Dal 22 settembre torna operativo il Bonus Colonnine Domestiche, ma questa volta chi deve ancora scegliere la wallbox farà bene a controllare il modello prima di acquistarlo. Per ottenere il contributo 2026 non basta infatti installare una generica infrastruttura di ricarica a norma: il dispositivo deve rispettare specifici requisiti tecnici e risultare nell’elenco ufficiale pubblicato dal GSE.
Le domande potranno essere presentate dalle ore 12.00 del 22 settembre 2026 alle ore 12.00 del 31 gennaio 2027. Il contributo copre l’80% delle spese ammesse, fino a 1.500 euro per una persona fisica e fino a 8.000 euro per gli interventi sulle parti comuni dei condomìni.
Bonus colonnine 2026, le informazioni essenziali
Il riferimento ufficiale è la pagina del Bonus Colonnine Domestiche del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornata con date, risorse, normativa e collegamenti alla procedura.
| Voce | Bonus Colonnine 2026 |
|---|---|
| Apertura domande | 22 settembre 2026, ore 12.00 |
| Chiusura | 31 gennaio 2027, ore 12.00 |
| Contributo | 80% delle spese ammissibili |
| Massimo privati | 1.500 euro |
| Massimo condomìni | 8.000 euro |
| Fondi 2026 | 15 milioni di euro |
| Installazioni 2026 | Completate dal 26 giugno al 31 dicembre 2026 |
| Wallbox | Conforme ai requisiti ARERA e presente nell’elenco GSE vigente alla data della domanda |
Quanto rimborsa il Bonus Colonnine
Il contributo è pari all’80% delle spese ammesse. Il tetto massimo è di 1.500 euro per ogni persona fisica richiedente e sale a 8.000 euro quando l’infrastruttura viene installata sulle parti comuni di un edificio condominiale.
Per sfruttare interamente il contributo massimo di 1.500 euro un privato deve quindi sostenere almeno 1.875 euro di spese ammissibili. Per raggiungere il massimo di 8.000 euro previsto per il condominio la spesa riconosciuta deve arrivare almeno a 10.000 euro.
Non c’è una soglia ISEE. Possono richiedere il contributo le persone fisiche residenti in Italia e i condomìni per gli interventi sulle parti comuni. Ditte individuali e società non rientrano invece tra i beneficiari di questa specifica misura.
Il programma ha una dotazione complessiva di 68 milioni di euro fino al 2030. Per il 2026 sono disponibili 15 milioni: 10 milioni provenienti dalle risorse residue del 2025 e 5 milioni stanziati per il 2026. Sono poi previsti 15 milioni per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029 e 8 milioni per il 2030.
Quali installazioni del 2026 possono ottenere il contributo
Per l’annualità 2026 conta la data in cui viene completata l’installazione. Sono ammesse le infrastrutture ultimate nel periodo compreso tra il 26 giugno e il 31 dicembre 2026.
Il contributo non può essere richiesto sulla base di un semplice ordine o di una wallbox ancora nella scatola. Acquisto e posa devono essere completati e l’installatore deve rilasciare la relativa dichiarazione di conformità.
Chi aveva seguito il nostro precedente approfondimento sugli incentivi 2026 per wallbox e ricarica domestica ricorderà che a luglio mancavano ancora le disposizioni tecniche definitive. Il decreto direttoriale del 4 agosto ha ora chiarito uno dei punti più importanti: per il 2026 il modello della stazione di ricarica deve essere presente nell’elenco del GSE.
La wallbox deve essere nell’elenco GSE
Questo è il controllo da fare prima di scegliere il prodotto.
L’articolo 4 del decreto direttoriale MIMIT del 4 agosto 2026 stabilisce che, per l’annualità 2026, i dispositivi devono rispettare i requisiti minimi previsti dall’articolo 4 della deliberazione ARERA 541/2020/R/eel e successive modificazioni.
C’è inoltre una condizione esplicita: il dispositivo deve risultare incluso nell’elenco ufficiale dei dispositivi di ricarica pubblicato dal GSE, nella versione vigente alla data in cui viene presentata la domanda.
