Apple mette in regola l’app Store cinese, rimuove oltre 700 app

Altro giro di vite di Cupertino sull’App Store cinese: questa volta Apple elimina oltre 700 app, tra cui anche software di primo piano. Gli espulsi e le ragioni del repulisti

Apple ha eliminato 700 app dall’App Store cinese

Apple ha rimosso centinia di app dall’App Store cinese. La mossa è l’ultima di una serie di severi provvedimenti predisposti da Cupertino nel Paese del Dragone. Le app rimosse sono più di 700 e includono quelle sviluppate da Sogou – alternativa cinese a Google – e Pinduodo, un venditore al dettaglio che opera online.

Le app sono state “bannate” per aver violato le regole previste per lo sviluppo di app per iOS che impediscono meccanismi di aggiornamento che aggirano il passaggio dall’App Store. Apple, come noto, per motivi di sicurezza obbliga gli sviluppatori a proporre le versioni aggiornate sempre e comunque passando dallo store. Questo meccanismo permette a Cupertino di effettuare verifiche di rito prima del rilascio definitivo di ogni update. Le regole in questione sono predisposte da anni e più volte sono stati avvertiti sviluppatori che hanno sfruttato meccanismi che aggiravano il passaggio.

bandiere cinesi

Il mercato delle app in Cina è quello più importante per Apple ma la multinazionale è più volte dovuta intervenire per eliminare app che infrangono le regole. A giugno dello scorso anno Apple ha rimosso quasi 58.000 app dall’App Store cinese, eliminando applicazioni che erano fonte di spam o copie spudorate di app di altri sviluppatori. Non sono mancate app (anche queste eliminate) che ingannavano gli utenti con abbonamenti fraudolenti.

Polemiche sono nate intorno alla rimozione di app-VPN, applicazioni che consentono di navigare in sicurezza (criptando il traffico) tipicamente usate dagli utenti per bypassare i meccanismi di censura utilizzati in Cina. Dall’App Store cinese sono scomparse numerose app di questo tipo sviluppate da società straniere, sfruttate dagli utenti più smaliziati in Cina per aggirare il sistema di filtri internet imposto da Pechino. La mossa si è resa necessaria per applicare le disposizioni del Ministero dell’industria e tecnologia dell’informazione che dallo scorso anno obbliga gli sviluppatori di VPN ad avere una specifica autorizzazione da parte del governo.