Il Tribunale UE ha respinto il ricorso di Apple contro la designazione come gatekeeper ai sensi del Digital Markets Act. Una decisione che obbliga Cupertino a fare i conti ancora a lungo con tutte le fronti aperti dal DMA: gli store alternativi, l’interoperabilità imposta ai rivali e, soprattutto, le limitazioni sull’intelligenza artificiale che da mesi tengono l’Unione Europea fuori dai piani di Apple Intelligence e della nuova Siri.
La sentenza della General Court, con sede a Lussemburgo, riguarda due ricorsi distinti. Il primo contestava la designazione dell’App Store e di iOS come piattaforme gatekeeper: respinto integralmente. Il secondo riguardava la classificazione di iMessage come servizio di comunicazione interpersonale soggetto agli obblighi del DMA: dichiarato inammissibile. Per i giudici, i cinque App Store di Apple, distribuiti su iPhone, iPad, Mac, Apple TV e Apple Watch, condividono la stessa funzione: mettere in contatto sviluppatori e utenti finali per la distribuzione di software. Basta questo a giustificarne la designazione come piattaforma core unica.
Bocciata anche la contestazione sul ruolo di iOS come gateway strategico per le aziende che vogliono raggiungere gli utenti, requisito che obbliga Apple ad aprire il sistema all’interoperabilità con i rivali. Su iMessage, invece, il Tribunale ha chiarito che la classificazione contestata da Apple non produce di per sé effetti giuridici vincolanti, dal momento che il servizio non è mai stato inserito in una decisione di designazione formale.
A festeggiare la sentenza è anche la Free Software Foundation Europe, intervenuta nella causa specifica sull’interoperabilità (T-1080/23) a fianco della Commissione. Per Lucas Lasota, Senior Programme Manager Legal della FSFE, la sentenza conferma quanto l’organizzazione sostiene fin dall’inizio: l’interoperabilità non è opzionale sotto il DMA, è la legge. Gli sviluppatori avrebbero ora la certezza giuridica necessaria per costruire alternative competitive all’ecosistema Apple.
Apple può ancora presentare ricorso sulle questioni di diritto davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, l’ultimo grado disponibile. L’azienda ha ribadito la propria posizione critica sul DMA, sostenendo che la normativa vada oltre quanto lecito e proporzionato, mettendo a rischio decenni di protezioni sulla privacy e sicurezza degli utenti europei: una linea di difesa già vista in passato, per esempio nella lettera in cui Apple accusava la Commissione di norme incoerenti tra DMA e Digital Services Act.
La vicenda si inserisce in un braccio di ferro che va avanti dal 2023, da quando il DMA è entrato in vigore imponendo agli operatori Big Tech una serie di obblighi, pena multe fino al 10% del fatturato globale annuo. Oltre ad Apple, anche Meta e ByteDance hanno impugnato la normativa davanti agli stessi giudici lussemburghesi.
La conferma arriva a un mese esatto dall’annuncio più controverso della WWDC 2026: Siri AI non disponibile nell’Unione Europea su iOS 27 e iPadOS 27. Apple aveva giustificato il blocco con l’incompatibilità tra gli obblighi di interoperabilità del DMA e la sicurezza dei dati degli utenti europei, respingendo anche la proposta del Trusted System Agent come soluzione intermedia. La Commissione aveva risposto per bocca del portavoce Thomas Regnier, definendo la scelta di non lanciare Siri AI una decisione di Apple e solo di Apple.
Da allora il confronto non si è fermato. Il Financial Times ha riferito di un incontro virtuale tra Tim Cook e la responsabile digitale UE Henna Virkkunen, definito dalle due parti “costruttivo” ma senza una data per lo sblocco.

















