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Niente più falsi dai profili Instagram: meta ritira la funzione AI

Meta ha rimosso improvvisamente una nuova e discussa funzionalità che permetteva agli utenti di sfruttare l’intelligenza artificiale per generare immagini fittizie partendo dai contenuti pubblicati su Instagram.

Anche questa opzione faceva parte del lancio di Muse Image, l’inedito strumento di generazione visiva basato su AI rilasciato dal colosso dei social network. Attraverso questa funzione, chiunque utilizzi la chat di Meta AI poteva menzionare un account pubblico e utilizzare rapidamente i suoi post per creare o modificare immagini tramite algoritmi.

Il meccanismo ha immediatamente scatenato una bufera legata alla tutela della privacy, spingendo l’azienda guidata da Mark Zuckerberg ad ammettere l’errore e a rimuovere la funzione, dichiarando esplicitamente di aver mancato l’obiettivo.

A sollevare le polemiche più accese è stato soprattutto il fatto che l’opzione fosse attiva di default per tutti gli iscritti. Di conseguenza, chiunque possedesse un profilo pubblico rischiava di vedere le proprie sembianze utilizzate e rielaborate a sua insaputa e senza alcuna autorizzazione.

Non è la prima volta che Meta viene criticata per il rapporto tra AI e dati personali. In passato aveva già introdotto la possibilità di opporsi all’uso di post, foto e commenti per l’addestramento dell’intelligenza artificiale, dopo le polemiche sull’impiego dei contenuti pubblicati dagli utenti.

Meta ci ripensa e ritira la funzione AI che creava falsi dai profili Instagram - macitynet.it

Il modello scelto da Meta è quello dell’opt-out: la funzione è disponibile e l’utente deve eventualmente disattivarla. Per molti critici, invece, una funzione così sensibile dovrebbe funzionare solo con un consenso esplicito, quindi con un modello opt-in.

La decisione di fare marcia indietro è stata accolta con grande favore da diverse organizzazioni. Il sindacato hollywoodiano Sag-Aftra ha definito il dietrofront dell’azienda come una vera e propria vittoria, dopo aver esortato i propri membri e tutti gli utenti della piattaforma a muoversi per difendere la propria immagine personale davanti a quello che era stato giudicato un totale errore di valutazione sui pericoli intrinseci di una simile tecnologia.

Sulla stessa linea si è espressa Privacy International, associazione umanitaria con sede a Londra, che ha evidenziato ai microfoni della BBC come questo episodio sia solo l’ennesima conferma di come le aziende che lavorano nel settore dell’AI considerino i dati e le foto delle persone come semplice materiale grezzo da sfruttare.

Dalle intenzioni al disastro

Nel giustificare il ritiro della funzione, la casa madre di Instagram ha spiegato che l’intenzione iniziale era quella di offrire uno strumento creativo utile, lasciando alle persone il controllo sulla possibilità che i propri contenuti pubblici venissero presi come riferimento. L’azienda ha tuttavia aggiunto di aver ascoltato le critiche e di aver agito di conseguenza.

Al momento del debutto di Muse Image, Meta aveva specificato che lo strumento sarebbe stato limitato a Instagram, sebbene nei piani aziendali ci sia l’introduzione di ulteriori funzionalità legate all’intelligenza artificiale anche su WhatsApp, Facebook e Messenger, oltre a un tool per la generazione di video attualmente in fase di sviluppo.

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