Huawei registra il marchio del sistema operativo alternativo ad Android

Huawei accelera la registrazione dei marchi del suo sistema operativo alternativo ad Android: ora il colosso cinese registra HongMeng e Huawei HongMeng

Huawei registra il marchio del sistema operativo alternativo ad Android

L’era post-Android di Huawei ha un nome: HongMeng è infatti il nome del sistema operativo alternativo da lanciare sul mercato in tempo con la scadenza della licenza di Google, prevista per il mese di agosto.

Al momento Huawei sembra tenere aperte tutte le strade possibili, infatti mentre prosegue lo sviluppo della sua interfaccia EMUI 10 basata sul nuovo Android Q, la multinazionale continua a registrare i marchi del suo sistema operativo proprietario da utilizzare in caso estremo. Il marchio HongMeng del colosso cinese ora è stato registrato in diversi paesi, a conferma che la via è tracciata e la società ha fretta di creare una soluzione rapida ed efficace.

Del caso Huawei si parla con insistenza da quasi un mese, da quando cioè l’americana Google si è trovata costretta ad adeguarsi all’ordine esecutivo firmato da Donald Trump sospendendo qualsiasi collaborazione con Huawei.

Huawei registra il marchio del sistema operativo alternativo ad Android

In realtà nei giorni scorsi erano emersi altri nomi alternativi come Ark e Oak, ma HongMeng è ad oggi il marchio che è stato depositato per un maggior numero di volte in diversi continenti, sia nella variante poc’anzi descritta sia sotto l’etichetta Huawei HongMeng.

Non è un segreto che Huawei stia lavorando da tempo a un piano B, una alternativa a Google Android da utilizzare nel caso la situazione lo richieda, anche se non è chiaro in cosa ciò dovrebbe consistere. Pare infatti che HongMeng supporterà le app Android, probabilmente sulla versione Open Source dello stesso, ed è apparentemente confermata anche la volontà di voler continuare a collaborare con la società da parte di Google.

La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti ha incrinato i rapporti tra i due paesi ma non è escluso un possibile dietrofront, nel caso in cui i due governi dovessero raggiungere un accordo.