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Recensione Bowers & Wilkins T7, cassa Bluetooth di design che suona al top

Bowers & Wilkins, una delle aziende più rispettate al mondo nel campo della musica, ha sempre dimostrato grande attenzione per l’universo Apple. È stata una delle prime a creare dei dock per iPod e successivamente ha prodotto Zeppellin, che potremmo definire il primo speaker di fascia alta per il mondo della Mela e anche uno dei primi in assoluto per i dispositivi mobili. Infine è stata leader con la versione AirPlay dello stesso Zeppelin. In questo scenario si è però tenuta stranamente distante dalla tecnologia Bluetooth e dal fattore di forma “mini” che oggi impera.  Questo fino al lancio del Bowers & Wilkins T7, un cassa che abbiamo avuto modo di provare nei giorni scorsi e che rientra a pieno titolo nel main stream, almeno quello delle dimensioni e delle tecnologie wireless, di oggi.

Il T7 com’è fatto
Prima di dire che cosa c’è dentro al Bowers & Wilkins T7, si deve dire che c’è fuori: un design originale e distintivo, classico di B&W, che qui anche in una dimensione ridotta (ma non troppo: 210 x 114 x 54 mm per circa 1 KG) appare, come gli A7 o il citato Zeppelin, come qualche cosa di del tutto diverso da quanto visto sul mercato. Pur in una forma che potrebbe apparire banale, in fondo si tratta di un parallelepipedo interamente nero e grigio, ci sono una serie di dettagli che lo rendono originale e molto intrigante. L’aspetto più evidente è la struttura semitrasparente con l’interno a nido d’ape che tiene sospeso il cuore elettronico e gli altoparlanti del T7. Bowers & Wilkins, che definisce questa tecnologia Micro Matrix, ci fa sapere che la cornice non ha solo un’evidente e molto pronunciata funzione estetica ma anche quella di assorbire le vibrazioni, rendere il suono più pulito e aumentare la stabilità dell’apparato in fase di riproduzione. Aspetto funzionale a parte, la cornice è sicuramente un tratto stilistico unico e, almeno al nostro gusto, un elemento di grande pregio che consente di fare del T7 un vero elemento d’arredo.

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Contribuiscono a questo ruolo anche i rifiniti e piacevoli pannelli in metallo brunito con griglie finissime (una traforata ovalmente sul retro e una più ampia sul fronte) per la diffusione del suono. Intorno una cornice in gomma opaca piacevole al tatto, benchè un po’ propensa a catturare la polvere, fornisce l’impressione di grande cura ai materiali, oltre ad avere anch’essa un aspetto funzionale antiscivolo. La cornice nasconde dei LED che segnalano l’operatività e la carica della batteria interna. Sul retro troviamo solo due prese dedicate “al pubblico”: una per collegare un jack 3,5 pollici e una per la ricarica. La porta MicroUSB non serve per alimentare la batteria ma solo per un eventuale aggiornamento del firmare. Un piccolo foro serve a resettare il dispositivo in caso di emergenza e cancellare i vari “paring” eseguiti.

All’interno ci sono due drive da 50mm realizzati in fibra di vetro e due radiatori passivi. Il tutto è gestito da un DAC derivato da quello dello Zeppelin. B&W supporta il codec aptX che dovrebbe garantire, in dispositivi compatibili (gli iPhone, gli iPad e i prodotti Mac non lo sono) ad una migliore qualità del suono.

Il Bowers & Wilkins T7 funziona grazie ad una batteria molto generosa, la più potente nella classe dei dispositivi portatili che abbiamo provato. Promette 18 ore di autonomia e non abbiamo difficoltà a credere ai tecnici della casa britannica: nel corso della nostra prova durata giorni, non abbiamo mai ricaricato il T7, calcolando 13 ore di riproduzione a volume medio basso; al momento in cui scriviamo il sistema segnala con due LED (su 5) accesi circa un 40% di energia residua, il che è sensazionale. È merito, almeno parzialmente, della scelta di non usare un caricabatterie USB ma di affidarsi ad una presa a muro, il che se da una parte riduce la comodità, dall’altra ha consentito a B&W di integrare una batteria ad alta capacità, senza costringere ad attendere una decina di ore per la ricarica.

Trattandosi di un prodotto Bluetooth, l’abbinamento avviene molto facilmente. Si accende l’altoparlante, accolti da un suono di benvenuto in alta qualità e poi si tiene premuto il tasto con il simbolo specifico. Il T7 ricorda ben 8 dispositivi Bluetooth e si connette ad essi senza esitazione, cercando nella sua lista il primo disponibile.

Non sono presenti tasti per il controllo delle tracce. Solo quelli (non troppo comodi e un po’ duri) per la pausa e la riproduzione e quello del volume. Un fattore limitante, ma che è presente in numerosi altri prodotti di questo tipo. Sul fianco troviamo il tasto di spegnimento ed accensione. Oltre i LED per il livello della batteria (sempre sul fianco) c’è un solo altro LED: quello che segnala l’abbinamento dell’accessorio ad un sistema Bluetooth.

