Recensione iMac Pro: potenza assoluta per videomaker e sviluppatori

Quanto è realmente potente iMac Pro e come può contribuire a rendere più efficiente il lavoro di un professionista del video, di uno sviluppatore o di chi ha bisogno della potenza dei processori Xeon collocati sul retro di un super monitor?

Macitynet vi presenta la recensione di iMac Pro, il computer all in one più potente sul mercato e, in questo momento la macchina top di Apple che rappresenta una inedita combinazione di processori nati per essere montati su un server ed un involucro compatto e facilmente trasportabile (almeno all’interno della stessa struttura di lavoro) montato dietro un monitor di altissima qualità.

iMac Pro è stato provato presso lo studio di Raffaele Mariotti, nostro collaboratore negli scorsi anni ed ora Freelance che si occupa di ripresa, montaggio e post produzione foto e video e questa è allo stesso tempo la cronaca della nostra scoperta delle capacità del sistema che abbiamo abbondantemente descritto nei mesi scorsi con gli articoli di Mauro Notarianni e Daniele Piccinelli.

Dentro la scatola

L’iMac Pro che ci è arrivato in redazione è il modello a 10 Core che rappresenta una delle macchine più interessanti per i video creativi con un buon bilanciamento tra potenza per singolo core e, nel caso della nostra configurazione, ben 128 GB di RAM in grado di prendersi cura di enormi archivi video a 8K da cui trarre un prodotto finale adatto a qualsiasi tipo di formato e mezzo di trasmissione video.

Qui sotto una piccola galleria che mostra le fasi dello spacchettamento e alcuni dettagli: all’interno troviamo l’iMac Pro ultraprotetto, il cavo di alimentazione standard che ci permetterà di spostarlo senza problemi di stanza in stanza (nel nostro caso dallo studio di post produzione a quello adiacente per le riprese di still life o di modelli in un campo abbastanza ristretto), un box dedicato ospita con cura e protezione la tastiera, il classico mouse e la grande trackpad di ultima generazione. Utile anche il cavo USB-Lightning per gestire la ricarica delle periferiche che Apple ha deciso, alla stregua di iPhone, di alimentare con il suo connettore proprietario.

Le caratteristiche

Ed ecco la configurazione del nostro iMac con Processore 3G GHz Intel Xeon W, 128 GB RAM 2666 MHZ DDR4 e Radeon Vega 64 da 16 GB.

T2, un chip multifunzione per sicurezza ed efficienza

Tra le peculiarità più rilevanti del nuovo iMac Pro, un nuovo livello di integrazione e sicurezza nella piattaforma grazie ad un processore che Apple chiama T2. Sviluppando e integrando diversi nuovi controller, come il System Management Controller, il processore ISP, il controller audio e il controller SSD, il chip T2 porta su iMac Pro funzionalità come l’elaborazione delle immagini ottimizzata per la videocamera FaceTime HD

Offre inoltre un livello di sicurezza superiore grazie all’integrazione di un coprocessore Secure Enclave, che getta le basi per nuove capacità di archiviazione crittografata e avvio protetto. La crittografia hardware dedicata (AES) codifica i dati sull’unità SSD senza compromettere le prestazioni, mentre l’avvio protetto permette il caricamento dei soli software affidabili.

recensione imac Pro

Il chip T2 è responsabile anche degli speaker stereo (che grazie alla configurazione interna migliorata offrono un ottimo supporto audio anche a chi si occupa di editing video o deve effettuare dimostrazioni senza ricorrere sempre e comunque a monitor come i Genelec che c’erano nello studio della prova), dei quattro microfoni beamforming interni e del sistema di raffreddamento.

La videocamera FaceTime HD a 1080p è di qualità superiore rispetto a quella con risoluzione 720p integrata su iMac 5K. Come accennato anche la videocamera in questione è controllata dal chip T2. All’interno di questa componente è presente un image signal processor (ISP) in grado di individuare i volti impostando al meglio valori di esposizione e bilanciamento del bianco, regolando dinamicamente l’esposizione e molto altro, sulla falsariga di quanto fa la fotocamera di iPhone.

