Recensione Marshall Major 3 Bluetooth: le cuffie Rock si evolvono

Le cuffie di prezzo medio che stupiscono per la qualità sonora e la flessibilità di impiego

Marshall Major 3 Bluetooth, la prova di Macity

Marshall è un nome molto noto per quanto riguarda gli amplificatori per chitarre. Anzi, è uno dei nomi che hanno fatto la storia del rock, a partire dal 1962 quando Jim Marshall cominciò a produrre amplificatori e casse per chitarre con un timbro molto particolare per la distorsione: il famoso “crunch” considerato superiore agli amplificatori di Leo Fender che in quel periodo non si trovavano in Europa.

Furono tre chitarristi dell’epoca di una certa fama (niente di meno che Ritchie Blackmore, Big Jim Sullivan e Pete Townshend…) a insistere perché il proprietario del piccolo negozio che vendeva batterie a altri strumenti musicali realizzasse i nuovi amplificatori. Il resto è leggenda.

A partire dai primi anni duemila Marshall ha creato una divisione separata per produrre anche delle cuffie (tre tipi: on-ear, in-ear e over-ear) e speaker per la riproduzione audio basati su Bluetooth: Action, Stanmore, Stockwell, Kilburn e Woburn.

Marshall Major 3 Bluetooth, la prova di Macity

Per quanto riguarda la riproduzione del suono in cuffia, Marshall ha realizzato finora quattro modelli: le Major (giunte alla terza generazione, di cui parliamo in questa recensione) che sono cuffie on-ear, come le Mid con o senza cancellazione del suono, le Minor e le Mode (cuffie in-ear) e le Monitor che sono cuffie over-ear. A parte le cuffie in-ear che esistono solo con cavetto, tutte le altre hanno l’opzione Bluetooth.

La prima ad essere lanciata, e quella che ha aperto la via alla divisione cuffie e altoparlanti di Marshall, è stata la Major. Praticamente identica all’originale, la terza generazione è stata reingegnerizzata per migliorarne ancora di più il suono e il design è stato ripulito in maniera quasi impercettibile.

Come sono fatte le Marshall III

La prima cosa che colpisce delle cuffie, dopo averle estratte dalla loro pregevole e resistente confezione, è l’impatto della qualità dei materiali: eccellente.

Nonostante la fascia di prezzo media, le cuffie sono fatte veramente bene. Ottimo e durevole vinile, cuscinetti comodi e resistenti, metallo, copertura per la passata che va sulla testa.

Le cuffie, disponibili in tre colori (bianco, nero e marrone), sono state provate nella versione classica nera, con la scritta iconica Marshall su entrambi i padiglioni. Nella confezione sono presenti un cavo micro Usb per la ricarica e un cavo audio con incorporato il microfono e controllo play/rispondi. Il cavo ha un terminale minijack angolato e un dritto. Quello che va inserito nella cuffia è quello con il jack con due separatori degli elementi, mentre quello con tre va messo nel telefono. Ovviamente per le attuali generazioni di iPhone e iPad Pro è necessario un adattatore Apple minijack-Lightning.

Sul lato della cuffia sinistra è presente anche il minijoystick di Marshall, realizzato in ottone, estremamente solido e compatto, che serve ad accendere e spegnere le cuffie, metterle in modalità “ricerca” per effettuare il pairing con un dispositivo Bluetooth e per regolare volume e track precedente/successiva.

Il design delle cuffie è collassabile: si ripiegano dentro se stesse diminuendo notevolmente gli ingombri: bisogna far scorrere al minimo le estensioni dei padiglioni (realizzate in metallo) e ruotare i padiglioni verso l’interno. Nella confezione non è previsto un sacchetto per portarle. Il cavetto audio ha un design old style e presenta ha un tratto arricciolato e due tratti lunghi, rendendolo più flessibile e comodo oltre che riconoscibile e gradevole. Inoltre, limita il rischio di aggrovigliare il cavo. I connettori sono dorati.

Come funzionano

Le modalità di uso delle cuffie sono piuttosto semplici e tradizionali Marshall non ha realizzato una app per smartphone per gestire la connessione bluetooth (ma lo ha fatto invece per gli speaker) per cui si tratta semplicemente di accendere e tenere premuto il pulsante sino a che non va in modalità lampeggiate. A quel punto si cercano le cuffie sul dispositivo a cui si vogliono abbinare e si procedere.

Durante l’utilizzo Bluetooth si può collegare un secondo paio di cuffie via cavo inserendo il cavetto dell’altro paio nell’entrata delle cuffie Major 3. Invece, se si inserisce il cavetto delle cuffie dentro un altro apparecchio, automaticamente si passa all’ascolto della musica proveniente da quest’ultimo.

Le cuffie in modalità cavetto funzionano anche se scariche. La ricarica delle cuffie richiede tre ore e offre 30 ore di autonomia, che nella nostra prova hanno superato tranquillamente per arrivare sino a quasi 40.

C’è un microfono integrato che permette di gestire le telefonate (si risponde e si riattacca con li minijoystick in ottone) oppure si può utilizzare il cavetto in dotazione, che contiene anche un microfono e il pulsante di risposta/termine della chiamata. La connessione in modalità cavo però limita la funzionalità del joystick di ottone sugli iPhone utilizzando l’adattatore di Apple, e non permette più di regolare il volume o cambiare brano.

Dal punto di vista tecnico, le cuffie hanno una risposta di frequenza tra i 20 Hz e i 20kHz, una impedenza di 32 Ohm, driver di tipo dinamico da 40mm, sensibilità di 97 dB SPL, e sono compatibili con AptX, lo standard utilizzato soprattutto nel mondo Android (ma utilizzato anche da macOS).