P7 di Bowers & Wilkins, come suona
Il Bowers& Wilkins non è il più potente tra i dispositivi mini che abbiamo sentito suonare. Supera agevolmente il Jawbone (che però è molto più piccolo) ma è equivalente e forse un po’ meno robusto in fatto di volume del SoundLink Mini di Bose. L’impressione è che Bower & Wilkins abbia fatto una scelta precisa, limitando la distorsione attraverso il processo digitale del suono, cercando di tenere bilanciato volume e qualità dell’audio, ovvero la definizione, quando la potenza è al massimo. Questo porta ad un suono rotondo, piacevole, caldo (anche se forse un po’ scolpito per alcune frequenze), anche quando il volume è al top. In una stanza anche di dimensioni medio grandi, si percepiscono tutte le note benché non si possa dire che il T7 faccia tremare i muri.

È però ai volumi più consoni per un ascolto casalingo che il T7 dà il meglio di sè. Il suono è estremamente bilanciato, di altissimo livello per la tipologia del dispositivo e diremmo anche per la fascia di prezzo, pur non precisamente economica. I bassi, i medio bassi, gli alti, sono tutti al loro posto e parlano per quel che i musicisti hanno pensato dovessero dire. Non c’è alcuna frequenza privilegiata rispetto ad altre.

Per provare la potenza dei bassi, abbiamo provato a sentire il nostro tradizionale Bass Can U Hear Me. La quantità di aria spostata è considerevole rispetto alle dimensioni e al fatto che non ci sono subwoofer attivi e la musica di Beat Dominator, specialmente al minimo del volume, ha dimostrato le potenzialità su queste tonalità del T7 ; una controprova ci è giunta con It Ain’t Hard To Tell di Nas che ugualmente punta molto sui bassi e che il T7 riesce ad esprimere in maniera molto soddisfacente.

Il prodotto di Bowers&Wilkins si comporta benissimo anche sui medio alti e sulla voce umana; l’ukulele e la voce di Isreael Kamakawiwo’ole in Somewhere Over The Rainbow (nella versione originale dell’album Facing Future) colpiscono la mente e il cuore e il cantante hawaiano pare quasi presente nella stanza con il suo respiro e la voce flebile. Come accennato l’aspetto più interessante in rapporto alla tipologia del prodotto è il quasi perfetto bilanciamento tonale: Cajun Interlude di Adrian Legg che vaga freneticamente su tutte le frequenze, dalle alte alle medio basse è esemplare. La definizione e la precisione del suono sono percepibili anche in Axel F, che mixa bassi, medio bassi e acuti e spazi di silenzio costellati da un ticchettio. La stessa impressione si ricava da Waiting in Vain di Bob Marley che ha bassi puntuali ma una voce riprodotta in maniera altrettanto precisa. Nessun imbarazzo neppure nel passaggio dalle frequenze alte alle frequenze medio e basse di Cajun Interlude, un altro brano non semplice da eseguire e rendere soddisfacente.

Buonissimo, in rapporto alle dimensioni, anche l’effetto palco con una separazione convincente, specie se ci si colloca ad un paio di metri di distanza dai diffusori. Non ci può essere la grandiosità di un vero impianto stereo, ma un brano come i Carmina Burana nell’esecuzione della London Philarmonic Orchestra e Orinoco Flow di Enya, non sembrano uscire da piccolo altoparlante quale nei fatti è il T7. Chiudendo gli occhi si riesce anche a collocare nello spazio i vari strumenti.

Conclusioni
In conclusione possiamo dire che il Bowers & Wilkins P7 è il miglior altoparlante Bluetooth che abbiamo provato fino ad oggi, per qualità costruttiva, stile (anche se il design è ovviamente soggettivo) e qualità della riproduzione musicale. Non è un mostro di potenza, ma è in grado di sopperire ai limiti di una potenza nella media con una precisione nel suono che abbiamo riscontrato solo in pochissimi altri prodotti, essenzialmente quelli connessi via Airplay e di dimensioni certamente superiori. Una autonomia di elevatissimo livello, la possibilità di abbinare l’altoparlante a 8 differenti dispositivi, il supporto alla tecnologia aptX (seppure non supportata nei prodotti Apple), fanno il resto. Il Bowers & Wilkins ha il solo difetto di non essere economico. 350 euro, prezzo consigliato, per un altoparlante di questa fascia sono una spesa impegnativa, ma se volete un altoparlante di dimensioni ridotte, non piccolo ma che è in grado di viaggiare in un borsone con pochi problemi, compatibile Bluetooth e potete affrontare la spesa, è molto difficile che troverete di  meglio del Bowers & Wilkins P7.

 

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