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Indagini sui terroristi di Bari, Carabinieri bloccati da un iPhone 6

Da San Bernardino a Bari, da Syed Farook a Mansoor Ahmadzai. La storia si ripete e al centro ci sono sempre dei terroristi, o presunti tali, e un iPhone che non si può sbloccare. La vicenda di cui parliamo è quella su tutti i TG nazionali: un gruppo di afghani e pakistani arrestati con il sospetto di tramare attentati nel nostro paese e che hanno usato per la loro attività dei cellulari, tra cui un telefono di Apple che potrebbe contenere importanti informazioni, ma cui è impossibile accedere.

La storia, accennata ieri sera su alcuni telegiornali ma approfondita questa mattina da Repubblica, pare un déjàvu di quella californiana. La polizia ha messo le mani su un iPhone 6, quello di Mansoor Ahmadzai, e un paio di Galaxy, quelli di Qari Khesta Mir Ahmadzai e Surgul Ahmadzai, utilizzati a quanto pare le per le attività di ricerca di obbiettivi da colpire con azioni terroristiche in Italia e forse anche all’estero.

Secondo gli inquirenti sarebbero stati questi telefoni ad essere stati impiegati per raccogliere fotografie e comunicare con presunti e non ancora ben specificati complici. I Carbinieri racconta il giornale, avrebbe tratto preziose informazioni (ad esempio le foto di persone con un mitra in mano, ma anche le location esplorate) che sono dei veri e propri capi d’accusa nei fronti degli imputati, usando sui Galaxy di Qari Khesta Mir Ahmadzai e Surgul Ahmadzai Oxygen Forensic Suite 2015, uno strumento ad hoc per questo tipo di operazioni. Hanno anche aperto una microSD di un altro presunto jadista, Hakim Nasiri.
iphone6sL’iPhone 6 di Mansoor Ahmadzai resta, invece, inviolato ed inviolabile per le protezioni messe in atto da Apple, un vero problema per le indagini visto che i carabinieri sospettano, dice Repubblica, che «potrebbe contenere altri indizi importanti sulle attività di preparazione di attentati in Italia o all’estero, dare indicazioni utili agli inquirenti per trovare i fucili d’assalto di cui il gruppo aveva disponibilità, irrobustire le accuse».

Come accennato siamo di fronte alla esatta, o quasi, replica di quanto avvenuto a San Bernardino. In quel caso la polizia americana non era riuscita ad accedere al telefono, un iPhone 5c di proprietà di Syed Farook, responsabile con la moglie della morte di 19 persone in un centro di assistenza per disabili. Apple era stata portata di fronte ad un giudice che avrebbe dovuto imporre agli ingegneri della Mela di aiutare l’FBI nello sblocco. Successivamente, e sulla scia di una infinita ondata di polemiche e di tesi contrapposte, quelle di chi privilegia la privacy e quelle di chi pensa che ci sia debba essere per la polizia la possibilità di fare le indagini che ritiene necessarie, senza scontrarsi con un sistema inviolabile, l’FBI aveva provveduto in proprio.

Il metodo usato per aprire il cellulare di Farook resta misterioso allo stato attuale delle cose, ma è altamente improbabile che possa essere usato anche su un iPhone 6. Sembra forse persino più improbabile che una forza di polizia di un paese che non sono gli USA, possa avere le risorse (economiche e legali) per imporre ad Apple di dare una mano nel processo di sblocco.

terroristi di Bari
Una delle foto estratte dai cellulari dei presunti terroristi

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