Sicurezza massima sui dati del vostro SSD

Anche l’unità SSD fa affidamento al chip T2 che, tra le altre cose, integra un controller dedicato allo storage. Il Mac demanda le operazioni di lettura/scrittura dei dischi al controller in questione, velocizzando le operazioni e migliorando la sicurezza. Ogni singolo bit di dati memorizzato sull’SSD di iMac Pro è cifrato usando funzionalità di serie nel T2 rendendo praticamente impossibile a terze parti la lettura delle unità cifrate. Apple consente, tra l’altro, di attivare anche FileVault, aumentando ulteriormente il livello di sicurezza.T2 si occupa ancora delle operazioni di boot.

Quando si avvia iMac Pro appare quasi istantaneamente il logo Apple, segno che il T2 ha preso il controllo del sistema. Apple ha integrato nuovi meccanismi di verifica all’avvio (ne abbiamo parlato qui) che in qualche modo mimano quanto già fatto su iOS. Durante l’avvio, il Mac verifica l’integrità del sistema operativo (OS) sul disco di avvio per accertarsi che sia legittimo. Se l’OS non è noto o non ne può essere verificata la legittimità, il Mac si collega ad Apple per scaricare le informazioni di integrità aggiornate necessarie per verificare l’OS. Queste informazioni si riferiscono unicamente al Mac in questione e fanno in modo che si avvii da un OS ritenuto “attendibile” da Apple.

Accendendo iMac Pro tenendo premuti i tasti Comando (⌘)-R immediatamente dopo aver visualizzato il logo Apple, è possibile eseguire l’avvio da macOS Recovery e da qui richiamare “Startup Security Utility”, una sorta di pannello di controllo dal quale modificare a piacimento impostazioni di sicurezza legate all’avvio di iMac Pro. Sono proprio queste impostazioni avanzate che – in particolari casi – potrebbero richiedere l’uso di un diverso Mac per ripristinare integralmente il nuovo all-in-one come avviene in fabbrica (ne abbiamo parlato qui).

T2 e dischi SSD

Se l’azione del Chip T2 è praticamente “indolore” dal punto di vista della velocità operativa è ancora più stupefacente il risultato del classico Disk speed test che vi riportiamo qui sotto. Abbiamo dovuto eseguirlo più volte per capire se ci eravamo sbagliati o meno. I risultati non meritano grandi commenti: siamo a livelli di velocità stratosferica grazie ai migliori sistemi di storage a stato solido disponibili sul mercato per l’implementazione all’interno di un computer all in one.

 

Un sistema di raffreddamento efficiente per processori da server su iMac

E’ probabilmente la sfida più grossa che hanno dovuto affrontare gli ingegneri di Apple: come spalmare in verticale CPU tipiche dei server, una scheda video da desktop e garantire allo stesso tempo un efficace raffreddamento che sopratutto nelle fasi di calcolo più pesante non portasse iMac Pro a temperature insopportabile o ad un effetto “phon” sul retro della macchina?

Il segreto sta in queste due immagini che vi mostrano da una parte l’animazione del flusso di ventilazione e smaltimento e dall’altra la disposizione delle varie componeniti.

 

Gli slot di espansione interna? Sono sul retro!

Il primo stupore che coglie l’utente è quello per l’efficienza dell’hard disk abbinato al processore T2 ma la potenza nascosta di Thunderbolt 3 non è da meno: le quattro porte sul retro, utilizzabili per il collegamento di periferiche esterne ad alte prestazioni e ovviamente lo storage esterno, dovrebbero far ricredere chi si lamenta della scarsa possibilità di espansione interna o accessibilità dell’All in One di Apple dopo aver letto i benchmark del sito BareFeats eseguiti usando nuovi e veloci dispositivi di storage PCIe.

iMac Pro integra infatti due controller Thunderbolt 3 per le quattro porte e con due box AKiTiO Node con due unità interne Samsung 960 Pro NVMe collegate in RAID 0 (striping) è stato possibile ottenere prestazioni in lettura di ben 4.781MB al secondo. Usando i nuovi all-in-one professionali di Apple in abbinamento a dispositivi di storage Thunderbolt 3 è in pratica possibile sfruttare soluzioni in grado di rivaleggiare con soluzioni di flash storage interne basate su PCIe.

Le quattro porte Thunderbolt 3 (attacco USB-C) consentono inoltre di collegare senza problemi due monitor 5K e periferiche ad alte prestazioni, supportano fino a 40 Gbps combinando trasferimento di dati, output video e funzionalità di ricarica in un singolo connettore compatto.
Non dimentichiamo inoltre che iMac Pro può usare Thunderbolt 3 per un’altra capacità di espansione: quella delle schede video esterne che esamineremo in seguito.

