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Gli occhiali Meta riconoscono i volti e li archiviano nell’app

Un sistema di riconoscimento facciale è  dentro all’app degli occhiali smart Meta. Chiunque venga inquadrato dalla fotocamera finisce archiviato nel telefono di chi li indossa ma né chi viene ripreso né chi porta gli occhiali lo sa.

Lo ha scoperto WIRED analizzando il codice dell’app Meta AI, scaricata su oltre 50 milioni di telefoni, con conferma indipendente della Electronic Frontier Foundation. La funzione si chiama internamente NameTag e non è ancora attiva per i consumatori, ma l’infrastruttura tecnica è già distribuita sui dispositivi da mesi, senza che Meta lo avesse mai comunicato.

Come funziona NameTag

NameTag opera su tre modelli AI che risiedono già sul telefono degli utenti: uno rileva i volti inquadrati dagli occhiali Ray-Ban e Oakley, uno li ritaglia, un terzo li converte in faceprint, una sequenza di 2.048 numeri che rappresenta in modo univoco i tratti del viso.

Quando verrà attivato, il sistema confronterà ogni volto con quelli memorizzati nel database sul telefono del portatore. I volti riconosciuti genereranno una notifica. Quelli non riconosciuti verranno comunque ritagliati, indicizzati e salvati in una cartella “in attesa”.

Il ricercatore indipendente noto come Buchodi ha verificato che il sistema funziona già. Ha aggiunto manualmente il faceprint del filosofo Michel Foucault al database collegando il telefono in modalità debug, poi ha puntato gli occhiali su un’immagine di Foucault. La risposta è arrivata immediata: “Person recognized.”

Chi finisce nel database dei volti riconoscibili e come questo sistema verrà usato? Sono le due domande che restano senza risposta.

L’unico indizio è il nome che una versione di maggio dell’app assegnava alla funzione, “Connections”, con l’invito a “ricordare le persone che hai incontrato”. Suggerisce un uso tra conoscenti. Ma non è chiaro se il portatore costruisce il database manualmente, se Meta lo alimenta attingendo ai profili social degli utenti, o entrambe le cose.

Il fatto che i faceprint vengano scaricati dai server Meta e archiviati sui dispositivi degli utenti significa che Meta ha comunque un ruolo attivo nella gestione dei dati. Restano uno strumento personale per riconoscere i propri contatti, o qualcosa di più esteso?

Il portavoce Meta Ryan Daniels si è limitato a parlare di semplice “esplorazione” e a garantire che l’azienda non sta costruendo un database centrale di volti. Ma il codice analizzato da WIRED mostra che il sistema è già configurato per scaricare faceprint dai server Meta e archiviarli sui dispositivi degli utenti.

Detto e fatto

Il vero nodo nasce dalla distanza tra quello che Meta ha fatto e quello che ha detto. Ad aprile un portavoce aveva dichiarato a WIRED che, se avesse deciso di usare il riconoscimento facciale, avrebbe adottato “un approccio molto ponderato”. Da gennaio i componenti principali di NameTag erano già nei telefoni di milioni di persone, senza che fosse stato mai comunicato.

Stando a quanto pubblicato dal New York Times a febbraio, Meta stava aspettando il momento giusto per agire: quello segnato da un “ambiente politico dinamico”, in cui i gruppi della società civile sarebbero stati troppo occupati altrove per reagire.

Gli occhiali Oakley Meta rilanciano funzioni e prezzo - macitynet.it

La posta in gioco

Gli occhiali smart sono oggi il mercato su cui tutti stanno puntando. Meta con i Ray-Ban è il leader indiscusso, con Google e Samsung che hanno appena annunciato i loro occhiali con Gemini, attesi in autunno 2026. Apple ha abbandonato i visori e punta tutto sugli occhiali smart, con un lancio atteso entro fine 2027. Quando Cupertino entrerà in questo segmento, la privacy sarà inevitabilmente al centro del prodotto e del posizionamento, esattamente come è successo con iPhone e App Store. Su quella sfida si giocheranno anche le future mosse degli enti regolatori europei e americani, che osservano il settore con attenzione crescente.

Meta arriva a questo appuntamento con un bagaglio pesante. Già nel 2021 aveva annunciato di aver eliminato oltre un miliardo di faceprint e chiuso il sistema di riconoscimento automatico su Facebook, dopo aver pagato 650 milioni di dollari per una class action in Illinois. Nel 2024 altri 1,4 miliardi al Texas per raccolta illecita di dati biometrici. Come ha detto a WIRED Joseph Jerome, ex funzionario di Meta Reality Labs, quella chiusura non era mai stata intesa internamente come una rinuncia definitiva. “C’era sempre questa tensione: quando torniamo a usare il riconoscimento facciale?”

Nel mercato degli occhiali smart la fiducia degli utenti vale quanto la tecnologia. E Meta, su questo terreno, sta già partendo in svantaggio.

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