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Siri, voglio fare una strage: subito arrestato

Dite la verità, ci avete provato anche voi: chiedere o dire a Siri una cosa strana solo per capire che cosa risponderà. Ma c’è “cosa strana” e “cosa strana” tra cui distinguere come ben sa ora un adolescente dell’Indiana, finito in prigione per avere esagerato nella stranezza…

Il tredicenne ha infatti avuto l’alzata di ingegno di dire a Siri, popolare negli USA grazie alla diffusione di iPhone,  che voleva fare una strage a scuola. L’assistente vocale, dopo aver ricevuto la richiesta, non avendo ben compreso (come del tutto logico) la domanda ha elencato gli istituti più vicini. Lo studente, come se la prima scempiaggine gli fosse bastata, ha anche fotografato la risposta e l’ha mostrata su Facebook.

Negli Stati Uniti non è affatto raro che qualche studente disturbato decida di usare la pistola di famiglia o una acquistata illegalmente per fare stragi. Senza ricorrere al caso di Columbine, basta ricordare il recente massacro di Santa Fe in Texas, dieci tra studenti e docenti morti per causa di un diciassettenne poi arrestato. In molti casi (37 episodi di armi a scuola, con vittime o senza, solo nel 2018), le persone che hanno condotto questi atti criminali potevano essere fermati se ci fosse stata più attenzione ai segnali che hanno dato prima delle loro azioni. Per questa ragione oggi c’è una elevata vigilanza ed estrema sensibilità sull’argomento e anche una bravata come dire a Siri “Vado a sparare una scuola”, si trasforma in una seria preoccupazione

Siri, voglio fare una strage: subito arrestato

In realtà, spiega il rapporto, gli agenti non hanno creduto che il tredicenne avesse realmente l’intenzione di aprire il fuoco all’interno di un istituto, piuttosto si sarebbe trattato solo di una battuta, certamente macabra. La minaccia, insomma, non è stata percepita come reale, tuttavia, spiega il dipartimento di polizia, queste comunicazioni possono turbare la società.

Il ragazzo, che frequenta la scuola media di Chesterton, è così adesso detenuto a Porter County Juvenile Detention Center, con l’accusa di “intimidation”, ossia intimidazione, che negli USA rappresenta un comportamento di elevata gravità, da suscitare nelle altre persone uno stato di alterazione, come una sorta di procurato allarme.

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