Apple, è arrivato il momento di un iMac completamente diverso

L’ultimo aggiornamento degli all-in-one di Cupertino dimostra, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che quel che serve è una rivoluzione e non sempre la solita minestra dell’evoluzione

Apple, è arrivato il momento di un iMac completamente diverso

Con un comunicato stampa silenzioso e quasi nascosto Apple ha aggiornato i suoi iMac. Uno speed bump, niente di più. Un particolare lo dimostra e capisce quel che sta succedendo. Mentre infatti siamo in attesa di un Mac pro modulare (o qualcosa del genere) sono stati aggiornati i MacBook Pro, rilanciato il MacBook Air e il Mac mini, e tutti questi adesso hanno lo stesso chip T2 del quale abbiamo già parlato che serve per la sicurezza e come controller dei dischi, oltre a varie altre funzioni. Una piccola bomba, di cui l’impronta digitale rilevata sulle tastiere dei MacBook è solo l’ultima manifestazione. Il chip è presente anche su tutti gli iPad (Pro, Air, mini e normali) e su tutti i telefoni, perché gestisce l’autenticazione sia essa qualcosa che avviene via TouchID che tramite FaceID.

Ma il MacBook 12 pollici – che nessuno sta aggiornando da un anno e passa, lasciandolo con un hardware ormai vecchiotto e un prezzo da paura – e il “nuovo” iMac (cioè i vari modelli aggiornati con schermo da 21,5 e 27 pollici) invece no. Perché? Boh. Mistero. Così come è un mistero perché gli iPad nuovi adesso utilizzino spinotti diversi, caricabatterie diverse e due tipologie di Apple Pencil diversi, con l’unico punto in comune che è quello dei prezzi che adesso sono diventati veramente più alti – come del resto è successo anche a MacBook Air e Mac mini, una volta macchine entry level e adess odecisamente in una fascia di prezzo premium rispetto al resto del mercato, incalzato soprattutto dai prodotti cinesi molto più economici e performanti.

Apple, è arrivato il momento di un iMac completamente diverso

Torniamo tuttavia al nostro iMac. Lo speed bump si capisce proprio da questo: non c’è il T2 e tutto il resto è decisamente lo stesso. Con alcuni aspetti scandalosi, per chi decidesse di comprare un nuovo iMac soprattutto nella configurazione base. Perché siamo nel 2019 e comprare un computer fisso che costa più di mille euro con un hard disk meccanico da 5400 giri al minuto urla vendetta. Certo, con opzioni aggiuntive si possono mettere drive SSD o magari scegliere di avviare da un SSD tramite Thunderbolt 3, ma i costi delle memorie interne degli iMac (e non solo di quelli, tra i prodotti Apple) sono totalmente fuori mercato. Invece, la componentistica è assolutamente standard, dato che i fornitori di Apple sono i soliti noti e i dischi SSD fanno parte dello stesso tipo di fornitore che si possono comprare anche da terze parti o trovare su altri computer.

Cosa fare? Ci possiamo consolare immaginando il prossimo cambiamento. E vivere stoicamente il momento dicendoci che alla fine siamo noi a farci delle aspettative, perché Apple sta semplicemente facendo il suo gioco: “tira” gli attuali modelli più che può, intrecciando la sua roadmap di sviluppo con quella dei fornitori (giapponesi dei monitor e memorie, oltre ai processori di Intel, a occhio e croce sono i più importanti) mentre probabilmente in qualcuno dei suoi mille labotori segreti sta sviluppando i nuovi iMac.

Apple, è arrivato il momento di un iMac completamente diverso

Chi scrive ha partecipato al lancio di tutte le generazioni tranne la prima del 1998: iMac colorati e trasparenti con monitor CRT, iMac a lampada, iMac squadrati bianchi, di alluminio, dai bordi affilati. Uno dopo l’altro i design e le soluzioni scelte si sono fatte sempre più avanti. Il più rivoluzionario per questo cronista è stato l’iMac che ha preso di sorpresa il senso del tatto rendendo i bordi smussati e affilati quasi come rasoi: semplice intuizione di design ma assolutamente irreale come effetto, e ipnotico.

Evidentemente, adesso il pallino è fermo nelle mani di qualcun altro. Viene da pensare che sia chi deve fornire schermi Oled di dimensioni appropriate. Oppure nello sviluppo del processore per Mac basato su Ax, che probabilmente è fermo per un mix di politiche aziendali e di mancanze tecnologiche rispetto agli obiettivi. Prossimo step? Verremo probabilmente sorpresi tra un anno e mezzo, forse due: difficilmente ci sarà ancora uno speedbump, e difficilmente ci sarà un altro aggiornamento basato sul solo processore Ax e non sul design. Ma chi può dirlo?

Apple, è arrivato il momento di un iMac completamente diverso

Apple sta procedendo verso una sua strada che non fa sconti per nessuno (letteralmente). I prodotti escono con una logica sempre più di sviluppo industriale e, nonostante ci sia un pensiero razionale dietro, sembra che manchi una visione di futuro. Diventa difficile immaginare quale potrà essere l’incarnazione di un iMac del futuro, l’evoluzione ulteriore del computer che ha portato avanti l’eredità dell’all-in-one originario. Cioè di quel Macintosh 128k da cui è partito tutto, nel 1984. Sono 35 anni giusti giusti. Il tempo della maturità. Sarebbe arrivato anche il momento che il Mac metta su famiglia per bene e si cominci a preoccupare del suo futuro.

Sappiamo che, se tutto va bene, sia per Apple in particolare che per la tecnologia in generale, un giorno avremo un Mac con ologrammi, vetri e interfaccia fantascientifica. Qualcosa che esce da un film di fantascienza e cammina assieme a noi. Per adesso ci accontenteremmo di un design rinfrescato e migliorato, di un processore “Made in Cupertino” e di un sistema operativo ancora più stabile e performante che però non soffochi la creatività e la capacità di innovare degli sviluppatori e delle terze parti, cioè che non li chiuda dentro una specie di gabbia di Faraday dell’innovazione e della creatività come è per iOS e per gli apparecchi come l’iPad Pro: potentissimo ma con il freno a mano tirato da un sistema operativo conservatore e iperprotettivo, incapace di lasciar correre liberi i suoi utenti. Ci basterebbe questo, come iMac del futuro. Poi vedremo.