I Benchmark di produttività: la differenza tra il modello in prova, quello base e iMac 5k.

Se l’approccio diretto alla potenza di iMac Pro con un programma ottimizzato come Final Cut Pro nella versione più recente è ultra evidente bisogna capire cosa succede con altri software che non hanno ottenuto ancora un potenziamento diretto come quello che può fare Apple con la combinazione di hardware e software ben prima dell’uscita del prodotto.
Il riferimento per questo tipo di test è da sempre il sito americano BareFeats che ha eseguito benchmark  specifici confrontando le prestazioni dei nuovi iMac Pro nella versione 8 core, 10 core e dell’iMac 5K 2017 nella versione da 4.2GHz Quad Core i7 (7700K).

Le macchine a cui fanno riferimento le legende nei test che vedete qui sotto, sono le seguenti:

  • iMac Pro 10-core – 2017 iMac Pro 3.0GHz 10-Core Xeon W-2150B CPU (stesso processore del nostro iMac Pro), 64GB di RAM 2666MHz DDR4 ECC SDRAM (la metà di quelli delle macchina che abbiamo provato), GPU AMD Radeon Pro Vega 64 (16GB) (stessa scheda video del nostro iMac Pro)
  • iMac Pro 8-core – 2017 iMac Pro 3.2GHz 8-Core Xeon W-2140B CPU, 32GB di RAM 2666MHz DDR4 ECC SDRAM, GPU AMD Radeon Pro Vega 64 (16GB)
  • iMac 5K 4-core – 2017 iMac 5K 4.2GHz Quad Core i7 (7700K), 64GB di RAM 2400MHz DDR4 SO-DIMM, GPU AMD Radeon Pro 580 (8GB)

Tutti i processori di iMac Pro hanno Turbo Boost, Hyperthreading, quattro canali per la memoria ECC DDR4 a 2666MHz, cache L2 e L3 ad alte prestazioni e integrano il supporto alle istruzioni vettoriali AVX 512.

Come abbiamo spiegato anche in questo articolo, per scegliere il processore con il numero di core adatto alle proprie esigenze bisogna tenere conto del software utilizzato. Le applicazioni single-thread funzionano in modo più efficiente a velocità di clock elevate, mentre per i software che usano il multithreading è meglio scegliere un processore con più core.

La versione base di iMac Pro integra di serie un processore Xeon 8-core a 3,2GHz con Turbo Boost fino a 4,2GHz. In fase di ordine è possibile scegliere la variante a 10-core, 14-core oppure 18 core. Il processore Xeon 10-core offre performance più elevate con Turbo Boost a 4,5GHz. È ideale per chi deve lavorare con più applicazioni alla volta e gestire flussi di lavoro più impegnativi.

I processori Xeon 14‑core e 18‑core sono ideali per chi deve usare in contemporanea più applicazioni professionali che sfruttano al massimo il multithreading. Sono la scelta giusta se il proprio flusso di lavoro prevede task come i rendering video, la compilazione di grandi progetti, l’uso di varie macchine virtuali, e processi CPU bound.

Nella galleria qui sotto riportiamo i principali risultati: potete vedere i test eseguiti con Compressor (codifica di un progetto 4K 4K HEVC 10-bit – H.265), Blender (rendering di una scena usando la sola CPU), After Effects CC (rendering di un progetto), Premiere Pro CC (esportazione di un progetto e Render blur), Photoshop (riduzione disturbo), Final Cut Pro X (esportazione), Geekbench 4 (test CPU Multi-Core) e Cinebench (test Multi-Core CPU).

 

Rispetto alla variante 8-core, iMac Pro da 10 core offre migliorie in termini di velocità che variano dal 3% al 24%. Rispetto invece all’iMac 5K 2017, l’iMac Pro 8-core offre migliorie in termini di velocità che variano dal 23% al 79%. Fate click sulle singole foto riportate in alto per ingrandire le miniature e visualizzare i dettagli dei vari benchmark sullo schermo.

Altri benchmark ci riportano risultati parimenti confortanti: se restiamo al confronto con un iMac 5K con processore i7 a 4GHZ e 32 GB di RAM le capacità del nostro 10 core sono evidenti. Con 10 GB di girato 4K da codificare in ProRes 422, l’iMac Pro in prova completa il compito in metà tempo.