Marshall Major 3 Bluetooth, la prova di Macity

Come vanno su strada

Abbiamo provato le cuffie per un mese. L’idea era di avere un paio di cuffie comode che potessero funzionare come strumento di ascolto sia durante il lavoro – per isolare dal rumore ambientale – che per sentire bene la musica a casa o per guardare un film a letto senza disturbare nessuno.

Da un punto di vista ergonomico all’inizio le cuffie hanno evidenziato la robustezza e praticità dei materiali e una certa resistenza dell’arco superiore della passata, che si è lentamente ammorbidito ma solo dopo un paio di settimane. Le cuffie inoltre stanno in posizione comoda e ravvicinata sulla testa (senza dare la sgradevole sensazione di essere degli extraterrestri con delle cuffie XL) ma non isolano completamente l’orecchio e hanno la tendenza ad affaticare dopo le prime tre-quattro ore di utilizzo. Non sono però particolarmente calde.

La cosa che ci ha colpito è il design ma anche la consapevolezza che sono cuffie abbastanza universali: le dimensioni relativamente piccole consentono di utilizzarle sia da parte di persone con la testa piccola, molto giovani, ragazze etc, che da parte di chi ha un “faccione” e soprattutto un “testone” importante.

L’aggancio del bluetooth è sempre stato molto rapido e sicuro, il segnale acustico di accensione e spegnimento forte e chiaro, la qualità vocale delle telefonate tra l’accettabile e il buono, anche senza particolari soluzioni di riduzione del rumore.

La cosa più importante, cioè la resa della musica, è ottima. Le cuffie hanno una gamma e una dinamica ampia e driver di tutto rispetto (40mm di gioia, verrebbe da dire). Ma c’è una valutazione soggettiva da fare: dipende da che tipo di musica ascoltate e dal vostro gusto audio. Perché queste cuffie hanno una crescita del volume lineare, una resa cristallina: bassi morbidi e sempre presenti ma mai duri e prominenti, medi ben definiti e alti ben presenti.

Sono cuffie con cui si ascolta bene la musica piano, pianissimo, medio e anche forte, ma non uccidono il timpano con un fortissimo fuori scala. A differenza di molte cuffie on-ear di gusto “moderno”, che hanno pochi suoni a volume basso e che crescono all’improvviso dopo la metà fino a diventare praticamente inutilizzabili a tutto volume, queste Majohr 3 crescono in maniera costante dando soddisfazione praticamente a tutti i volumi, anche se il design on-ear non permette di apprezzare fino in fondo tutte le frequenze se non in ambienti molto silenziosi a causa dell’entrata di suoni dall’esterno. Se il posto è giusto suonano alla grande, meglio di molte Beats e Bose.

Le cuffie fanno un buon lavoro ad isolare ma non sono pensate per astrarre l’utente dal suo contesto (per quello ci sono le cuffie over-ear e poi quelle a cancellazione del rumore). La scena che viene ricostruita con efficacia e ricchezza di dettagli.

Sono cuffie ragionevolmente leggere (si tengono bene in testa) e il meccanismo di piegatura è ben ingegnato e resistente. Danno l’idea di essere cuffie che dureranno molto tempo anche senza una protezione per quando si mettono nello zainetto. Hanno anche un ingombro relativamente ridotto e servono bene se si viaggia: sono state nello zainetto del vostro cronista per un mese senza mostrare alcun segno di usura e senza appesantirlo in maniera significativa. Il nero è la scelta migliore perché rende proprio l’idea del design originario, che ha un sapore di antico ma non stanca e non passa di moda.

Marshall Major 3 Bluetooth, la prova di Macity

Conclusioni

Bellissimo il design e grande resa sonora. Il Bluetooth dura una vita, più delle 30 ore (che sarebbero già tantissime) anticipate dalla Marshall.

Sono cuffie veramente belle e che rendono molto più di altri modelli più costosi: un giusto compromesso per avere stile e qualità a un prezzo ragionevole. Ci sono due cose che devono essere tenute a mente però. La prima è che le cuffie on-ear non sono comode per tutti. Se non vi stanno in testa fin dalla prima settimana, vuol dire che non fanno per voi. Queste sono più comode della maggior parte delle cuffie on-ear, ma sono sempre di quel tipo e alcune conformazioni del cranio delle persone semplicemente non sono fatte per loro.

Il fatto che siano cuffie on-ear si paga anche un po’ per la qualità sonora in ambienti rumorosi, perché isolano parzialmente (ma questo è voluto: altrimenti prenderemmo tutti quelle over-ear). Inoltre, il design è particolare: deve starvi bene addosso. Più facile che piacciano a chi ha la testa piccola o media, rispetto a chi ha il testone grande, perché le cuffie non sono molto grandi.

Se vi piacciono, se vi stanno bene in testa e se siete comode, ci sentiamo di consigliare vivamente queste cuffie per resa sonora, qualità dei materiali e autonomia della connessione Bluetooth

Pro

  • trenta ore di batteria ma sono anche di più
  • ottimi i materiali e funzionamento inappuntabile
  • più comode delle media delle on-ear (leggere e cuscinetti comodi)
  • resa sonora fenomenale

Contro

  • sono on-ear: per alcuni sono scomode
  • sono on-ear: la resa sonora è condizionata dal rumore ambientale
  • lo stile del design non è per tutti

Prezzo al pubblico

Le Marshall Major 3 Bluetooth sono in vendita su Amazon al prezzo di 101,90 euro.