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De Benedetti su Apple: «Jobs e Woz mi proposero il 20%, ma erano due smanettoni»

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«Ripensandoci mi viene voglia di spararmi tutte le mattine, quando mi faccio la barba». Il racconto di Carlo De Benedetti su Apple e su come avrebbe potuto diventarne uno dei soci di maggioranza è fatto con leggerezza, ma insieme non manca un rimpianto per quello che – col senno di poi – è sicuramente l’errore più grande della sua storia di imprenditore. La storia è ormai pubblica e, con qualche differenza nei particolari, il presidente del Gruppo l’Espresso l’ha già raccontata diverse volte. Lo ha rifatto stamattina a Mix 24, trasmissione di Radio 24 condotta da Giovanni Minoli, che ha trasmesso un’intervista fatta all’ingegnere a margine del Festival della Televisione che si è tenuto a Dogliani dal 1° al 4 maggio scorsi.

«E’ assolutamente vero, ho conosciuto Steve Jobs e Wozniak», ha risposto De Benedetti a Minoli (al minuto 13), spiegando, per raccontare il loro lavoro di allora che «erano lì che smanettavano sulle piastre elettroniche». In altre interviste l’imprenditore italiano che ai tempi – stiamo parlando della finde degli anni ’70 – era ala guida della Olivetti, aveva avuto in California un incontro con i fondatori di Apple mediato da Elserino Pio, direttore generale dell’azienda di Ivrea. A Minoli, De Benedetti aggiunge, però, altri particolari: «E’ stato Wozniak e non Steve Jobs a farmi la proposta – ha spiegato -. Mi chiedeva 200mila dollari per finanziarli. In cambio del 20% della Apple». Una percentuale che oggi, con la società di Cupertino che è la più capitalizzata al mondo, varrebbe circa 100 miliardi di dollari. E proprio su questo lo ha incalzato Minoli, ironizzando sulla “tirchieria” dell’imprenditore. «Macché tirchio – ha risposto De Benedetti -. Io allora con la Olivetti ero in bancarotta. Però è vero è stato l’errore più grande della mia vita».

Nuovi dettagli e nuovi particolari in più quindi, da questo breve accenno – poco più di un minuto su un’intervista molto più lunga -, che raccontano ancora una volta come, agli albori dell’informatica di massa, non fosse affatto scontato scommettere sulla novità e la visione di vedere un Pc in tutte le case e su tutte le scrivanie degli uffici.

A dire il vero questo non è stato l’unico contatto tra Apple e Olivetti. A metà degli anni ’90 stava per andare in porto un accordo tra le due aziende, che avrebbe visto la seconda – tramite una sua controllata, la Power Computing – iniziare a produrre “cloni” Mac. Una politica promossa dall’allora Ceo Michael Spindler. Ma il ritorno di Jobs, cancellò completamente le prospettive di ogni possibile futura collaborazione tra Cupertino e Ivrea.

De Benedetti su Apple

 

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