Con DaVinci Resolve, un girato RED 8K Helium a 60 fps viene esportato in ProRes 422 in meno di un terzo del tempo che si impiega sull’iMac 5K.
I risultati numerici confermano l’orientamento iniziale: in alcuni casi il software non ottimizzato e la velocità inferiore del singolo processore possono far avvicinare i risultati tra le diverse configurazioni ma in molti casi l’incremento di prestazioni tra iMac 5K e e la variante Xeon da 10 Core arriva oltre il fattore 2x.

I benchmark di Apple

E’ la stessa Apple a rappresentarci i migliori impieghi della macchina in vari campi non avendo paura di mostrare come in diversi casi l’iMac 5K standard possa essere più potente del suo ormai vetusto Mac Pro e che iMac Pro in certi impieghi non rappresenta, a meno di usare la configurazione con il massimo numero di Core un incremento paragonabile al sovrapprezzo. La scelta dell’uno o dell’altro modello dipende assolutamente dal lavoro principale che la macchina è destinata a svolgere.

Il parere di chi lavora sul campo e l’abbinamento iMac Pro – Final Cut

Quando abbiamo saputo che avremmo avuto a disposizione un iMac Pro, dopo averne parlato a lungo per novità, prestazioni e particolarità di un “all in one” pensato per il mondo professionale abbiamo riflettuto a lungo su chi fosse, nel panorama dei nostri collaboratori e conoscenti, la figura più adatta a provarlo su campo.

Chi scrive ha una esperienza nel video che si limita a qualche piccolo montaggio e correzione mentre potrebbe dire la sua nel campo del rendering 3D per l’architettura, altri collaboratori sono specializzati sulla grafica editoriale e per il web ma il focus primario per il settore “creativo” di questa CPU è ben specifico: è una macchina pensata per chi fa produzione video e foto di alto livello con necessità di stretti tempi di lavorazione, affidabilità e versatilità.

Abbiamo quindi pensato di rivolgerci a chi fa questo lavoro sul campo, in un piccolo ma efficiente studio e ha l’esperienza di flussi di lavoro che richiedono una macchina versatile, poco ingombrante e sopratutto potente, molto potente e che in passato ha collaborato con macitynet.it: Raffaele Mariotti.

recensione iMac Pro

Raffaele ha un curriculum di tutto rispetto con oltre 10 anni di esperienza come fotografo e videomaker freelance in grado di gestire in perfetta autonomia l’intero flusso di lavoro dalla ripresa alla post produzione con una particolare predilezione per il color grading.

Collabora con una serie di agenzie di comunicazione in tutto il mondo e insegna Digital Video all’Accademia di Belle Arti di Urbino.

Utilizza sistemi Hasselblad e Nikon, mentre per il video si avvale di Blackmagic URSA Mini Pro 4.6K, DaVinci Resolve, Adobe Creative Cloud, Apple Final Cut Pro e vari strumenti software e hardware.

Da sempre utente Mac, utilizza attualmente un Mac Pro 2013 in studio e un Macbook Pro per i lavori “on the road” durante le trasferte.
recensione iMac Pro

La macchina che abbiamo provato era dotata di processore Intel Xeon 10 core 3GHz, ben 128GB di ram, GPU AMD Radeon Vega 64 con 16GB di ram, e un disco a stato solido da 2TB.

“Si tratta indubbiamente di un enorme passo avanti rispetto ai sistemi che utilizzo attualmente: anche se Mac Pro è una macchina molto potente, inizia ormai a essere datata con 5 anni sulle spalle, e in molte tipologie di workflow non si raggiungono le prestazioni dell’iMac Pro in prova.

E’ già possibile trattare flussi RAW 4K o maggiori in realtime sul Mac Pro ma a seconda dei parametri di lavoro il playback non è sempre fluido. Sull’iMac abbiamo provato anche sample di girato RED raw da 8K con Final Cut Pro e qualsiasi intervento sui parametri video raw o di correzione colore viene applicato in tempo reale e il playback risulta fluido.
Qui sotto alcune schermate di Final Cut sull’enorme schermo di iMac ppro con footage di test e trasferito da lavori in 4K

La cosa che stupisce a prima vista è sicuramente la velocità del disco interno il cui effetto si fa sentire in qualunque operazione. Testati con una utility di speed test, abbiamo riportato più di 3GB/s in lettura e scrittura. Avere questa velocità semplicemente dentro alla macchina senza dover ricorrere a sistemi RAID esterni è sicuramente un’ottima cosa, anche se chiaramente lo spazio è limitato e non può sostituire dischi dedicati per il girato.

