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La Cina proibisce le VPN e Apple le elimina dall’App Store

Continua il giro di vite del governo cinese nei confronti di internet e tra le ultime novità in questo senso l’obbligo per Apple di eliminare dall’App Store le VPN, applicazioni di vario tipo che consentono di navigare in rete in modo anonimo e più sicuro (cifrando il traffico di rete).

A segnalare per primo la novità, è ExpressVPN, un provider di servizi con sede all’infuori della Cina che in un post sul blog aziendale fa sapere che “le principali app VPN”, inclusa quella da loro sviluppata, sono state rimosse dall’App Store cinese. È riportata anche un’indicazione inviata agli sviluppatori da Apple nella quale si spiega che le app in questione sono stati rimossi dall’App Store perché “integrano contenuti considerati illegali in Cina”.

L’app di ExpressVPN continua a essere disponibile su App Store diversi da quello cinese; la procedura per la creazione di un account che funziona su uno store non cinese, è una procedura poco nota a molti utenti del paese asiatico e molti potrebbero non riuscire a sfruttare più VPN. Questo tipo di app sono preziose perché spesso sono l’unico modo che i cinesi hanno per bypassare la censura di stato e accedere a internet senza restrizioni. Il governo cinese ha reso illegali le VPN da gennaio di quest’anno; il loro utilizzo è considerato un crimine, anche se alcune tecnologie di queste sono consentite in determinati ambiti aziendali. Recentemente è stato bloccato anche l’invio di foto e video su Whatsapp.

Il messaggio inviato agli sviluppatori da Apple nel quale si spiega che le VPN sono stati rimosse dall'App Store cinse perché integrano contenuti considerati illegali nel paese.
Il messaggio inviato agli sviluppatori da Apple nel quale si spiega che le VPN sono stati rimosse dall’App Store cinse perché integrano contenuti considerati illegali nel paese.

La Cina non è l’unica nazione che applica censure su internet: altri stati non “permissivi” sono: Egitto, Russia, Cuba, Bahrain, Turchia e Vietnam che hanno spesso bloccato Twitter, altri social e internet in genere per impedire la diffusione di notizie non gradite al governo. Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha condannato lo scorso anno questa modalità di procedere, definendo la privacy online un aspetto essenziale della libertà d’espressione.

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