Alla prova il QNap HS-251+, il tuttofare da salotto

Con il modello HS-251+ QNap arriva in salotto portando la robustezza e la versatilità dei propri prodotti in un contesto di certo più consumer: potente e versatile ma con qualche aspetto da migliorare. In offerta scontato su Amazon.it.

La crescente necessità di mettere in salotto un centro di controllo multimediale da accostare agli efficienti, ma ovviamente limitati per diversi motivi, servizi in streaming ha spinto le case di produzione hardware e software a provare strade più o meno ardite e più o meno legate ad uno o più servizi. Ci prova anche QNAP, nome che si è fatto strada nel mondo Professionale e Enterprise con soluzione di storage di rete ad alta affidabilità e che oggi si apre estraneo, sulla carta, alla storia del marchio ma che può diventare un terreno fertile sotto molti punti di vista nel presente e nel futuro come appare chiaramente dalla nostra prova del HS-251+ 

Siamo di fronte ad un dispositivo da salotto (anche se come vedremo le caratteristiche lo pongono adatto anche a location più esigenti) che consente l’installazione di uno o due dischi al suo interno, sia che si tratti di capienti e veloci dischi da 3,5”, di economici e silenziosi 2,5” oppure anche di velocissimi SSD, comandati da una unità di rete autonoma, basata su Linux, capace di svolgere operazioni di riproduzione multimediale, download manager, archiviazione, gestione RAID, server web e molto altro, tutto a portata di clic (o quasi). Posto sotto la TV lo abbiamo testato per qualche settimana alla ricerca di luci ed eventuali ombre per un prodotto che cerca di creare un mercato, più che di entrare in uno già affermato, considerate tutte le caratteristiche e i bisogni degli utenti, che al di la degli annunci di marketing,  sono spesso molto più articolati di quanto ci sia da aspettarsi.

QNAP al pinguino

Fuori dalla scatola il device si presenta come un parallelepipedo di 30 x 22 cm, con una altezza di 3,5 cm. Nella confezione oltre al device ci sono anche i due cavi Ethernet, l’apparat di alimentazione (esterna) e il telecomando, mentre per i dischi l’utente è tenuto a provvedere a propria scelta: noi abbiamo usato due comuni dischi da 3,5 Western Digital, nelle istruzioni c’è un elenco dei dischi più indicati per le operazioni tra i quali spiccano la serie RED di Western Digital. In genere dovrebbero andare bene dischi di tutte le marche, la differenza la fa solamente la resistenza del disco (il device è pensato per restare sempre acceso) e la rumorosità. Messo in posa il HS-251+ , collegata la rete e l’alimentazione, è stato il momento di inserire i dischi: l’operazione è semplice, i cassetti si aprono facilmente e il blocco è garantito da una serie di viti (incluse, ce ne sono anche di più di quante ne servono) con posizioni adatte a tutti i tipi. Una volta installati i dischi, è arrivato il momento di accenderlo tramite il telecomando a disposizione.

Qui c’è stata la prima nota dolente: il sistema operativo è Linux, e chi ha programmato il tutto ha fatto un eccellente lavoro per quanto riguarda le soluzioni integrate e la stabilità del sistema, tuttavia l’interfaccia lascia molto a desiderare, specie per un utente Apple abituato a determinati standard di grafica e usabilità. Ciononostante basta seguire le istruzioni a video per configurare correttamente l’apparecchio, inclusi i passaggi chiave della formattazione dei dischi e della loro configurazione in RAID (le specifiche qui sono date per scontate, chi non ha mai usato un RAID meglio che tenga pronta la pagina di Wikipedia) oltre alla presenza di svariati servizi che il dispositivo renderà disponibili. Una serie di passaggi questa che ha necessitato circa una ventina di minuti e che è svolta quasi in autonomia, a parte qualche domanda qua e là, ma nulla di così spiazzante dato che ogni parametro può esser modificato anche in un secondo tempo.

Finita la configurazione, l’HS-251+ diventa parte attiva della rete , controllabile da telecomando e televisione direttamente. In questo modo, il QNap assomiglia molto ad un computer Linux costumizzato, le App disponibili sono selezionabili tramite telecomando, anche se di tanto in tanto abbiamo dovuto utilizzare tastiera e mouse (vanno bene anche quelli Apple) per gestire le interfacce dentro le App, ma solo alcune. La riproduzione di svariati file è sempre stata corretta, da quelli compatibili a quelli che il lettore codifica on-the-fly grazie al potente processore Intel Celeron al suo interno e ai 2GB di ram installati. Per quanto riguarda la rumorosità l’unico disturbo percepito è stato relativo alla rotazione dei dischi, che nel caso di due dischi da 3.5” è percepibile, ma con dischi più piccoli oppure SSD sarebbe di certo inferiore o del tutto inesistente.

Raggiunto da un altro Mac o tablet tramite un semplice browser (la prima volta grazie al numero IP, ma poi anche più semplicemente tramite Bonjour, una volta rinominato, il nostro rispondeva a QNAP.local, dove “QNAP” era il nome indicato nelle preferenze), l’amministrazione via browser è molto buona. Si può fare praticamente tutto dall’interno della finestra del browser, che sembra una riproduzione di un sistema operativo, finestre comprese, inclusi i molteplici aggiornamenti firmware che il dispositivo ha richiesto e eseguito in automatico dopo il nostro consenso.

L’interfaccia web, seppure migliore di quella di installazione della TV, non è in linea con quelle moderne che si vedono online oggi, tuttavia è funzionale: è nostra convinzione che gli sforzi di QNap, sin qui prodighi per rendere il prodotto migliore che mai dal punto di vista ingegneristico, debbano ora concentrarsi sulla grafica dell’interfaccia, altrettanto importante, specie per chi proviene da device già maturi da questo punto di vista, seppure meno capaci tecnicamente.

 

Fuori dalla scatola, il QNap ha un aspetto un po’ austero ma in linea con le attuali TV