Musica in streaming: «Il 30% richiesto da Apple è una stro#**ta»

Etichette discografiche, Spotify e servizi analoghi di musica in streaming stroncano la commissione del 30% richiesta da Apple. In attesa del nuovo servizio musicale di Cupertino la situazione diventa incandescente

Spotify si difende: “nel 2013 pagheremo un miliardo di dollari di diritti musicali”

Il settore della musica in streaming è diventato incandescente in attesa del nuovo servizio musicale in arrivo da Apple di cui è attesa la presentazione a giugno durante la WWDC 2015. Nelle scorse settimane sono state avviate ben 3 indagini nei confronti di Apple, secondo gli addetti ai lavori le accuse di concorrenza sleale e di strategie anti competitive da parte di Cupertino nel settore della musica sono partita da Spotify. Il collegamento non è accertato ma pochi escludono che sia stata proprio Spotify a segnalare possibili pratiche sleali di Apple, ottenendo così l’interesse della Commissione Europea, del Dipartimento di Giustizia USA e infine anche della Federal Trade Commission.

Ora però la diatriba si è ulteriormente estesa e infuocata. Manager delle etichette discografiche e anche dei servizi di musica in streaming, ancora una volta viene citata Spotify in particolare, stroncano la commissione del 30% che Apple richiede per ogni transazione e acquisto su App Store. L’esempio, riportato da The Verge, è immediato: se un utente si abbona a Spotify premium via Internet paga 9,99 dollari, ma se lo stesso abbonamento è attivato all’interno dell’app Spotify per iOS il prezzo sale a 12,99 dollari, questo perché la maggiorazione va a coprire la commissione richiesta da Apple. Questo meccanismo assicura un vantaggio certo a Cupertino che, nonostante i costi se non fissi decisamente poco variabili imposti dai diritti per le etichette discografiche, potrebbe lanciare il nuovo Beats Music o il nuovo servizio di musica in streaming senza dover computare la commissione tra i propri costi.

Da Oltre Oceano arrivano commenti e giudizi al fulmicotone attribuiti a manager e addetti ai lavori come per esempio «Il 30% richiesto da Apple è una stro#**ta» e altre sullo stesso tono. La situazione incandescente non permette ancora di prospettare una soluzione: per il momento sembra che alcune etichette, soprattutto Universal Music Group, vogliano spingere Spotify e simili ad abbandonare il modello gratuito per la musica in streaming, giudicato insostenibile sul lungo periodo. Le stesse ragioni avrebbero costretto Apple ad aumentare il prezzo di abbonamento per il proprio nuovo servizio: secondo le prime indiscrezioni Cupertino mirava a 5 dollari al mese ma il mancato accordo con le etichette lo avrebbe spinto prima a 7,99 dollari solo per essere nuovamente respinto. Per tutte queste ragioni alcuni prevedono che anche il nuovo servizio della Mela sarà lanciato a un prezzo simile a quello dei player attuali, quindi intorno ai 10 dollari al mese, ma questo rimane tutto da vedere.

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