La conseguenza pratica è importante. Una wallbox può essere regolarmente commercializzata e installabile in Italia senza essere automaticamente ammessa a questo contributo. Prima dell’acquisto conviene quindi controllare nell’elenco GSE marca, modello e versione esatti e ripetere la verifica prima di trasmettere la domanda.
GDC e NO GDC, cosa significano le due liste
Il GSE divide i dispositivi idonei in due gruppi. I modelli GDC dispongono della Gestione Dinamica del Carico e possono regolare automaticamente la potenza di ricarica in funzione della potenza ancora disponibile nell’abitazione. È una funzione utile, per esempio, quando insieme alla vettura sono in funzione una pompa di calore, il piano a induzione o altri apparecchi con assorbimenti elevati.
Esiste però anche un elenco di dispositivi NO GDC, privi di questa funzione ma comunque considerati idonei ai requisiti della delibera ARERA richiamata dal decreto.
La Gestione Dinamica del Carico non è quindi, da sola, la discriminante per ottenere il bonus: per il 2026 è essenziale che lo specifico dispositivo risulti nell’elenco GSE previsto dal decreto.
La presa rinforzata non va confusa con la wallbox incentivata
Chi percorre pochi chilometri al giorno può anche valutare soluzioni diverse da una wallbox. Abbiamo spiegato, per esempio, come funziona la presa rinforzata Green’up Access per la ricarica domestica, che utilizza il cavo portatile in Modo 2 e una linea elettrica dedicata.
È però un tema distinto dal Bonus Colonnine 2026. Non bisogna dedurre che una presa o un dispositivo adatto alla ricarica di un’auto sia automaticamente incentivabile: ai fini del contributo valgono le caratteristiche indicate dal decreto e, per il 2026, la verifica nell’elenco GSE.
Per chi vuole approfondire le soluzioni di ricarica fissa abbiamo trattato in passato anche le wallbox e stazioni di ricarica BTicino Green’Up. Anche in questo caso l’eventuale accesso al bonus va verificato sul modello specifico e sull’elenco GSE aggiornato, senza basarsi semplicemente sul nome della famiglia commerciale.
Quali spese rientrano nel bonus
Il contributo non riguarda soltanto il prezzo della wallbox. Tra le spese ammesse possono rientrare acquisto e posa dell’infrastruttura, impianti elettrici, opere edili strettamente necessarie, sistemi di monitoraggio, controllo e gestione della ricarica.
Sono inoltre ammissibili le spese di progettazione, direzione lavori, sicurezza e collaudo e, quando necessario, i costi per la connessione alla rete elettrica attraverso l’attivazione di un nuovo POD.
Restano invece escluse, tra le altre, imposte e tasse, acquisto di terreni o immobili, consulenze diverse da quelle espressamente previste, autorizzazioni edilizie e costi di esercizio dell’infrastruttura.
Pagamenti tracciabili e niente finanziamento
Un altro elemento da considerare prima dell’acquisto riguarda il pagamento. Le spese devono essere tracciabili e il decreto stabilisce che non possono essere effettuate mediante finanziamento.
Le FAQ ufficiali del MIMIT indicano bonifico bancario, SEPA Credit Transfer oppure carta di credito o debito intestata al beneficiario. I pagamenti devono essere riconducibili a un conto corrente intestato al soggetto che richiede il contributo.
La stessa spesa non può inoltre essere utilizzata per ottenere contemporaneamente altre agevolazioni nazionali, regionali o dell’Unione Europea, comprese quelle fiscali.
Cosa preparare prima di presentare la domanda
La domanda può essere inviata soltanto quando l’investimento è stato realizzato. Per evitare di arrivare allo sportello con documenti mancanti conviene preparare in anticipo:
- documento di identità e codice fiscale del richiedente;
- fatture elettroniche di acquisto e installazione, normalmente in formato XML scaricato dall’Agenzia delle Entrate;
- estratti conto che mostrino i pagamenti collegati alle fatture oppure la documentazione alternativa ammessa dalle disposizioni;
- dichiarazione di conformità dell’impianto rilasciata dall’installatore ai sensi del DM 37/2008;
- relazione finale relativa all’investimento realizzato e alle spese sostenute secondo la modulistica prevista;
- coordinate del conto corrente intestato al beneficiario sul quale ricevere il contributo;
- un indirizzo PEC valido e attivo per tutta la durata del procedimento.
