

Come dischi abbiamo optato per tre unità meccaniche da 3,5” RED di Western Digital e una unità SSD da 2,5” SanDisk, quest’ultima come volume singolo, mentre le unità meccaniche in RAID 5.

Per la configurazione abbiamo optato per la strada offerta dal browser: anche se il mondo sta andando sempre più verso Chrome, la compatibilità con Safari di macOS 14.3 si è comportato in modo perfetto sul nostro MacBook Pro 14, anche se per chi non ha a disposizione un computer, la configurazione si può fare anche seduti in poltrona da App via smartphone o tablet.

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Il NAS, qui visto e utilizzato da App mobile, con una interfaccia classica ma con tutte le funzioni necessarie

Il sistema operativo è in Italiano e per eseguire la configurazione, una volta trovato l’IP (noi abbiamo usato l’app ufficiale di Asustor), basta seguire le istruzioni e avere bene in mente che tipo di RAID usare.

Btrf per chi ha un occhio alla sicurezza

Sino ad ora chi scrive si è dimostrato tradizionalista utilizzando filesystm Ext4, abbastanza comune nei NAS non solo Asustor, ma nel mondo dei server Linux in generale.

Una delle novità di Asustor Drivestor 4 Pro Gen2 invece è proprio il supporto al nuovo filesystem Btrf, che adesso si affaccia anche al mondo dei device ARM (questo modello è caratterizzato da un processore ARM quad-core Realtek RTD1619B a 1.7GHz).

Il vantaggio maggiore di Btrf è il pieno supporto alle Snapshot e alla ridondanza locale dei dati: oltre al backup, che comunque è possibile eseguire internamente o esternamente (magari su una unità di espansione come l’Asustor Xpanstor 4, di cui abbiamo parlato qui), tramite l’App Snapshot Center è possibile registrare una “fotografia” dell’intero sistema, archiviando tutto esattamente com’era in un determinato momento e potendolo ripristinare esattamente anche a posteriori.

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Il contenuto della confezione, un cavo Ethernet e l’alimentatore esterno, più qualche vite per le unità SSD Sata da 2,5″

Le Snapshot sono molto comode per chi ha una alta necessità di avere uno storico dei dati, anche nel lavoro di team o remoto, ed è una buona protezione supplementare per eventuali Ramsonware, che possono corrompere i dati (che grazie agli Snapshot possono essere recuperati).

Per il resto Btrf si è comportato esattamente come Ext4, non presentando nessuna controindicazione apparente nell’uso quotidiano.

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Alcune delle unità di archiviazione utilizzate durante le prove, un SSD SanDisk Plus e tre unità di archiviazione da 12 TB WD RED

Come funziona

Carrozzato con 3 unità meccaniche da 3,5” da 21 TB l’una (non il massimo del mercato, che adesso supera i 20 TB, ma comunque unità molto capienti) e una unità SSD, l’Asustor Drivestor 4 Pro Gen2 si è dimostrato molto silenzioso nelle attività quotidiane, che comprendevano il backup dell’archivio del Mac, la gestione di più di 6 TB di dati dati in pasto a Plex, la riproduzione di contenuti multimediali anche sino a tre sorgenti contemporanee (di cui una era una Amazon Fire TV Stick 4K),

Per avere un processore ARM è capace di saltellare allegramente tra le esigenze di gestione multimediale, backup e anche da fungere da cloud privato, grazie al servizio EZConnect.

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Una delle impostazioni permette di regolare la potenza erogata dal NAS durante i giorni e le notti, in modo da applicare un po’ di risparmio energetico, ma anche di ridurre un eventuale rumore dei dischi, fattore non da sottovalutare per chi magari in appartamento non ha molto spazio

L’App store all’interno di ADM 4.2.6, il sistema operativo reggente, è molto buono e offre diverse soluzioni anche per la gestione di cloud di terze parti e soluzioni alternative a Plex per la gestione multimediale, come i promettenti SoundsGood (per la musica) e LooksGood (per i video), seppure la soluzione di Plex, anche gratuitamente, tende a essere la risposta per tutto.

