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Recensione Scrivener 3, il word processor Mac per scrittori

Introduzione a Scrivener: di cosa parliamo

La storia di Scrivener sono oramai in molti a conoscerla: il suo creatore, il britannico Keith Blount, aspirava a creare il prossimo grande romanzo. Ma non trovava il software adeguato. Allora, la storia narra, si è messo d’impegno rivelando insospettabili e insospettate doti di programmatore, e ha creato Scrivener. Lo ha spiegato lui stesso in una intervista: «Il primo e principale ostacolo alla nascita di Scrivener è stato il fatto che non ero un programmatore! Ero così entusiasta all’idea di realizzare questo programma, però, che ho imparato da solo come programmare. Ho comprato un paio di fantastici libri sulla programmazione per Mac (Programmazione in Objective-C di Stephen Kochan e Cocoa Programming per Mac OS X di Aaron Hillegass), e ho trascorso quattro o cinque mesi a studiare. Allo stesso tempo, in quegli stessi mesi ho pianificato come avrebbe dovuto funzionare Scrivener. Ho passato tutto il 2004 a sviluppare l’applicazione e ho rilasciato una versione beta per i partecipanti al National Novel Writing Month (nanowrimo.org) nel novembre 2005. Quella è stata davvero una grande esperienza di apprendimento: era pieno di sbagli! L’ho rottamato e ho ricominciato con una riprogettazione completa del software. Scrivener 1.0 è stato ufficialmente rilasciato nel gennaio 2007, quindi mi ci sono voluti circa due anni e mezzo da quando l’ho iniziato, anche se l’idea aveva cominciato ad emergere alcuni anni prima».

Recensione Scrivener 3

Cos’è Scrivener? È un programma di videoscrittura, cioè un programma orientato a chi lavora su testi di prosa e poesia, sia saggistica che narrativa, ma anche copioni per il cinema, la televisione, la radio e il teatro. Non è un editor di testo pensato per i programmatori che vogliano scrivere codice. La sua caratteristica principale è quella di poter gestire un insieme di testi come un unico progetto. All’interno di questo progetto le tre funzionalità più importanti di Scrivener sono: 1) la possibilità di dividere un manoscritto lungo in sezioni più piccole e di visualizzare ciascun blocco in maniera isolata o insieme alle altre sezioni, cioè come parte del tutto; 2) la possibilità di assegnare a ciascuna di queste sezioni una sinossi, che può essere visualizzata separatamente su una bacheca o in un outliner, in modo da poter riorganizzare le sezioni mentre si guarda solo alle loro sinossi; 3) la possibilità di dividere l’editor in due riquadri (verticalmente od orizzontalmente) e di visualizzare la scrittura in un riquadro e fare ricerche nell’altro riquadro, indipendentemente dal fatto che quella ricerca sia un altro capitolo, le note, un file PDF, un’immagine, una pagina Web, o addirittura lo stesso documento.

Ovviamente Scrivener è anche molto di più e molto meglio, ma queste tre sono le funzionalità chiave, come indica anche il suo autore, che era un insegnante delle elementari per una scuola di Londra e ha portato avanti qualche anno Scrivener come un hobby. Quando però si è reso conto che guadagnava più dalle vendite di Scrivener che non dalla sua professione, si è dimesso e ha fondato una società, Literature and Latte (doveva essere il nome di una caffetteria che vendeva anche libri, il progetto che Blount aveva da ragazzino). Adesso la società è una piccola azienda con una decina di collaboratori e si occupa a tempo pieno della realizzazione, miglioramento, gestione, vendita e assistenza per le versioni macOS, iOS e Windows di Scrivener (esiste anche una versione beta per Linux, non più sviluppata da tempo).

Qui su Macity siamo molto attenti a cosa succede nel mondo della manipolazione del testo: sia dal punto di vista degli editor che dei word processor, e poi sia per Mac che su iOS. Di Scrivener abbiamo parlato varie volte, a partire da questa prima recensione a questa di alcuni anni dopo a queste che testimoniano quanto fosse attesa la versione per iOS, e quanto lo è stata anche la nuova versione 64 bit per macOS, uscita da poche settimane e adesso disponibile anche su Mac App Store.