Inoltre non va sottovalutata la totale crittazione dell’intero disco in maniera trasparente in tempo reale, possibile grazie a un chip custom Apple dedicato solo a quel ruolo. Questo significa che le prestazioni del disco non sono intaccate dai processi di encrypting come avviene invece su sistemi normali.

Ottima la qualità del monitor calibrato in fabbrica che è in grado di coprire praticamente tutto lo spazio colore DCI-P3 ma che ovviamente non può sostituire in toto un monitor professionale esterno.

Mi trovo un po’ a disagio nel dover gestire le periferiche che già possiedo: la differenza della tipologie di porte e connessioni tra il mio Mac Pro 2013 e il nuovo iMac Pro richiede tutta una serie di adattatori che per chi lavora tra studio e trasferte resta un po’ difficile da gestire.

Non sono abituato a lavorare con il mouse che trovo scomodo mentre ho già adottato da tempo il Magic Trackpad. L’iMac Pro include comunque sia il mouse che il trackpad, per avere scelta libera. La macchina, nella migliore tradizione Apple, è molto silenziosa e il sistema di ventole non aumenta il rumore più di tanto anche nelle fasi di calcolo più intense: non abbiamo riscontrato problemi di surriscaldamento o “glitch” di render nelle varie applicazioni video.


Ho provato la nuova palette di color grading inserita nell’ultima release di Final Cut Pro, che ora risulta potente e intuitiva anche se non riesce a sostituire la sensazione “tattile” di una reale superficie di controllo o i controlli approfonditi di piattaforme dedicate.

L’editing del girato a 360° è una piacevole sorpresa e con un normalissimo girato a 4K la capacità di interazione è immediata e si possono selezionare, impostando i keyframe giusti, delle transizioni senza soluzioni di continuità scegliendo la scena giusta in fase di post produzione.

E’ evidente che con l’ultima versione di Final Cut Pro Apple è riuscita in un lavoro di ottimizzazione dell’accoppiata hardware + software che, almeno nel campo video (e, mi dicono anche per quanto riguarda Logic nel campo audio) ribalta le idee che si hanno sulle prestazioni delle GPU AMD.

Anche con DaVinci Resolve, pur non potendo utilizzare il calcolo basato su CUDA delle GPU Nvidia, lo sfruttamento della piattaforma “Metal” di macOS High Sierra unita alla GPU AMD permette di ottenere risultati molto performanti.

In un lavoro in cui i tempi rapidi di finalizzazione del progetto permettono di ottimizzare le proprie prestazioni e soprattutto di offrire più spazio alla cura del montaggio e del color grading, poter disporre di così tanta potenza è fondamentale. Anche se i prezzi delle varie configurazioni dell’iMac Pro restano a prima vista notevoli, sono in realtà equiparabili a macchine configurate per prestazioni “high-end” e la strada intrapresa da Apple su questa macchina fa ben sperare per i prossimi sviluppi del settore pro tra fissi e portatili.”

Pro

Incremento notevole di prestazioni e di capacità di lavoro in tempo reale con archivi video ad altissima risoluzione, capacità di rendering video e gestione audio digitali con programmi ottimizzati  Appleche giustificano il prezzo, mostruosa velocità e livello di sicurezza altissimo nella gestione dei dischi interni e dei dischi esterni Thunderbolt. Monitor con calibrazione individuale già in fabbrica. Elevata espandibilità e capacità di potenziamento della RAM. Possibilità di usare un box Thunderbolt 3 di espansione sia per lo storage che (in evoluzione) per schede grafiche con sfruttamento delle librerie CUDA.

Contro

Il monitor non è HDR, le prestazioni delle schede AMD nel 3D e nel rendering architettonico non si equivalgono alla restante potenza di calcolo dei sistemi con schede NVida. Il mix di porte (USB 3 e Thunderbolt 3)  può disorientare chi usa portatili vecchi e periferiche video non recentissime e deve equipaggiarsi di adattatori di diverso tipo anche per lo storage.

Conclusioni

Se siete un professionista del video e lavorate con materiale 4K o superiore con vantaggi economici sui tempi di consegna vi ripagherete la differenza di potenza tra il modello Pro e iMac 5K in pochissimi mesi di lavoro.