Il NAS si può accendere e spegnere automaticamente, il che se usato in casa può far comodo, evitando così il ronzio pur debole dei dischi interni durante la notte: inoltre, è anche possibile stabilire quando il NAS può operare a piena potenza e quando invece deve contenersi, grazie ad un comodo pannello.

Molto bella l’App Netdata, gratuita e davvero completa, per chi ama analizzare ogni singolo bit del NAS, capirne nel dettaglio il funzionamento e come ottimizzare l’hardware in base allo sforzo, dato anche che la RAM di 2 GB può essere sufficiente ma non è upgradabile.

Manca uno slot M.2, presente nei modelli più potenti, mas forse ancora su una fascia di prezzo inadatta a questo modello, che comunque può offrire una archiviazione solo SSD per nulla da sottovalutare (ma limitata, a poco più di 30 TB totali, invece che più di 80 con unità meccaniche).

Manca anche un connettore HDMI per la riproduzione e comando da TV o da display (funzione comunque supportata dal software) e un po’ più di coraggio, dato che la scelta di USB-A è datata e almeno una soluzione USB-C era suggerita.

Dobbiamo segnalare che permane un piccolo bug su ADM, che impedisce l’utilizzo della ricerca da macOS nei volumi di rete, bug che non coinvolge il mondo Windows, per cui per ricerce certosine serve usare l’interfaccia di amministrazione via browser. La casa madre, in proposito, si è detta al lavoro e aspettiamo un update a stretto giro.

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Il modello a 2 bay è ovviamente più sottile, ma identico come potenza e caratteristiche

Conclusioni

Durante il periodo di test il piccolo, si fa per dire, NAS di Asustor si è comportato bene, come detto sorreggendo tutto il traffico di rete familiare senza problemi.

Il look moderno, severo ma di classe offerto dalla placca in plastica che copre le slitte, senza limitare la comodità di intervento, è lodevole e non sfigura sopra una mensola o a fianco della TV.

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L’app Netdata, integrata e gratuita (disponibile sull’App Store di ADM) offre uno sguardo davvero dettagliato di ogni dettaglio

La silenziosità è molto buona, anche se è strettamente legata alla scelta dei dischi interni, che provocano la maggior parte del rumore, mentre il connettore 2.5 Gigabit Ethernet promette bene per il futuro, anche se a livello consumer e prosumer oggi è ancora difficile sfruttarlo appeno, considerando che servono Switch e prese lato computer ad hoc (e al momento ancora un po’ costosi).

La possibilità di spazio non manca, l’elasticità di configurazione neppure e, grazie anche alla possibilità di usare Btrf, sin qui limitato a soluzioni più potenti, aumenta la sicurezza sotto tutti i punti di vista.

Per noi il modello a 4 dischi vale assolutamente le pena, con un prezzo tra l’altro in linea con le aspettative, e molto più conveniente del pari a 2 bay (con la stessa potenza ma meno flessibile dal punto di vista della gestione).

Recensione Asustor Drivestor 4 Pro Gen2, il NAS per la casa con il pallino per la sicurezza
Nonostante la presenza di app dedicate alla multimedialità (per foto, video e musica) per noi la soluzione migliore resta Plex, disponibile sia in forma gratuita che Premium per tutti i media, personali o no.

 

Pro:

• Design interessante per l’ambiente casalingo
• Potente e silenzioso
• Btrf per chi ha necessità di sicurezza

Contro:

• Avremmo preferito un ingresso USB-C
• Niente HDMI

Prezzo:

• 309,00 € (Asustor Drivestor 2 Pro Gen2)
• 419,00 € (Asustor Drivestor 4 Pro Gen2)

Asustor Drivestor 4 Pro Gen2 è disponibile a partire dal sito web italiano della casa madre ma lo potete trovare più comodamente anche presso Amazon.it

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