Safari compie dieci anni, iTunes ne compie dodici

Due pezzi da novanta tra i software Apple compiono dieci e dodici anni: si tratta di Safari e iTunes. Due applicazioni che, in modo diverso, hanno cambiato il volto di Apple e contribuito non poco al successo dei Mac e dei dispositivi iOS.

I tanti annunci di questi giorni in occasione del Consumer Electronics Show di Las Vegas, rischiano di far passare sottotono il decimo compleanno di Safari e il dodicesimo di iTunes. Dieci anni addietro, esattamente il 7 gennaio del 2003, Apple presentava per la prima volta Safari (ne abbiamo parlato qui raccontando alcuni aneddoti sulla scelta del nome), browser nato da un fork del rendering engine KHTML che Apple ha denominato WebKit e continuato a lasciare open source. Non è ad ogni modo con Safari che Apple ha tentato per la prima volta di avere un browser tutto suo: un precedente tentativo era stato fatto con Cyberdog, sfortunato software nato ai tempi di OS X 8.x che sfruttava tecnologie molto avanti per l’epoca (l’architettura OpenDoc che consentiva il collegamento dinamico tra applicazioni e documenti). Cyberdog fu presto abbandonato e fino a OS X 10.3, un accordo specifico con Microsoft imponeva la distribuzione del browser Internet Explorer di serie con il sistema operativo di Apple. Con l’arrivo della prima versione di Safari, il browser di Cupertino è diventato sempre più noto e apprezzato, nonostante l’arrivo negli anni a seguire di svariati e agguerriti competitor (Firefox, Opera e Chrome per citare qualche nome).

Per quanto concerne iTunes, la prima versione fu presentata il 9 gennaio del 2001. La prima versione dell’applicazione era frutto dell’acquisizione di un software di Casady & Greene denominato SoundJam: a quest’ultimo Apple aveva modificato l’interfaccia e aggiunto funzionalità per la masterizzazione dei CD. Con il passare del tempo, Apple ha man mano aggiunto funzioni sempre più importanti: il supporto per la sincronizzazione dell’iPod nella versione 2.0, le smart playlist, il sound check per regolare il volume in automatico e gli audiolibri nella 3.0, il Music Store nella versione 4.0 (un’opzione per la quale un agguerritissimo Jobs dovette lottare non poco con le potenti case discografiche), il supporto ai podcast e riproduzione video nella versione 5, i video musicali e la possibilità di acquistare cortometraggi nella versione 6, la modalità di visualizzazione CoverFlow e acquistare film nella versione 7, la funzone Genius, il supporto agli spettacoli HD e alla Apple TV nella versione 8, le funzionalità di condivisione, noleggio film ad alta risoluzione e party mix nella versione 9, AirPlay, iTunes Match e il poco fortunato servizio Ping nella versione 10, il cambiamento grafico nella versione 11.

Nel 2012 a Steve Jobs è stato conferito uno speciale Grammy Award postumo per lo “straordinario contributo all’industria”, un riconoscimento motivato dalla rivoluzione del settore musicale apportata dal lavoro di Jobs e di Apple con l’introduzione del negozio iTunes per la vendita dei brani in digitale e di iPod. Jobs fu insignito del premio per il supporto offerto a questo universo con iPod e iTunes e per avere di fatto trasformato la musica digitale in un vero business che ha dato e continua a dare sostegno a cantanti e autori, contribuendo a costituire un’alternativa concreta alla pirateria. Il premio fu ritirato da Eddie Cue, per 15 anni accanto al defunto CEO di Apple con specifici incarichi nel settore di iTunes.

 «La musica – disse per l’occasione Cue – ha significato molto per Jobs. Usava dire che la musica ha forgiato la sua vita e ha fatto di lui quello che era. Tutti sanno il profondo impatto che artisti come Dylan e i Beatles hanno avuto sulla sua personalità». Cue ricordò che quando qualcuno gli chiedeva come mai Apple aveva creato un riproduttore di musica, Jobs rispondeva: “Amiamo la musica ed è sempre bello fare qualche cosa che ami fare”».

[A cura di Mauro Notarianni]