Ecco Scrivener 3 a 64 bit

Literatura and Latte sapeva di dover aggiornare il suo software per la videoscrittura in maniera tale da sposare pienamente la nuova architettura 64 bit e Swift come linguaggio di programmazione. Era la mossa più razionale, dopo la lunga ed estenuante attesa di una versione per iOS che rimane a questo momento invariata, perché aveva già dentro di sé tutte le caratteristiche tecnologiche per essere compatibile con i documenti generati dalla allora ancora inesistente versione per macOS.

In pratica, dopo un paio di false partenze dovute anche a sfortunate scelte tra i collaboratori incaricati di alleggerirlo dal lavoro di programmazione, Blount ha deciso di riorganizzare sia la versione iOS che quella per macOS (la versione 3 di Scrivener) in maniera tale che fossero allineate. Un progetto che ha richiesto un paio di anni di lavoro ma che adesso è perfettamente a compimento. La rivoluzione è stata un lavoro di riscrittura del motore di Scrivener, di ripulitura della interfaccia macOS, di razionalizzazione delle funzioni e di creazioni di un nuovo modo d’uso adatto per apparecchi basati su iOS (sia iPad che anche iPhone di varie dimensioni) che non è apparentemente rivoluzionario, ma che però ha voluto dire lavorare in profondità e arrivare a creare qualcosa di completamente nuovo.

Scrivener 3

La nuova app è stata presentata prima nella versione in vendita direttamente sullo store di Literature and Latte e solo dopo qualche giorno in quello di Apple. Non è un segreto che lo sviluppatore di Scrivener sia più felice di vendere direttamente dal proprio sito, anche perché questo permette un rilascio degli aggiornamenti più veloce (la procedura di approvazione del Mac App Store è ancora decisamente lunga) che con funzionalità integrate più “in profondità” dentro macOS che la sandbox del sistema operativo implementata dalle policity dello store non consente. Il ritardo ha creato qualche perplessità ma nessun problema, all’apparenza. Anche perchè Literature and Latte per fortuna ha scelto di mantenere l’app come acquisto unico e non seguire il modello dell’abbonamento che parte della concorrenza ha invece deciso di praticare.

Le novità secondo i primi commenti che è stato possibile raccogliere sul web sono state accolte positivamente, e il fatto che non siano stati neceesari aggiornamenti “minori” nei giorni successivi è un testamento alla bontà della realizzazione di Literature and Latte e soprattutto alla collaborazione della rete, che ha avuto accesso a un’ampia fase di beta testing alla quale la buona e collaborativa comunità di chi usa Scrivener per scrivere – uno zoccolo duro di autori veramente innamorati di Scrivener – che si è prodigata per cercare di trovare tutti i possibili bug.

Le novità e gli usi possibili di Scrivener 3

Il problema principale nel recensire Scrivener, nonostante sia il software di elezione fin dalla prima versione per chi sta scrivendo questo articolo, deriva dal fatto che è talmente grande e sono talmente tanti i suoi possibili utilizzi da rendere difficile inquadrare una tipologia di uso unica da provare.

Vediamo un po’ di esempi: l’autore di questo articolo ha utilizzato negli anni Scrivener per svariati progetti diversi tra loro. Da libri di saggistica a progetti di editing di libri di altre persone, da fiction a raccolte di articoli (come quello che state leggendo) sino a progetti di siti web, sceneggiature, paper di ricerc scientifica. Sì perché il fatto che Scrivener consenta di raccogliere materiale eterogeneo all’interno dello stesso progetto, unendo testo, pdf, immagini, pagine web, permette di trasformarlo nel centro di un nuovo obiettivo. E poi, se si tratta di una pubblicazione che deve essere realizzata su canali diversi (ebook, libro di carta in edizione cartonata e tascabile) Scrivener ha anche tutto quel che serve per realizzare le esportazioni (“conversioni”, nel gergo del software) necessarie per gestire in definitiva il ciclo di vita di un testo dall’inizio alla fine.

