Pagare 200 dollari per avere 256 GB di memoria in più su un iPhone, quando ad Apple quei chip costano appena 15 dollari. Un margine lordo stimato del 92,5%, che aiuta a capire quanto Cupertino abbia guadagnato negli anni vendendo capacità di archiviazione aggiuntiva e accumulando profitti enormi.
Quanto guadagna Apple sulla memoria degli iPhone
La storia la racconta il Wall Street Journal, descrivendo un’attività estremamente redditizia, alimentata per anni da due fattori: la capacità di Apple di convincere i clienti a pagare cifre elevate per avere più memoria e le durissime condizioni commerciali imposte ai fornitori, grazie al suo dominio del mercato.
Un esempio è quello di iPhone 17 Pro. Nel 2025, per passare da 256 a 512 GB Apple chiedeva 200 dollari, mentre la memoria NAND aggiuntiva aveva un costo stimato di appena 15 dollari. La differenza era di 185 dollari.
Parliamo del margine lordo incrementale sul componente, non dell’utile netto ricavato dalla vendita di un iPhone. Ma il dato rimane impressionante e riflette una politica applicata a tutta la gamma: storicamente i margini lordi sugli upgrade di iPhone e iPad avrebbero superato l’80% del prezzo richiesto al cliente, con percentuali molto simili anche sui Mac.
Nel 2023, mentre l’industria delle memorie registrava perdite operative complessive stimate da Bernstein Research in 19 miliardi di dollari, Apple avrebbe ottenuto 14 miliardi di profitto lordo vendendo capacità di archiviazione aggiuntiva.
L’intelligenza artificiale cambia i margini
La situazione è cambiata con la crescente richiesta di memorie da parte dei grandi centri dati. Microsoft, Amazon, Google e Meta acquistano enormi quantità di chip per le infrastrutture AI, contribuendo all’aumento dei prezzi e riducendo il potere contrattuale di Apple.
Secondo le elaborazioni di TechInsights citate nell’inchiesta del Wall Street Journal, su iPhone 18 Pro il costo stimato dei 256 GB aggiuntivi sarebbe salito da 15 a 66 dollari.
Con un sovrapprezzo di 200 dollari, il margine lordo incrementale scende così da 185 a 134 dollari, passando dal 92,5% al 67%.
Apple continua quindi a guadagnare cifre importanti sugli upgrade, anche se una parte della redditività viene assorbita dai maggiori costi industriali. Nel frattempo, Cupertino ha anche aumentato sensibilmente i prezzi dei propri prodotti.
Il mercato delle memorie è ciclico e l’attuale domanda legata all’intelligenza artificiale potrebbe prima o poi rallentare. Quando i chip torneranno a costare meno, Apple ridurrà anche i prezzi degli upgrade oppure recupererà semplicemente i margini perduti?


















