Un piano B per aggirare il collo di bottiglia che limita la disponibilità di prodotti Apple. È questa la ragione per cui Cupertino avrebbe avviato contatti esplorativi con Intel e Samsung per non dipendere più da un unico fornitore, attualmente TSMC, ed essere costretta a confrontarsi con disponibilità limitate o, in prospettiva, problemi di natura geopolitica.
A rivelarlo è Bloomberg, citando fonti interne alle trattative: Apple avrebbe discusso con Intel la possibilità di affidarle la produzione di alcuni SoC, e i suoi dirigenti avrebbero visitato uno stabilimento Samsung ancora in costruzione in Texas.
I prodotti che non si trovano: Mac mini, Mac Studio, iPhone 17 Pro
Il problema da risolvere già morde Apple. Durante la presentazione dei risultati fiscali, Tim Cook ha ammesso senza giri di parole che la carenza di chip sta frenando le vendite. Mac mini e Mac Studio scarseggiano, trascinati da una domanda che l’AI ha reso imprevedibile: sviluppatori e professionisti li stanno trasformando in macchine per l’elaborazione locale di modelli, con un’accelerazione che nessuna previsione aveva anticipato.
Le conseguenze per chi vuole comprare sono già visibili. Come abbiamo raccontato su queste pagine, Apple ha silenziosamente rimosso dallo store il Mac mini da 256 GB — il modello base a 729 euro – senza alcun comunicato ufficiale. Il prezzo d’ingresso è salito di colpo a 979 euro. Una mossa che racconta molto: con il costo della RAM in forte aumento anch’esso figlio della corsa globale all’AI quella configurazione non garantiva più margini sufficienti. Meglio toglierla che giustificare un rincaro esplicito. La situazione non si normalizzerà prima di “diversi mesi”, ha detto Cook.
Ma la crisi non si ferma ai desktop. Apple parla di problemi sulla supply chain anche per l’iPhone 17 Pro, con il team operativo impegnato a evitare che i colli di bottiglia si propaghino ad altri prodotti, AirPods e Apple Watch in testa, che pure usano processori diversi.
L’amministratore delegato è stato preciso sulla natura del problema: il vero collo di bottiglia non è la memoria, ma la disponibilità dei nodi produttivi avanzati su cui vengono costruiti gli SoC.
TSMC al centro di tutto: perché è così difficile trovare alternative
La causa strutturale è nell’esclusività concessa per la produzione a TSMC, che forgia nelle sue foundry i nodi a 3 nanometri usati negli ultimi iPhone e Mac, ed è l’unica in grado di farlo su scala industriale. La corsa globale all’AI ha moltiplicato le richieste, e TSMC si trova a bilanciare clienti enormi come Nvidia, AMD e Apple stessa. Cupertino ha “meno flessibilità del solito”, e quando un singolo fornitore detta i tempi, le conseguenze arrivano direttamente sugli scaffali.
C’è però un aspetto che va oltre la logistica. TSMC è a Taiwan, e le tensioni nello Stretto non accennano a diminuire. La Cina considera l’isola parte del proprio territorio, e uno scenario di escalation, per quanto nessuno voglia contemplarlo, trasformerebbe un problema di supply chain in una catastrofe industriale senza precedenti per Apple. Cook lo sa da tempo: già nel 2022 disse ai suoi che avere il 60% della produzione concentrata in un’unica geografia “probabilmente non è una posizione strategica”. Trovare alternative a TSMC è anche una questione di sopravvivenza a lungo termine.
Da qui la logica dei fornitori multipli. Apple ha già consolidato la regola di avere almeno due partner per ogni componente critica: schermi, memorie, modem, tutti approvvigionati da più parti. I chip principali erano rimasti l’eccezione. Ora quella logica si dovrebbe estender anche agli SoC.
Intel e Samsung: partner possibili, ma non equivalenti
I partner con cui Apple sta parlando hanno una lunga storia di collaborazione nel campo dei semiconduttori. Intel ha prodotto i processori per Mac dal 2006 al 2020, quando Apple decise di passare ai propri chip basati sull’architettura ARM. Samsung, più di un decennio fa, era già il partner produttivo per i chip degli iPhone. Entrambi hanno stabilimenti negli Stati Uniti e produrre chip in America significa anche venire incontro alle pressioni dell’amministrazione Trump, che considera la manifattura di semiconduttori sul suolo nazionale una priorità strategica.
Il punto è che Intel e Samsung non sono oggi equivalenti a TSMC. Samsung è seconda nel mercato foundry ma rimane distante per qualità e affidabilità sui nodi più avanzati. Intel sta cercando di costruire una divisione produzione conto terzi credibile sotto la guida di Lip-Bu Tan, ma è ancora agli inizi e il fatto che lo stabilimento Samsung visitato dai dirigenti Apple sia ancora in costruzione la dice lunga su quanto poco concreta sia, oggi, questa alternativa.
Per chi aspetta un Mac, la prospettiva immediata non cambia: i tempi di consegna resteranno lunghi ancora per mesi. Sul lungo periodo, Apple sta già costruendo una risposta: 100 milioni di chip arriveranno dallo stabilimento TSMC in Arizona nel 2026, un passo nella direzione giusta, ma ancora insufficiente a coprire i volumi globali dell’azienda.












