In prigione per avere rifiutato di fornire il codice di sblocco iPhone alla polizia

Arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti si rifiuta di fornire il codice di sblocco dei suoi iPhone e viene condannato. Si infuoca il dibattito tra privacy e diritto a proteggersi dal rischio di auto-incriminazione.

Sblocco iPhone

Un uomo in Florida è finito in prigione con una condanna di 44 giorni per avere rifiutato a un posto di controllo di sbloccare due iPhone in suo possesso.

L’avvenimento riaccende il dibattito sulla privacy e sulla questione di quanto sia legale per le forze dell’ordine ottenere accesso ai contenuti di uno smartphone protetto con un codice o funzionalità biometriche e se un atto del genere debba essere considerato incostituzionale.

Nello scorso mese di giugno – riferisce Appleinsider – William Montanez è stato fermato dalla polizia di Tampa (Florida) e interrogato in merito al possesso di marjuana. Montanez, già in passato fermato per motivi simili, ha confermato di fare uso di cannabis, non ha cercato di nascondere dosi di sostanze che erano nel veicolo ed è stato arrestato per possesso di marijuana – o meglio, due piccole bottiglie che si ritiene contenessero olio di THC (olio di cannabis) – e per una pistola rinvenuta nel cassetto portaoggetti dell’auto.

Al momento dell’arresto all’uomo sono stati sequestrati due iPhone e gli agenti hanno visto una notifica apparsa sulla schermata di Blocco Schermo, un messaggio con scritto: “Oh mio Dio, l’hanno trovata?”. La polizia ha chiesto i codici di sblocco, spiegando che avrebbero comunque richiesto un mandato di perquisizione ma Montanez si è rifiutato di fornirli, ritenendo che avrebbero in questo modo trovato non solo prove di altre attività illegali ma anche ottenuto dati strettamente personali come ad esempio fotografie di momenti intimi.

Dopo aver pagato la cauzione, dall’ufficio dello sceriffo di Hillsborough County cinque giorni dopo è stato notificato un mandato per ottenere da Montanez i codici di sblocco per l’accesso ai dispositivi. L’uomo si è di nuovo rifiutato di fornirli, portando i procuratori a convincere il giudice che il comportamento costituisse oltraggio alla corte e Montanez è finito di nuovo in prigione.

L’uomo ha passato in carcere 44 giorni prima che le accuse per il possesso dell’olio di THC e dell’arma decadessero e fosse annullata anche la disposizione per oltraggio. Alla fine, si è dichiarato colpevole solo per un reato minore: il possesso della cannabis. Montanez contesta ora non tanto la perdita della sua libertà personale ma quello che ritiene una violazione dei suoi diritti.

Come già accaduto in altre occasioni, il dibattito è se le forze dell’ordine abbiano o no il diritto ad accedere a dispositivi digitali bloccati con codici o funzionalità di accesso biometrico quali Face ID e Touch ID. Il quarto emendamento garantisce la libertà di fronte a ispezioni non ragionevoli, impedendo perquisizioni e confische da parte delle autorità senza il mandato di un giudice.

Anche il quinto emendamento permetterebbe a un sospettato di non rivelare il codice di accesso giacché questo rappresenterebbe una forzata auto-incriminazione, in violazione di quello che negli USA è considerato un diritto fondamentale. Le interpretazioni della legge variano da stato a stato e le forze dell’ordine per aggirare il problema di chi non vuole rilevare i codici di sblocco, spesso ricorrono ad accessori per l’hacking come il “GrayKey” per sbloccare in proprio gli iPhone.