Le novità della vesione 3 sono numerose: si comincia con una nuova grafica più semplificata e veloce rispetto a quella degli ultimi dieci anni. L’interfaccia è più nuova e porta con sé anche dei miglioramenti di sostanza, a partire da quelli nel settore or ora indicato della “compilazione” (creazione del manoscritto da esportare) che ora è più potente ma anche più semplice da usare. Inoltre, Scrivener 3 introduce un nuovo sistema per la visione delle card, nuove etichette, migliore esportazione con l’aggiunta dei formati ePub 3 e Kindle, gestione potenziata delle statistiche di lavoro giornaliero, migliori Custom Metadata, migliore outlining, migliore gestione della corkboard. Inoltre si possono vedere fino a quattro documenti nella nuova sezione “copyholders”, potenziati gli strumenti di ricerca, aggiunto uno strumento di visione dei progressi nella toolbar, aggiunto un nuovo sistema di Bookmark che rimpiazza le Prokect Notes, References e Favorites. Questo rende anche più efficace e potente il sistema di gestione dell’Inspector, mentre il Dialogue Focus consente di vedere tutti i dialoghi in un’unica vista. Infine, per chi possiede un MacBook Pro con TouchBar, è stato aggiunto un supporto molto ampio.

Avevamo detto al principio che l’app è stata riscritta per i 64 bit e che adesso, secondo lo sviluppatore, Scrivener è diventato sia più veloce che più stabile, oltre che più “moderno”, nel senso che potrà crescere in maniera organica con lo sviluppo di macOS. Una nota: la versione per Windows, che paga il ritardo di partenza della app in quell’ambiente, seguirà più avanti.

Scrivener 3

Scrivener 3 alla prova su strada

Nella versione in inglese del software sono stati aggiunti degli strumenti di analisi linguistica. Niente di stratosferico, da questo punto di vista Microsoft Word è infinitamente più sofisticato, ma anche questo settore vede adesso Scrivener capace di competere in maniera interessante: Linguistic Focus però è una delle funzionalità che non ha senso sperimentare per chi scrive in italiano poiché non funzionnano. La funzione Direct Speech invece funziona perfettamente: è quella che consente di schiarire tutto il testo che non sia fra virgolette, in maniera tale da poter rivedere più comodamente i dialoghi di un romanzo o di un saggio.

Questi due esempi sono solo alcuni fra i tantissimi che si possono fare per indicare quanto sia ampio il lavoro che può essere fatto con Scrivener. E se poi si aggiunge anche l’integrazione con l’altro software realizzato da Literature and Latte, Scapple – il programma per creare mappe concettuali che è stato appena aggiornato alla versione 1.3 – si capirà che è veramente difficile restiture una visione d’insieme del software.

A questo bisogna anche aggiungere che Scrivener, come tutti i software che permettono di creare altre cose, sono difficili da provare sul campo perché, per riuscire veramente ad arrivare in fondo a tutte le nuove funzioni, occorrerebbe scrivere almeno un paio di libri. Una ipotesi difficilmente frequentabile per una recensione web. Ma ci siamo comunque andati abbastanza vicini, visto che abbiamo messo in produzione su Scrivener 3 tutti i progetti attualmente aperti sul “vecchio” Scrivener 2, con ottimi risultati.

