Ultimatum a Google dall’Italia: 18 mesi per cambiare il trattamento dati degli utenti

Il Garante della Privacy italiano impone l' ultimatum a Google: entro 18 mesi il trattamento dati degli utenti deve essere modificato. In caso contrario il colosso del web rischia multe fino a un milione di euro e anche procedimenti penali

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L’ultimatum a Google è partito nelle scorse ore dall’Italia: il colosso dei motori di ricerca online ha 18 mesi di tempo per modificare il trattamento dati degli utenti, in caso contrario Google rischia multe fino a un milione di euro e anche possibili procedimenti penali. L’ultimatum a Google arriva dal Garante della Privacy ed è riportato da Reuters: in particolare per Google non è più possibile utilizzare dati e informazioni raccolti sugli utenti per creare profili personali. Per poter continuare a raccogliere dati e profilare gli utenti Google deve ottenere il consenso esplicito di ogni singolo utente, informando loro che la raccolta dei dati e il profilo sono creati per scopi commerciali. Il Garante della Privacy richiede inoltre che Google cancelli entro al massimo due mesi i dati degli utenti che richiedono l’eliminazione del proprio profilo personale.

Tramite un portavoce Google ha dichiarato di aver sempre cooperato con gli enti di controllo nel nostro Paese e che intende continuare a farlo: altre dichiarazioni saranno molto probabilmente rilasciate quando sarà completato l’esame delle richieste del Garante della Privacy. Google si è comunque già impegnata a presentare entro settembre una tabella di marcia con tutti i passi necessari per implementare le richieste di legge.

Le indagini sul trattamento dei dati personali degli utenti da parte di Google sono cominciate in diversi paesi in Europa nel 2013, dopo l’annuncio di Mountain View dell’unificazione dei dati raccolti tramite diversi servizi come Gmail, YouTube, Google+ e così via, fusione dei database che non prevedeva la possibilità per gli utenti di cancellarsi. Ricordiamo che per le stesse ragioni Google è già stata multata in Francia e anche in Spagna, mentre indagini e provvedimenti sono in corso di valutazione in Olanda e in Regno Unito.
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