Jobs bello come un dio, Wozniak magro in Apple II Forever, il primo vero Keynote Apple

Un evento come Apple II Forever non si era mai visto. Nel 1984 con Jobs, Wozniak e Sculley al top: uno show costoso, pacchiano, spettacolare da cui sono nati i keynote perfetti di Apple

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Per partecipare all’evento Apple II Forever del 1984 dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, quando i capelli lunghi e cotonati andavano di moda, Michael Jackson era padrone del mondo e Apple aveva appena lanciato Macintosh, il primo computer consumer con interfaccia grafica e mouse. I cancelli del Moscone Center si aprono alle 7 del mattino per accogliere oltre 3.500 persone, per lo più rivenditori di computer e giornalisti, incluso il reporter John Dvorak e il fotografo Gary Fong del San Francisco Chronicle, testata che nelle scorse ore ha pubblicato fotografie e reportage di quel 29 aprile del 1984.

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La presentazione inizia in ritardo con la proiezione su tre immensi schermi di numerose fotografie dei due Steve e dei primi anni di Apple, dal primo computer fino al Mac, una sorta di album di famiglia che dura troppo ed è completato dal video Apple II Forever.

Il filmato che riportiamo in questo articolo offre musica, immagini e montaggio insopportabilmente anni ’80 e un brano tanto commerciale da risultare troppo anche per uno spot commerciale. Un giovanissimo Steve Jobs, bello come una star del cinema è il primo a salire sul palco vestito con un look improbabile: elgante camicia bianca da completo ma senza completo, scarpe da ginnastica, papillon e bretelle. Siamo ancora lontani dal minimalismo del periodo della maturità e questo si nota non solo nel look ma in ogni dettaglio dell’evento.

La presentazione è intitolata Apple II Forever ma Jobs parla per tutta la durata del suo intervento del grande successo di lancio di Macintosh. La platea è un po’ spiazzata ma sorbisce senza troppe proteste grafici e dati di vendita che mostrano un lancio spettacolare a cui però seguirà un sensibile calo, ma allora nessuno lo poteva sapere.

Via Jobs è la volta di Wozniak, anche lui giovane e mai così in forma, che con la sua simpatia naturale e le sue barzellette al vetriolo conquista palco e pubblico. Ma la maratona di presentazione non è ancora finita: l’ultimo intervento di John Sculley è quello più impegnativo e importante. Da vero professionista offre una corposa lezione di marketing ma anche la sorpresa finale dello show: a un suo cenno dipendenti Apple seduti tra il pubblico si alzano in piedi e sollevano tra le mani il nuovo Apple IIc, un computer così compatto e leggero che può essere considerato (quasi) un portatile.

Finito il keynote tutti i presenti possono recarsi in una sala demo dove provare personalmente il nuovo Apple IIc, segue poi una sessione di domande e risposte in una sala separata con Jobs, Wozniak e Sculley. Ma il primo keynote Apple non è ancora finito: dopo una pausa per il pranzo e anche per la cena nei rispettivi hotel del centro di Frisco, tutti sono invitati a tornare al Moscone dopo le 20 di sera per l’esibizione di una star della musica.

Si narra che la guest star avrebbe dovuto essere nientemeno che Michael Jackson, l’artista più pagato della storia (allora ma forse anche dopo) che però diede buca all’ultimo momento, così Apple ripiegò per Herbie Hancock’s Rocket Band, un mito del jazz ma che non fu particolarmente apprezzato, anche per il consistente ritardo dello show.

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Mai un computer era stato presentato con un evento così strutturato, lungo e costoso: allora Cupertino spese l’astronomica cifra di 750mila dollari.

Apple II Forever è considerato come il primo vero keynote di Apple dove le novità di prodotto e le presentazioni tecnico-commerciali si fondono con video, musica, multimedia per creare uno vero e proprio spettacolo. Allora il cronista del quotidiano di San Francisco paragonò questo sfoggio di Apple a un evento del mondo dello sport e del football americano, non sapendo però che avrebbe cambiato per sempre eventi e presentazioni business per computer e non solo.

Fu la prima volta per la Silicon Valley e Apple incappò in ritardi, problemi tecnici e numerosi errori di gioventù a incominciare dall’impegno di tempo richiesto per gli invitati: complessivamente oltre 12 ore. A partire da qui l’esperienza e l’opera di affinamento di Jobs hanno dato vita ai keynote Apple di risonanza planetaria, concentrati in meno di due ore, studiati e perfetti in ogni minimo dettaglio.

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