La nuova interfaccia è sicuramente la prima cos che si nota -anche se a fare realmente la differenza è la maggiore velocità di esecuzione del programma sia in apertura che chiusura soprattutto con progetti molto grandi- ed è una piacevole sorpresa. Nuove icone, comandi più razionali, una rinfrescata alla logica di funzionamento di Scrivener che non lo stravolge – non è un problema per chi è abituato da tempo ad utilizzarlo – ma lo migliora senza dubbio. Poi la nuova funzione di Bookmark, che è trasversale a tutto Scrivener e anche al suo esterno potendosi collegare a siti web e a risorse come altri documenti presenti sul computer, è veramente potente e utile. Incorpora anche la funziona di Project Note e permette di orientarsi velocemente in progetti di grandi dimensioni. Non bisogna infatti dimenticare che, seppure Scrivener può essere utilizzato per realizzate testi di qualsiasi lunghezza e anche quindi molto corti, in realtà dà il meglio con progetti di decine se non centinaia di migliaia di parole, se non milioni di parole. Anche per questo il potenziamento della sezione dei metadati, che possono essere aggiunti a tutti gli elementi di un progetto, è la benvenuta. In pratica adesso Scrivener è più “rotondo” e autonomo, consentendo di lavorare in maniera più completa su progetti più grandi.

Scrivener 3

Le cose che fanno grande Scrivener

Avere un approccio al testo non basato su un documento monolitico ma su un progetto che consente di aggregare documenti più piccoli, metadati, altre informazioni e poterle riorganizzare in maniera fluida è una specie di manna caduta dal cielo.

A livello base Scrivener è diviso in tre parti: il Binder a sinistra, l’Inspector a destra e nel mezzo il testo (su una o due aree di scrittura parallele). Questo permette di avere dei riferimenti incrociati attraverso tutto il progetto e gestire sia la sinossi che i riferimenti stessi mantenendo il controllo delle aree di testo che si stanno modificando o aggiungendo. I Bookmark adesso si integrano e rendono ancora più potente la funzione di ricerca che già prima era un punto di partenza notevole per navigare progetti molto ampi. Immaginiamo di avere un progetto per gestire un blog, dove ogni singolo Scrivenings (i singoli documenti di testo) è un post: possiamo riorganizzali in vari modi, tenere un flusso organizzato con delle schede (le card che gli scrittori usano per muovere i contenuti di un libro all’interno dei vari capitoli) e al tempo stesso arricchire sinossi, schemi, gestire con modalità anche basate sul colore lo stato di avanzamento dei singoli post (idea, progetto, bozza, completo, pubblicato) e alla fine avere una visione d’insieme del nostro sito che sarebbe altrimenti impossibile. Dopodiché Scrivener non è fatto per esportare e pubblicare su un sito web, tranne che nella modalità “Esporta Html”, quindi questa funzionalità è in realtà più un trucco per cercare di far funzionare il modello di lavoro di Scrivener anche in altri contesti.

Un vantaggio secondo chi scrive molto importante, poi, è la possibilità di gestire ambiti di lavoro diversi in progetti diversi: a differenza di altri software molto integrati e disponibili anche su iOS, infatti, Scrivener permette di avere più progetti per ciascun tipo di attività che si voglia intraprendere. Invece, ad esempio Ulysses utilizza un unico database per contenere tutti i testi che vengono organizzati in differenti cartelle ed aree della app (senza contare che Ulysses ha come base il markdown e non utilizza allegati o integrazione tipografiche evolute o le modalità di esportazione di Scrivener).

Forse però le maggiori modifiche, soprattutto dal punto di vista di chi si trova ad operare con testi lunghi che devono poi prendere la forma di libri, rapporti di ricerca, relazioni, tesi di laurea o di dottorato, è la compilazione. Come abbiamo detto è stata non solo potenziata ma anche semplificata. E ce n’era bisogno perché la progettazione dell’interfaccia era inutilmente complessa, reaggio di metafore che provengono dal mondo dei grandi software per l’impaginazione forse, e comunque inutili. Molte caratteristiche possono essere fatte venire fuori più semplicemente e questo è stato il lavoro di Literature and Latte: rendere la parte di compilazione utilizzabile anche da chi non abbia esperienza di pre-stampa e tipografia. Soprattutto verso i nuovi formati come gli ePub e i Mobi, ma anche verso i tradizionali pdf ad alta qualità e precisione (bordi, margini, ritorni, legature) per la stampa tipografica e la rilegatura.

