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Florian Muller, ‘€œApple è in vantaggio nel processo contro Samsung’€.

Secondo Florian Mueller, il noto blogger specializzato in proprietà intellettuale, il processo in corso tra Samsung e Apple si sta svolgendo favorevolmente per la casa di Cupertino. Benché i processi con le giurie siano sempre imprevedibili, nel caso in questione esistono prove schiaccianti a favore di una sola parte: Apple. “Come consumatore”, dice Mueller, “mi piacciono tutte e due le aziende e uso prodotti di entrambe”, “come consulente non ho alcuna relazione lavorativa con nessuna delle due”, “come analista e blogger seguo il processo via internet e ho l’impressione che Apple sia vincente” e “la mia sensazione è ulteriormente rafforzata da evidenti e inusuali segni di nervosismo da parte del team legale di Samsung”. 

La negazione da parte di Samsung di aver copiato è diventata motivo di scherno persino per i comici: Conan O’Brien ha aperto il suo ultimo monologo parlando dell’argomento, evidenziando ironicamente che non vi è alcuna somiglianza tra i prodotti Apple e quelli Samsung descrivendo però alcuni finti “nuovi” prodotti della casa sud coreana come il Samsung Macrowave (un aspirapolvere con il case del Mac Pro e il Samsung iWasher (lavatrice con la tipica rotella degli iPod), culminando con l’immagine del fondatore di Samsung, “Stefan Jobes”. Tenuto conto che si tratta di problemi molto seri e lotte per miliardi di dollari in danni, market share e l’accesso a mercati con potenzialità di miliardi di dollari, è abbastanza inusuale per la difesa di una società essere ridicolizzati in TV.

“Samsung tenta di contestare l’innegabile”, continua Mueller, “ed è fin troppo ovvio quello che ha fatto”. Delle prove che Apple ha messo sul tavolo, sono due gli elementi che hanno impressionato l’esperto in grane legali tecnologiche:

  • L’avvertimento nel 2010 di Google a Samsung dell’eccessiva somiglianza dei primi dispositivi Galaxy, smartphone e tablet con gli iPhone gli iPad di Apple.
  • Il report interno di Samsung con centinaia pagine in cui ogni aspetto del Galaxy S viene confrontato con l’iPhone, indicando in ogni sezione punti su cui intervenire per migliorare il Galaxy S: nella maggior parte dei casi il suggerimento è di copiare iPhone.

“Si può sempre spiegare tutto e i legali sono a questo proposito molto creativi” dice Mueller, “è vero che grandi società eseguono analisi comparative e confrontano i prodotti con quelli dei rivali, ma avendo visto la traduzione certificata del documento Samsung, non posso altro che concludere che le similarità tra gli iPhone e gli smartphone Samsung poi rilasciati sono pienamente intenzionali”.

“Le analisi comparative, per se, sono legali; anche copiare è legale ma non se esistono legittime proprietà intellettuali che vengono sistematicamente violate. Apple ha oltretutto anche avvisato Samsung nell’estate 2010, senza alcun risultato”.

“Sono convinto”, prosegue Mueller, che l’unico modo con il quale Samsung può mitigare il danno è cercare di focalizzare il dibattito sui dettagli e la nullità del contendere”. C’è sempre la possibilità che la giuria non sia d’accordo su particolari richieste, o sia riluttante a presentare un verdetto d’infrazione. A livello generale, su come siano stati deliberatamente copiati design e tecnologie Apple, Samsung ha strategicamente perso con ogni probabilità il caso. La pretesa di essere un innovatore indipendente e una società antagonista è annullata dalle prove portate in aula. “Ci vorrebbe un campo di distorsione della realtà di proporzioni inedite per convincere chicchessia che Samsung ha creato copie di iPhone e iPad per semplici coincidenze quando molti altri produttori di dispositivi, hanno dimostrato che è possibile creare prodotti perfettamente riconoscibili dai dispositivi Apple”.

“Deve esistere un ragionevole equilibrio tra proprietà intellettuale e concorrenza” dice Mueller, “alcune pretese proprietà intellettuali di Apple devono essere ridimensionate e Samsung deve avere la possibilità di modificare i suoi prodotti per continuare a competere”. La casa sud coreana, sembra voler dire Mueller, ha ad ogni modo voluto la bicicletta e ora deve pedalare: ha ignorato gli avvertimenti di Google, ha ritenuto valida la scelta di imitare anziché creare autonomamente nuovi prodotti superando però i confini del lecito. “E una tecnica che avrà dato anche i suoi frutti, ma probabilmente non sarà tollerata dalla corte”. 


[A cura di Mauro Notarianni]

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