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Night Shift e affini non aiutano a migliorare il sonno secondo uno studio

Da uno studio sugli effetti nel sonno delle funzioni che negli smartphone consentono di regolare colori e luminosità dello schermo, come ad esempio la funzione Night Shift di Apple, emerge che queste modalità servono a poco o nulla per migliorare la qualità del sonno.

La modalità Night Shift di Apple è stata introdotta con iOS 9 (arrivata in seguito anche su Mac) e sfrutta l’orologio e la geolocalizzazione di iPhone e iPad per regolare in automatico i colori del display sulle tonalità più calde della gamma quando si fa sera, elemento che secondo alcuni dovrebbe aiutare a dormire meglio chi è abituato a consultare questi dispositivi prima di addormentarsi.

Funzioni equivalenti al Night Shift si trovano ora su vari smartphone e, sono state presentate da vari ricercatori come ideali per contrastare uno dei presunti nemici della qualità del sonno: la luce blu emessa dagli schermi dei device, soprattutto se utilizzati prima di dormire.

Il consenso generale tra la maggior parte degli scienziati è che la luce blu modifica i nostri ritmi circadiani rendendo più difficile prendere sonno a chi è esposto ad una illuminazione di tale colore. Per questo Apple e altri produttori di smartphone hanno predisposto modalità che consentono di ridurre la quantità totale di luce emessa dai dispositivi la sera, regolando automaticamente i colori del display sulle gradazioni più calde dello spettro per ridurre l’affaticamento degli occhi.

Uno studio dice che Night Shift e modalità simili non aiutano a migliorare il sonno

Uno studio pubblicato su “Sleep Health”, smonta tali presupposti. Sono stati eseguiti test con gruppi di persone che hanno usato la funzione Night Shift e altri che non l’hanno usata, evidenziando nessuna differenza rilevante tra l’uno e l’altro gruppo nella qualità del sonno.

Ai test hanno partecipato 167 adulti di età tra i 18 e i 24 anni che hanno riferito di usare lo smartphone quotidianamente. Ai partecipanti è stato chiesto di passare almeno 8 ore a letto e sono stati monitorati con un’app sul telefono e un accelerometro al polso per monitorare il sonno effettivo. Dopo tutta una serie di test non sono emerse differenze nella qualità del sonno tra chi usa Night Shift e chi non lo usa. La luce blu emessa dai display è solo uno dei fattori che rende difficile addormentarsi ma a complicare il sonno sono ovviamente azioni quali l’interazione, lo scorrimento dei contenuti nei display, i post e così via, elementi che comportano stimolazioni cognitive e psicologiche che impediscono di prendere sonno.

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