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L’Intelligenza artificiale farà scomparire i libri di auto-aiuto?

L’intelligenza artificiale arriva e fa strage. Forse è vero, forse no, ma è certo che in alcuni settori questo si sente di più che non in altri. Magari perché taglia inefficienze. O perché rende inutili certe pratiche e servizi. Ad esempio, salta fuori che c’è un settore dell’editoria a rischio, a fortissimo rischio. È quello dei cosiddetti libri di auto-aiuto.

Avete presente, no? I manualetti facili che insegnano tutto: da perdere peso in 3 giorni a guadagnare il primo milione in un anno o imparare a suonare l’ukulele con l’accordatura dei Dervisci Danzanti senza fatica. Ecco, questi forse evaporeranno per via dell’intelligenza artificiale, perché per creare quel tipo di informazione ChatGPT basta e avanza. A dirlo sono i numeri di mercato, come ha scoperto un autore del settore.

Un crollo che parla con i numeri

L’autore in questione è Tim Ferriss, lo scrittore statunitense che con Il corpo a 4 ore e La settimana lavorativa di 4 ore ha inventato il filone dell’auto-aiuto come decisione tecnica: dimagrire, dormire meglio, automatizzare il reddito. I dati di vendita del proprio catalogo, raccolti da BookScan e pubblicati di recente dallo stesso autore, restituiscono un quadro impietoso. Dopo un calo del 5% nel 2023 e del 13% nel 2024, le copie stampate sono crollate del 46% nel 2025 e procedono peggio ancora, attorno al 57%, nei primi mesi del 2026.

Sommando tutti i formati, stampa, ebook e audiolibro, le vendite dei suoi libri nel secondo semestre 2025 restano comunque inferiori del 45% rispetto al primo. L’agente letterario di Ferriss ha sintetizzato il fenomeno con una frase netta: il 2025 è stato il primo vero tracollo, il 2026 si annuncia ancora più severo, e l’unica variabile cambiata in quel periodo è la diffusione degli LLM, i grandi modelli linguistici.

Non si tratta di un caso isolato. Per il primo trimestre del 2026 Publishers Weekly ha registrato un calo del 9% nella saggistica statunitense rispetto allo stesso periodo del 2025, con l’auto-aiuto in testa al ribasso, meno 26,3% in unità vendute. Su sedici sottocategorie della saggistica solo due sono cresciute, hobby e fai da te e quella religiosa, segno che il fenomeno colpisce in modo selettivo proprio i contenuti prescrittivi.

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La logica di un settore che si ritira

La spiegazione che emerge dai dati, prima ancora che dalle opinioni, è quasi banale una volta enunciata. Un libro come Il corpo a 4 ore funziona come una tabella di consultazione travestita da narrazione, una sequenza di domande pratiche a cui corrispondono risposte altrettanto pratiche. Lo stesso Ferriss ha descritto i propri titoli come percorsi a bivi, manuali costruiti per essere interrogati più che letti dall’inizio alla fine.

Fino a pochi anni fa l’unica interfaccia disponibile per quel tipo di domande era il libro stampato. Oggi quella funzione è assorbita da un chatbot gratuito, capace di restituire in pochi secondi un protocollo personalizzato su peso, orario di lavoro e preferenze alimentari, attingendo al contenuto di migliaia di manuali analoghi. Non sorprende che in Italia il fenomeno corra parallelo a quello, ben documentato, dei testi piratati usati per addestrare i modelli linguistici, come abbiamo raccontato di recente a proposito delle cause legali contro le grandi piattaforme di intelligenza artificiale.

Il meccanismo, una volta innescato, non si ferma ai libri. Gli stessi editori, che denunciano da anni l’uso non remunerato dei propri contenuti per addestrare i chatbot, hanno visto eroso anche il traffico generato dalle ricerche online, come avevamo già segnalato a proposito della rivolta degli editori. Vale per i libri di auto-aiuto, ma anche per i video tutorial, i podcast prescrittivi e i corsi online: ogni formato che trasferisce istruzioni compete oggi con un’interfaccia istantanea e gratuita.

Il problema dietro al problema

C’è però un livello di lettura meno scontato, ed è quello su cui vale la pena soffermarsi. Il termine auto-aiuto, in inglese self-help, è sempre stato in parte fuorviante: l’aiuto arrivava da un altro essere umano, l’autore del manuale, spesso non più competente del lettore ma comunque disposto a mettere ordine nelle proprie esperienze. Quando quella funzione di mediazione viene assorbita da un sistema automatico, a sparire non è solo il prodotto editoriale ma la relazione asimmetrica, per quanto imperfetta, che lo sosteneva.

Il parallelo con l’informazione giornalistica è istruttivo. Negli Stati Uniti l’83% della popolazione non ha pagato per nessun contenuto informativo nell’ultimo anno, secondo i dati di Pew Research citati dallo stesso Ferriss, e di chi incontra un paywall solo l’1% estrae la carta di credito. Il resto chiede un riassunto a un chatbot, replicando la dinamica già osservata in Francia, dove la stampa si interroga apertamente sul rischio che l’intelligenza artificiale prosciughi il traffico verso i siti delle testate.

In Italia il fenomeno ha una declinazione specifica e misurabile. Secondo l’indagine dell’Associazione Italiana Editori di febbraio 2026, il 64% della popolazione ha usato ChatGPT, Copilot o Gemini per farsi riassumere un testo nell’ultimo anno, percentuale che tra gli universitari sale al 79%. Il mercato della cosiddetta varia, che include la saggistica, ha chiuso il 2025 con un calo del 2,1% a valore, mentre l’Italia osserva lo stesso processo di erosione già descritto a proposito del giornalismo senza più testimoni umani.

Cosa potrebbe restare in piedi

Non tutto, però, sembra destinato a seguire la stessa traiettoria. La distinzione che si delinea è quella tra informazione pura, facilmente sintetizzabile da un algoritmo, ed esperienza che dipende da una voce riconoscibile: narrativa, comicità, racconto personale. Nessuno chiede a un chatbot di riassumere uno spettacolo di cabaret, e una sintesi di un romanzo non sostituisce il romanzo, perché lì il valore non sta nell’informazione ma nello stile.

Resta un problema di affidabilità che riguarda proprio le sintesi automatiche su cui si fonda lo spostamento di domanda. Una ricerca della BBC, della quale avevamo già parlato qui a proposito dei riassunti generati dall’intelligenza artificiale, ha rilevato imprecisioni o distorsioni in oltre la metà dei sommari di notizie prodotti da ChatGPT, Copilot, Gemini e Perplexity. È un dettaglio che mette in discussione la qualità reale dell’alternativa che sta erodendo il mercato editoriale, non solo la sua convenienza.

Proprio per arginare la confusione tra contenuto umano e contenuto sintetico, negli Stati Uniti è stata proposta una legge, la NY FAIR News Act, che obbligherebbe le testate a segnalare quando un articolo è scritto in misura significativa da un sistema automatico, come abbiamo raccontato parlando dell’obbligo di dichiarare i contenuti generati con l’AI. Il contenuto originale, in questo scenario, non sparisce del tutto: diventa materia prima, qualcosa che la maggior parte delle persone non incontrerà mai direttamente, ma solo attraverso il filtro di una macchina che lo ha già letto al posto loro. Con buona pace dell’affidabilità e, se proprio vogliamo, anche del destino di chi del creare i contenuti ha cercato di fare un lavoro.

Tutte le notizie e gli approfondimenti sull’intelligenza artificiale sono disponibili nella sezione dedicata di macitynet.

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