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Apple e Microsoft nel registro della sorveglianza russa: Mosca punta ai messaggi degli utenti

Apple e Microsoft sono entrate nel registro russo degli “organizzatori di diffusione delle informazioni”, una classificazione che impone alle aziende nuovi obblighi sulla conservazione dei dati e sulla loro disponibilità alle autorità. Il provvedimento non comporta automaticamente il blocco dei servizi, ma può avere conseguenze su comunicazioni, cloud e piattaforme online.

La decisione risale al 2 ottobre 2026, ma è emersa soltanto il 28 ottobre. Nel database di Roskomnadzor, l’autorità russa che vigila sulle comunicazioni, Microsoft compare con il numero 593-PP e Apple con il numero 594-PP.

Non è stato chiarito se l’iscrizione sia avvenuta volontariamente o d’ufficio. La presenza nel registro, inoltre, non significa che Apple e Microsoft abbiano già consegnato comunicazioni degli utenti alle autorità russe.

Cosa impone il registro ORI

Gli operatori classificati come ORI devono conservare in Russia informazioni sugli utenti e sui fatti di ricezione, trasmissione e consegna delle comunicazioni.

Secondo l’articolo 10.1 della legge federale 149-FZ, questi dati devono essere mantenuti per tre anni. I contenuti veri e propri — messaggi, chiamate, immagini, audio e video — possono invece essere conservati fino a sei mesi.

Le informazioni disponibili devono essere fornite agli organismi statali autorizzati nei casi previsti dalla legge. In caso di mancato rispetto degli obblighi sono possibili multe e, attraverso ulteriori procedure, limitazioni all’accesso ai servizi.

C’è anche Apple tra le aziende che la Russia potrebbe nazionalizzare

Quali servizi possono essere coinvolti

Il registro indica Apple Inc. e Microsoft Corporation, ma non elenca i singoli servizi interessati.

Nel caso di Microsoft il perimetro potrebbe comprendere strumenti di comunicazione, collaborazione, posta e cloud come Teams, Outlook, Microsoft 365 e OneDrive, ma al momento non è possibile affermare che questi servizi siano stati formalmente inclusi uno per uno.

Per Apple i servizi che pongono le questioni tecniche più evidenti sono iMessage e FaceTime. Quest’ultimo è già stato bloccato in Russia, mentre iMessage rimane operativo.

Il nodo della crittografia

iMessage e FaceTime utilizzano la crittografia end-to-end. Apple non dispone quindi normalmente delle chiavi necessarie per leggere le comunicazioni durante la trasmissione.

La situazione è più articolata per i backup iCloud: con la protezione standard Apple può conservare alcune chiavi utili al recupero dei dati, mentre con la Protezione avanzata dati anche i backup sono protetti end-to-end.

Per Microsoft il problema è diverso: l’azienda gestisce un ecosistema molto più ampio di servizi cloud e aziendali. Il punto sarà capire quali piattaforme Roskomnadzor considererà effettivamente comprese nell’iscrizione e quali dati Microsoft sia tecnicamente tenuta a conservare.

Cosa può succedere ora

Apple e Microsoft avevano già ridotto fortemente la propria presenza in Russia dopo il 2022. L’ingresso nel registro ORI aggiunge ora un ulteriore livello di pressione normativa.

Le conseguenze concrete dipenderanno dalle richieste di Roskomnadzor e dalla risposta delle due aziende. Gli scenari possibili vanno dalla consegna dei dati effettivamente disponibili a nuove sanzioni o limitazioni di specifici servizi.

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