Un micro controller wireless per protesi, arti bionici e tenere sotto controllo neoplasie

Un controller poco più grande di un chicco di riso innestabile nel corpo per monitorare varie funzioni, consentire a paraplegici e tetraplegici di controllare braccia o gambe robotiche o verificare il trattamento di condizioni neurologiche quali l'epilessia.

Microcontroller wireless

Un minuscolo controller (poco più grande di un chicco di riso), potrebbe essere innestato nel corpo e consentire ai medici di monitorare funzioni alla stregua di un minuscolo tracciatore di attività come quelli di Fitbit, o consentire a paraplegici e tetraplegici di controllare braccia o gambe robotiche. Un team di ricercatori dell’Università della California, Berkeley, ha sviluppato la prima iterazione di un sensore di questo genere, poco più grande – come già detto – più di un chicco di riso. Ogni sensore integra un cristallo piezoelettrico in grado di convertire ultrasuoni in energia. Usato per controllare arti bionici, il minuscolo dispositivo può anche trasmettere dati raccolti dalle cellule nervose del cervello.

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L’attuale versione, spiega Engadget, misura solo 3mm e ha bisogno di un minuscolo cubetto collegato; i ricercatori vogliono rendere il tutto ancora più piccolo, se possibile non più grande di un capello umano, al punto da definire i sensori in questione “polvere neurale”. Per le persone che hanno bisogno di protesi, potrebbe significare non avere più a che fare con enormi elettrodi impiantabili in grado di durare al massimo uno o due anni.

Oltre che nell’ambito del controllo delle protesi, i ricercatori ritengono che i sensori potrebbero essere usati per tenere sotto controllo tumori e anche l’efficacia di terapie antitumorali. Altro utilizzo potrebbe riguardare la stimolazione di terminazioni nervose e muscoli o il trattamento di condizioni neurologiche quali l’epilessia. Sarà necessario attendere ancora ma gli sviluppi sembrano promettenti. I ricercatori hanno testato l’attuale versione su cavie da laboratorio ma devono ancora capire come raggiungere l’obiettivo di arrivare a creare dispositivi dalle dimensioni di 50-micron.