Altre cose che sono evolute in maniera piuttosto interessante: adesso il motore del Multimarkdown è integrato, ma si tratta comunque di una aggiunta e il senso stesso con cui lavora è all’opposti di quanti provengono da un ambito particolare (ma sempre più difuso) degli editor di testo che gestiscono anche il MD. Infatti, se questi ultimi scrivono testo semplice con le marcature per dare un po’ di formatazione (lo stile si vedrà poi, sulla base del CSS scelto) e si va verso documenti “ricchi” esportando, su Scrivener si lavora in un ambiente “ricco” per definizione (nel suo nocciolo interno il software utilizza gli RTF come modello di costruzione dei documenti) e si può esportare testo semplice con i rilievi strutturali del mardown.

Gli stili inoltre stanno evolvendo in qualcosa che sempre di più ricorda il lavoro che si può fare in un word processor tradizionale come Pages di Apple o Microsoft Word. Si tratta di una serie di comandi di formattazione più ampia e completa, e la buona notizia è che oltre a quelli perconfezionati se ne possono creare altri personalizzati, che poi verranno utilizzati anche nella fase di compilazione, cioè di esportazione verso ePub, mobi, Pdf, Docx e altro.

Ci sono ancora decine di altre funzioni che non sono venute fuori se non in maniera appena accennata durante le settimane di prova. Nonstante i progetti sul tavolo di chi sta scrivendo sia davvero parecchi, aree come ad esempio la gestione di quattro spazi di scrittura (due normali e due copyholder, cioè semplificati senza alcune caratteristiche) con oltretutto layout preconfigurati da Literature and Latte, sono state appena sfiorate.

Conclusioni

La complessità e la curva di apprendimento di Scrivener 3, così come per i suoi predecessori (e forse addirittura meglio), rimane straordinariamente semplice. La bontà si deve probabilmente agli ottimi preset di default, che permettono di andare avanti nell’uso del software anche senza saperne niente o quasi. Forse è questa una delle ragioni del grande successo di questo tipo di videoscrittura, o forse no, comunque è una grande intuizione in termini di progettazione dell’interfaccia. Si vede che chi ci ha pensato effettivamente è abiutato a scrivere.

L’estrema flessibilità e possibile personalizzazione del software lo rende contemporaneamente un “mostro” per la scrittura di cose lunghe (da una tesi di laurea a un romanzo) o per la gestione di documenti complessi (da una relazione tecnica a una tesi di dottorat) ma al tempo stesso può spaventare il neofita. Ci sono in giro vari manuali, sia in inglese che in italiano,

L’integrazione con la versione iOS è ancora adesso ottima e consente di andare avanti senza problemi: la sincronizzazione dei progetti avviene con Dropbox (iCloud per sua natura è poco compatibile con la struttura a pacchetto dei progetti salvati da Scrivener) e in buona sostanza molte delle cose che si possono fare su Scrivener per macOS si fanno anche e tranquillamente (ma in maniera più scomoda, ci permettiamo di aggiungere) anche su iOS. Questo ci fa aggiungere, anche se non c’entra molto con la recensione di Scrivener 3, chiedersi se ha senso possedere solo la versione per Mac. La risposta è semplice: certamente. E avere solo quella per iOS? Ecco, quello forse un po’ meno. Dopotutto, una cosa che i personal computer fanno molto meglio dei tablet e degli smartphone è permette di scrivere a lungo grandi quantità di testo. L’attività che, potremmo dire, è il motivo stesso per cui è nato Scrivener.

Pro
Interfaccia rinfrescata e sempre più attuale
Nuovo motore a 64 bit più efficiente (si vede)
Esportazione (compilazione) semplificata ma ancora più potente

Contro
Alcune aree sono ancora piuttosto complesse, soprattutto nella gestione dei metadati
Complessità o flessibilità? Si rischia di farsi spaventare dall’enorme numero di funzionalità presenti
Preferivamo la vecchia icona, era più “zen”

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