Apple ha realizzato uno dei migliori MacBook Pro di sempre, ma la novità meno importante è proprio quella sulla quale ha attirato maggiormente l’attenzione: il touchscreen. È questa la tesi che emerge dalle prime recensioni internazionali dei nuovi modelli con display PROLED XDR di siti come The Verge, Wired, Bloomberg, Gizmodo, Mashable, 9to5Mac e Tom’s Guide, oltre che da alcune recensioni pubblicate su YouTube.
Il display OLED mette tutti d’accordo
Il protagonista incontrastato delle recensioni è il nuovo PROLED XDR Display. Il pannello tandem OLED, con luminosità di picco fino a 2.000 nit e contrasto dichiarato di 10 milioni a uno, viene considerato da diverse testate il miglior schermo mai montato su un portatile.
Luke Larsen su Wired lo definisce, appunto, il migliore mai realizzato per un laptop. Nei suoi test ha raggiunto 1.849 nit in HDR e oltre 1.000 nit con l’intero pannello illuminato. Valori elevatissimi e da sogno per chi lavora con video ad alta gamma dinamica.
Il salto rispetto al precedente mini-LED riguarda soprattutto i neri assoluti, il contrasto e l’eliminazione del blooming, gli aloni luminosi che possono comparire intorno agli elementi chiari su sfondi scuri.

Gizmodo ha confrontato il nuovo MacBook con un Lenovo Yoga OLED, rilevando una migliore gestione delle alte luci e dei dettagli. Il sito sottolinea anche il supporto agli spazi colore P3 e Adobe RGB e alle modalità di riferimento professionali.
Il precedente mini-LED, però, era già eccellente. Nella normale visualizzazione di video e fotografie il miglioramento può risultare meno evidente di quanto suggeriscano le specifiche tecniche.
Buoni anche i giudizi sul trattamento antiriflesso, mentre sull’opzione nano-texture le opinioni divergono: Wired la consiglia a chi lavora all’aperto, mentre Gizmodo ritiene già molto efficace il vetro standard.
Una riserva tecnica arriva dai test video di Media Storm, che hanno rilevato una modulazione PWM a 240 Hz, potenzialmente fastidiosa per le persone sensibili allo sfarfallio degli OLED. Resta da capire quanto possa incidere nell’utilizzo prolungato.
Il touchscreen funziona, ma si usa poco
La grande novità storica del MacBook Pro, intorno alla quale si è incentrata parte del marketing del prodotto, lo schermo touch, è anche quella che convince meno. Con la sua introduzione Apple ha abbandonato una posizione mantenuta per sedici anni, quando Steve Jobs aveva escluso l’utilità di uno schermo sensibile al tocco sui portatili.
David Pierce su The Verge racconta di essersi spesso dimenticato che il computer avesse uno schermo sensibile al tocco. Ha trovato utile ingrandire fotografie con le dita, controllare video o mostrare qualcosa a un’altra persona. Nell’uso abituale, però, ha continuato a preferire mouse e trackpad. La ragione è semplice: toccare lo schermo equivale generalmente a fare clic, operazione spesso più pratica con il puntatore.
Apple ha adattato alcuni elementi di macOS 27, aumentando la spaziatura dei menu e ingrandendo i pulsanti delle finestre quando vengono selezionati con le dita. Si possono scorrere pagine, ingrandire immagini, spostare finestre e passare da uno spazio di lavoro all’altro. Ma sono operazioni che spesso risultano più comode con il trackpad.
Anche Chris Welch su Bloomberg stima di aver utilizzato il touchscreen per appena il 15% delle interazioni. Apprezza la possibilità di manipolare direttamente alcuni controlli, ma considera il touch una funzione secondaria.
Rimane poi il problema ergonomico sollevato anni fa da Steve Jobs: tenere il braccio sollevato per interagire con uno schermo verticale è scomodo. Inoltre molti controlli delle applicazioni desktop sono piccoli e poco adatti alle dita.
Wired considera anche l’integrazione ancora incompleta. Manca il supporto ad Apple Pencil, non compare una tastiera virtuale quando si seleziona un campo di testo e poche applicazioni sfruttano davvero il multitouch.
Altri giudizi sono più favorevoli. Tom’s Guide ha trovato il touchscreen estremamente reattivo, mentre alcuni videorecensori raccontano di aver cominciato spontaneamente a toccare anche gli schermi dei loro vecchi MacBook.
L’utilità maggiore emerge con iPhone Mirroring, funzione ancora non disponibile in Europa, che permette di controllare l’iPhone riprodotto sul Mac direttamente con le dita. Anche gli sviluppatori possono provare le applicazioni iOS in maniera più naturale. Alcune funzioni di Lightroom, Pixelmator Pro e Logic Pro traggono beneficio dal tocco.
