Cifratura telefoni, il direttore FBI critica ancora le aziende IT

L'uomo voluto dal dipartimento di Giustizia USA dopo il siluramento del direttore dell'Fbi James Comey, torna sulla questione cifratura: “Nessuna persona di buon senso metterebbe in discussione il nostro diritto di accedere ai telefoni".

Robert Mueller, l’uomo voluto dal dipartimento di Giustizia dopo il siluramento del direttore dell’Fbi James Comey, critica il sistema di cifratura dei telefoni,. Tornando sull’annoso dibattito su crittografia e terrorismo, il direttore dell’agenzia investigativa non nominata direttamente Apple in un commento riportato da The Washington Examiner ma le critiche alle aziende del mondo IT che sfruttano tecniche di cifratura per proteggere i dati sui dispositivi da loro commercializzati, riguardano anche Apple che è addirittura il portabandiera (se non altro per volumi di vendita oltre che di immagine) di questo settore.

Parlando alla fine della passata settimana, nel corso di una colazione di affari nel Maryland, Rosenstein ha fatto l’esempio del telefono di Devin Patrick Kelley, l’ex militare di 26 anni che ha ucciso 26 persone in una sparatoria nella chiesa di Sutherland Springs, in Texas, prima di morire anche lui.

L’FBI è in possesso dell’iPhone di Kelley ma il telefono è bloccato (per un clamoroso errore dell’ente investigativo di polizia federale degli Stati Uniti d’America) e gli investigatori non riescono ad aggirare il codice di blocco e accedere al telefono.

“Nessuno ha il legittimo interesse alla privacy di quel telefono” ha detto Rosenstein. “Il sospettato è deceduto. Anche se fosse vivo, sarebbe legale per la polizia e il procuratore scoprire ciò che si trova nel telefono”.

Il problema è simile a quanto già accaduto nel 2015 con l’iPhone 5c dell’attentatore di San Bernardino. All’epoca si era scatenata una lotta tra Apple e FBI, con la prima che spiegava di non avere nessuna chiave di accesso e la seconda che spingeva affinché le varie aziende integrano una chiave di accesso secondaria che consenta loro di accedere sempre e comunque agli smartphone. Il CEO di Apple Tim Cook ha più volte spiegato che una simile richiesta è inaccettabile, affermando che sarebbe una decisione «senza precedenti, che mette in pericolo la sicurezza dei nostri utenti» e che “nelle mani sbagliate, quel software – che a oggi non esiste – potrebbe sbloccare qualunque iPhone sia in possesso fisico di chiunque”.

Braccio di ferro tra Apple ed FBI
Braccio di ferro tra Apple ed FBI

L’FBI ha più volte cercato di smentire la tesi di Cook ma quest’ultimo ha ribadito che “una volta creata, la stessa tecnica potrebbe essere usata ancora e ancora, su un qualunque numero di device”. “Nel mondo fisico, sarebbe l’equivalente di un passe-partout, in grado di aprire centinaia di milioni di lucchetti – di ristorante e banche, negozi e case. Nessuna persona ragionevole lo accetterebbe”.

L’impossibilità di sbloccare il dispositivo di Kelley rimettono all’ordine del giorno la questione cifratura. “Quando qualcuno spara a decine di americani innocenti” ha detto Rosenstein, “vogliamo che le forze dell’ordine siano in grado di comprendere le comunicazioni avvenute sul telefono e accedere ai dati memorizzati”. “Ci sono elementi che potremmo avere bisogno di conoscere

“A dirla tutta” continua Rosenstein, “nessuna persona di buon senso metterebbe in discussione il nostro diritto di accedere al telefono”. “Le aziende che costruiscono questi sistemi affermano di aver progettato il sistema operativo in modo che neanche le aziende stesse siano in grado di accedere, anche quando un giudice federale obblighi a farlo”.

il numero due del Dipartimento di Giustizia continua spiegando che oltre a tempo e denaro, questi ritardi hanno sicuramente un costo in termini di vite umane”, “un prezzo troppo alto da pagare. È necessario trovare una soluzione.