Come sarà iOS 13 e perché farà la differenza per iPad Pro

Una cosa è certa, la prossima versione del sistema operativo “mobile” di Apple dovrà prendersi cura soprattutto del suo tablet

Come sarà iOS 13 e perché farà la differenza per iPad Pro

Manca ancora poco meno di mezz’anno prima di scoprire quali saranno le novità di iOS 13, la prossima versione del sistema operativo per iPhone e iPad (per non tacer dell’iPod) che verrà come al solito annunciato alla WWDC, la conferenza degli sviluppatori del mondo Apple che si tiene a Cupertino.

Nonostante questo, indiscrezioni e pensieri vari sono in circolazione (anche perché i radar della rete hanno già iniziato a segnalare la presenza delle versioni preliminari che si connettono ai siti e navigano di qua e di là). Un buon numero di analisti ha cercato di dire la sua, girano versioni contraddittorie di quel che si potrebbe trovare dentro lo iOS del futuro e intanto avanza lentamente una certezza. Apple deve fare qualcosa.

Il vero problema che l’azienda affronta con iOS infatti è stata l’infausta decisione, proveniente più o meno dal periodo della versione 6 del sistema operativo, di mantenerlo semplice, “per il resto di noi”. Amabile ragionamento, pensato soprattutto per fare in modo che l’ecosistema dell’iPhone si potesse espandere sempre di più. Ma, come tutte le decisioni, se dici si a una cosa, dici no a un’altra. In questo caso, la possibilità di sviluppare il talento multitasking e Unix-like di iOS. Che, non lo dimentichiamo, grazie al lavoro incredibile del gruppo di programmatori coordinato da Scott Forstall, è in pratica una versione diminuita ma non depotenziata del sistema operativo del Mac.

Come sarà iOS 13 e perché farà la differenza per iPad Pro

Se Apple non avesse spinto sulla facilità d’uso, sulla grafica scheumorfica, sull’interfaccia semplificata e ultrasicura, e insomma su tutte quelle funzionalità che oggi fanno di iOS un sistema “super-friendly”, Android non sarebbe mai riuscito a decollare. E avremmo una gestione della complessità della rete e delle nostre azioni digitali molto diversa. Soprattutto per quanto riguarda il fratello maggiore dell’iPhone, cioè l’iPad.

Una breve premessa, come poi abbiamo saputo andando a scoprire la cronaca degli anni che hanno portato alla nascita di iPhone (presentato al pubblico nel gennaio 2007) e poi di iPad (marzo 2010), in realtà il primo progetto era quello del tablet. Il telefono è arrivato molto, molto dopo nei pensieri di Steve Jobs e della Apple. Per questo il sistema operativo nasce “muscoloso”: sviluppando quello che poi sarà l’iPad negli anni duemila l’azienda capisce che c’è spazio prima per fare l’iPhone.

E l’idea di un tablet era antica: in un discorso del 1983, ancora prima della presentazione ufficiale del Macintosh (gennaio 1984), in un discorso Steve Jobs aveva spiegato che la strategia di Apple era molto semplice: «Quello che vogliamo fare è mettere un computer straordinariamente grandioso in un libro che potete portare sempre con voi e che potete imparare a usare in venti minuti. E vogliamo farlo addirittura con un collegamento radio in modo tale che non dobbiate collegarlo a niente e siate sempre in comunicazione con dei grandi database e altri computer».

L’idea di Steve Jobs è in realtà (e più che legittimamente) il pensiero del premio Turing Alan Kay, che ha lavorato prima che alla Apple anche al Parc della Xerox alla creazione delle interfacce a finestre ma che aveva anche immaginato il Dynabook nel 1968. Originariamente chiamato “KiddiComp” e progettato concettualmente per la tesi di dottorato di Key, il Dynabook come veniva descritto era sostanzialmente “un personal computer per bambini di tutte le età”.

Come sarà iOS 13 e perché farà la differenza per iPad Pro

Pensato per bambini, anziani e per usi specializzati (manutenzione, riparazioni, operazioni e documentazione) per la sua forma a tavoletta, il Dynabook è il Dna dell’iPad oltre che l’idea del personal computer portatile per definizione ispirato a sua volta dalle teorie sull’apprendimento di Jerome Bruner, Seymour Papert e sul lavoro dello psicologo dello sviluppo francese Jean Piaget. Insomma, un percorso concettuale che inizia cinquant’anni fa.

E adesso? Il punto di cambiamento è il rilascio della prima generazione di iPad Pro, tre anni fa, e poi dell’ultima dotata di Usb-C. Hardware potente, processore evidentemente pensato per essere usato anche su computer tradizionali (e probabilmente lo sarà). Ma un sistema operativo evidentemente bloccato da paradigmi d’uso adatti a un telefonino per tutti, neanche più particolarmente smart. Gli iPad di oggi viaggiano con il freno a mano tirato perché costruiti attorno a un software pensato per essere facile più che potente e flessibile. Cosa fare?

Il pallino passa ad Apple. A questo punto sembra sempre più evidente che l’azienda sta seguendo la terza via fra quelle possibili. Non vuole trasformare il Mac in iPad e non vuole trasformare macOS in iOS. Invece, vuole far crescere, ma senza snaturarlo, iOS trasformandolo in qualcosa di più.

Per questo qui a Macity riteniamo che la versione 13 (ammesso che segua la numerazione tradizionale, visto che il 13 negli Usa è considerato un numero molto sfortunato, come il nostro 17) sarà iPad-centrica e cercherà di portare novità che rendano più potente la gestione delle app (appaiare la stessa app) e dei documenti (gestione dei file, tab), introducano intelligenza artificiale e una Siri migliorata, permettano di creare una schermata di schermo bloccato più ricca e una schermata Home sostanzialmente diversa, introducano nuove modalità di utilizzo dell’Apple Pencil 2. La versione 13 avrebbe come nome in codice “Yukon”.

C’è il progetto Marzipan che porta avanti l’ibridazione delle app iOS e macOS, un po’ come un tempo si poteva fare con le app Carbon per Macintosh, che erano ibride e potevano girare in due ambiti di processore diversi. In questo caso, l’idea è farle girare in due contesti differenti (iOS e macOS). Si vedrà. Anche perché questi aggiornamenti in parte dovevano essere inclusi con iOS 12 ma non ce l’hanno fatta ad essere aggiunti. Molte di queste funzionalità sono pensate per dare più spessore e qualità ad un hardware che è all’altezza di un Pc ma che non gira con altrettanta scioltezza.

Yukon porterà anche una serie di toppe per chiudere bug vecchie e nuovi, ottimizzazioni e, auspicabilmente, non ne introdurrà di nuovi. Ci saranno anche ovviamente novità sul fronte iPhone e maggiore integrazione dei dispositivi e ci saranno novità per quanto concerne anche macOS, sia da solo che in relazione con iOS. Ma le novità saranno orientate, secondo noi, verso l’iPad. E sarebbe anche l’ora.