Per i condomìni servono inoltre il codice fiscale del condominio, i dati e la documentazione dell’amministratore o del condomino delegato nei casi previsti e la delibera assembleare che autorizza i lavori sulle parti comuni.
La documentazione completa è descritta nelle FAQ MIMIT sul Bonus Colonnine Domestiche.
Dove si presenta la domanda dal 22 settembre
Il MIMIT dedica una pagina specifica alla misura 2026-2030. È questo il riferimento da controllare anche nei giorni immediatamente precedenti all’apertura dello sportello per eventuali aggiornamenti, avvisi e collegamenti alla procedura.
La gestione operativa è affidata a Invitalia. La domanda viene compilata online accedendo all’Area Personale di Invitalia, utilizzando SPID, CIE oppure CNS.
Dalla propria scrivania, quando lo sportello sarà attivo, bisognerà selezionare l’incentivo “Bonus colonnine domestiche” e seguire la procedura guidata per compilare il modulo e allegare la documentazione.
L’accesso tecnico all’Area Personale è disponibile all’indirizzo Invitalia Area Personale. Il modulo specifico del Bonus sarà utilizzabile con l’apertura dello sportello prevista per le ore 12.00 del 22 settembre.
Non sono ammesse modalità alternative di presentazione della domanda.
Una sola domanda e conta l’ordine di arrivo
Ogni beneficiario può presentare una sola domanda. Le richieste vengono ammesse all’istruttoria seguendo l’ordine cronologico di presentazione.
Questo non significa che basti arrivare per primi con una pratica incompleta: Invitalia verifica dati, documentazione e rispetto dei requisiti. Se le risorse vengono esaurite, il MIMIT ne darà comunicazione sul proprio sito.
Per il 2026 il plafond è di 15 milioni di euro. Chi ha già completato l’installazione e possiede tutta la documentazione ha quindi interesse a preparare la pratica prima del 22 settembre invece di iniziare a recuperare fatture, estratti conto e certificazioni soltanto dopo l’apertura.
Le FAQ precisano inoltre che, se la prima domanda viene dichiarata improcedibile, è possibile presentare una sola nuova domanda, entro il 31 gennaio 2027 e sempre nei limiti delle risorse ancora disponibili.
Prima di comprare la wallbox: il controllo che può evitare di perdere il bonus
Per chi deve ancora effettuare l’installazione, la sequenza più prudente parte dalla verifica del prodotto. Non è sufficiente che il preventivo riporti genericamente “wallbox 7,4 kW” o il nome della famiglia commerciale: occorre identificare modello e versione e confrontarli con l’elenco GSE dei dispositivi idonei.
Successivamente conviene chiedere all’installatore un preventivo nel quale siano separate le diverse voci di spesa e verificare prima del pagamento che fattura, modalità di pagamento e dichiarazione di conformità consentano di ricostruire senza ambiguità l’intero intervento.
L’ultimo controllo va effettuato poco prima di inviare la domanda: il decreto fa infatti riferimento all’elenco GSE vigente alla data della presentazione.
Le pagine ufficiali da conservare
Per seguire la misura senza affidarsi a informazioni non aggiornate il punto di partenza è la pagina ufficiale MIMIT del Bonus Colonnine Domestiche 2026-2030.
Da qui si può consultare anche il decreto direttoriale del 4 agosto 2026, le FAQ aggiornate del Ministero e, per la scelta del dispositivo, l’elenco GSE delle wallbox conformi alla Delibera ARERA 541/2020.
Per la presentazione vera e propria il riferimento è invece l’Area Personale Invitalia, dalla quale sarà accessibile il modulo elettronico durante il periodo di apertura dello sportello.