L’incremento prestazionale per chi usa Final Cut pro è semplicemente spaventoso e per coloro che avevano abbandonato lo strumento software di Apple ritenendolo non aggiornato a sufficienza e mancante di diversi tool per un flusso di produzione completo potrebbero seriamente ripensarci e prendere in esame non solo la potente accoppiata ma le tante migliorie apportate nella gestione del colore e nell’introduzione della modalità di editing a 360° che permette nuove capacità creative in abbinamento a telecamere a doppio o quadruplo duomo semiferico di qualità: è di grande aiuto in questo campo la possibilità di aggiungere direttamente una unità per la realtà virtuale esterna non solo per l’uscita del prodotto finito ma anche per un editing più coinvolgente e immediato.

iMac Pro è una macchina potente in assoluto ma non la raccomanderemmo a tutti i professionisti a prescindere: ai videomaker citati prima aggiungeremmo chi si occupa di sviluppo e vuole gestire rapidissime compilazioni di codice per ridurre i tempi morti della programmazione o multiple macchine virtuali, aggiungeremmo chi si occupa di calcoli complessi in campo biomedico o aereospaziale. In questi ultimi casi la valutazione del processore (o del numero dei Core a bordo) è un momento fondamentale nel far corrispondere un prezzo ancora accettabile a prestazioni bilanciate. Per molti di questi l’ottima qualità del monitor a bordo potrebbe quasi risultare sprecata mentre avremmo gradito l’opzione per uno schermo HDR dedicato a chi vuole essere aggiornato agli ultimi sviluppi della produttività video.
Apple ci ha comunicato che sta studiando un monitor esterno dalle elevate prestazioni che sarà probabilmente venduto con il futuro Mac Pro: chissà che il suo sviluppo non porti una ricaduta anche su futuri modelli di iMac Pro.

Alla fine si tratta di un All In One che va valutato attentamente per incrementare le proprie prestazioni in molti campi della creatività e della produttività: a fare la differenza saranno le applicazioni e la loro capacità di sfruttare RAM, processori Xeon in modalità multicore e la GPU di AMD con OpenCL.

I prezzi

L’iMac Pro più “economico” costa 5.599 euro. su Apple Store online in Italia o presso la rete di rivenditori APR sul territorio o gli Apple Store. Potrebbe già essere più che sufficiente per liberi professionisti e piccole imprese che non necessitano del massimo della potenza offerta dalla tecnologia odierna. Questa configurazione comprende Processore Intel Xeon W 8-core a 3.2 GHz con Turbo Boost fino a 4.2GHz, 32GB di memoria RAM DDR4 a 2666MHz, unità SSD da 1TB e scheda video Radeon Pro Vega 56 con 8GB di memoria HBM2.

Ciascuna di queste quattro componenti può essere potenziata scegliendo tra diverse opzioni parallelamente ad un incremento del costo finale della macchina.
Ad esempio per quanto riguarda il processore è possibile scegliere la versione 10 core a 3.0 GHz (con boost a 4.5 GHz) aggiungendo 960 euro, oppure il modello 14 ore a 2.5 GHz (e boost a 4.3 GHz) per 1.920 euro in più, oppure il più performante con 18 core a 2.3 GHz e boost a 4.3 GHz per 2.880 euro aggiuntivi.

Come abbiamo accennato la RAM di partenza è da 32GB, per raddoppiarla (64GB) dovrete aggiungere 960 euro mentre con 2.880 euro aggiuntivi si può optare per la configurazione top con 128GB di RAM. Per quanto riguarda la capacità se l’unità SSD da 1TB non basta, si può optare per la versione da 2TB per 960 euro in più oppure arrivare fino a 4TB con una spesa aggiuntiva di 3.360 euro. Infine in alternativa alla scheda grafica di base si può scegliere il modello Radeon Pro Vega 64 con 16GB di memoria HBM2 aggiungendo 720 euro.

Con la migliore di queste configurazioni, il prezzo finale di iMac Pro schizza a 15.439 euro e questo rende ancora più dirimente lo studio delle applicazioni di cui si vogliono massimizzare le prestazioni.

Tutto su iMac Pro

Vi invitiamo a seguire il nostro “canale” dedicato a iMac Pro: troverete le ultime notizie sul dispositivo e sugli accessori e software in grado di valorizzare al massimo le prestazioni ed anche ulteriori benchmark, confronti, esempi di opere realizzate con il più potente all in one sul mercato oggi.