Sblocco iPhone: WhatsApp sta dalla parte di Apple, contro l’FBI

Jan Koum fondatore di Whatsapp prende le difese di Tim Cook ed Apple nella complicata questione legata all'accesso dei dati degli utenti da parte del Governo USA. Ma il servizio di messaggistica sarebbe vulnerabile ad un'azione legale più di quanto lo è Apple.

jan koum

Jan Koum, co-fondatore di WhatsApp, sta dalla parte di Apple e di Tim Cook nella questione che sta infiammando nelle ultime ore le cronache: la possibilità che Apple debba concedere l’accesso ai dati degli utenti su richiesta del Governo USA.

Il CEO di WhatsApp ha condiviso la lettera di Cook in un post di Facebook, dando il suo pieno appoggio al CEO di Apple. “Ho sempre ammirato Tim Cook per la sua posizione in materia di privacy e gli sforzi di Apple per proteggere i dati degli utenti e non potrei essere più d’accordo con tutto ciò che ha detto oggi nella sua lettera agli utenti. Non dobbiamo permettere che venga instaurato questo pericoloso precedente: oggi la nostra libertà e la nostra autonomia sono in gioco” ha commentato Koum.

jan koum tim cook

WhatsApp aveva guadagnato elogi quando ha cominciato ad introdurre la crittografia dei messaggi nel 2014, utilizzando il protocollo TextSecure. Nonostante ciò l’implementazione di WhatsApp del protocollo implica che il servizio centrale possa comunque interrompere la crittografia in qualsiasi momento, potenzialmente senza avvisare gli utenti del fatto che i loro messaggi non sono più crittografati.

Questo particolare lascia Koum e la sua azienda, al contrario di Apple che ha costruito dispositivi che neppure lei stessa è in grado di scardinare, vulnerabili ad una eventuale azione legale, quella che l’FBI potrebbe intentare contro Apple. WhatsApp ha affrontato già simili ordinanze: nel mese di dicembre, il programma è stato bandito dal Brasile per un giorno intero dopo che la società ha rifiutato di rispettare due ordinanze del tribunale locale.