Più leggero, ed è un vantaggio importante
Il miglioramento che sorprende maggiormente diversi recensori è la riduzione del peso.
Il MacBook Pro OLED da 14 pollici passa da circa 1,6 a 1,36 kg, mentre il 16 pollici scende da circa 2,1 a 1,8 kg. Entrambi sono leggermente più sottili e compatti.
Chance Miller di 9to5Mac considera proprio il peso una delle novità più importanti. Dopo anni trascorsi a preferire il modello da 14 pollici per la trasportabilità, il nuovo 16 pollici lo ha portato a riconsiderare la propria scelta.
Il risultato è significativo perché Apple ha mantenuto tutte le porte e le caratteristiche professionali introdotte con il redesign del 2021.
Prestazioni elevate, ma nessun salto rispetto ai modelli precedenti
Il nuovo design non porta una nuova generazione di processori. I MacBook Pro OLED utilizzano gli stessi M5 Pro e M5 Max dei modelli mini-LED presentati a marzo.
Le misurazioni confermano prestazioni sostanzialmente identiche a parità di chip. Il sistema di raffreddamento riprogettato riesce a mantenere livelli elevati di potenza nonostante il telaio più sottile.
I risultati rimangono eccellenti per montaggio video, rendering, fotografia e applicazioni professionali. Nei test di Tom’s Guide, le configurazioni M5 Pro e M5 Max hanno ottenuto punteggi molto elevati nei benchmark CPU, GPU e nelle applicazioni Adobe.
Le prove video mettono però in evidenza un limite: per i videogiochi, i portatili Windows con GPU dedicate di fascia alta continuano a offrire vantaggi, sia nelle prestazioni sia nella disponibilità di titoli.
Il Mac risulta invece interessante per l’esecuzione di modelli di intelligenza artificiale in locale grazie alle grandi quantità di memoria unificata configurabili, anche se i modelli più complessi rimangono fuori portata o risultano meno capaci dei servizi cloud.
Quanto al raffreddamento, i giudizi sono positivi, ma Gizmodo segnala ventole rumorose sotto carichi estremi. Nell’utilizzo quotidiano, invece, diversi recensori riferiscono di non averle quasi mai sentite.
Autonomia invariata, audio più potente ma non per tutti
Il passaggio all’OLED e l’aggiunta del touchscreen non sembrano aver penalizzato la batteria.
Nei test video riportati da Tom’s Guide, il modello da 16 pollici ha superato le 21 ore di autonomia, praticamente lo stesso risultato della versione mini-LED. Anche Bloomberg e The Verge confermano una durata sufficiente per affrontare un’intera giornata di lavoro.
Più contrastanti le opinioni sull’audio. Apple ha riprogettato il sistema a sei altoparlanti promettendo bassi più profondi del 50%.
Wired, Gizmodo e Mashable apprezzano il suono più ricco e coinvolgente, soprattutto con film e contenuti multimediali. Bloomberg e The Verge trovano invece i bassi talvolta eccessivi, con una perdita di equilibrio e chiarezza nella riproduzione musicale e delle voci.
Il prezzo resta il vero ostacolo
In Italia i nuovi MacBook Pro OLED partono da 3.399 euro per il 14 pollici e 3.999 euro per il 16 pollici. Negli Stati Uniti il sovrapprezzo rispetto ai corrispondenti modelli mini-LED è di 400 dollari, senza alcun incremento della potenza di calcolo.
Per Mashable il costo è giustificato dalla qualità complessiva del computer, soprattutto per chi sfrutta professionalmente lo schermo. Bloomberg considera sensato spendere di più per OLED e peso ridotto quando il portatile viene utilizzato intensamente per attività creative.
Wired è più prudente. Chi possiede già un MacBook Pro con M5 Pro o M5 Max difficilmente troverà motivi sufficienti per cambiarlo. Per chi arriva da un M1 o M2, invece, il salto può essere molto più interessante.
C’è anche una questione di tempistica: i processori M5 Pro e M5 Max hanno già diversi mesi e alcune indiscrezioni indicano che Apple potrebbe passare direttamente alla generazione M7 Pro e M7 Max nel prossimo aggiornamento.
I nuovi modelli, per i quali Amazon ha aperto i preordini, sono disponibili nelle versioni MacBook Pro OLED da 14 pollici e MacBook Pro OLED da 16 pollici.
Il giudizio prevalente è che Apple abbia migliorato sensibilmente un portatile già eccellente, offrendo uno schermo di riferimento, un design più leggero e un’autonomia invariata. Il touchscreen aggiunge qualche comodità, ma al momento non cambia l’esperienza d’uso. Per capire se diventerà una caratteristica importante del Mac bisognerà soprattutto vedere come evolveranno macOS e le applicazioni.




















