Pagamenti digitali nel pubblico, sfida di modernità: intervista a CashlessWay

Qual è la situazione pagamenti cashless in Italia? Quale futuro per l'epayment anche alla luce della diffusione di Apple Pay e dei dispositivi indomabili? A queste e ad altre domande risponde Geronimo Emili, presidente di CashlessWay alle porte dell'evento No Cash Day dell'8 giugno 2015.

“I pagamenti digitali nei servizi al pubblico sono il primo passo per una diffusione dei pagamenti digitali, che porterebbe notevoli vantaggi per i cittadini. Per questo questa sfida va sostenuta e la Pubblica amministrazione va sollecitata a un intervento significativo”. Geronimo Emili, presidente di Cashlessway, intervistato da Macitynet, presenta la situazione italiana dei pagamenti cashless e parla del futuro dell’epayment a pochi giorni dall’evento No Cash Day 2015, che si terrà l’8 giugno presso la Sala del Mappamondo della Camera dei deputati a Roma, e durante il quale istituzioni e amministrazioni locali faranno il punto sulla situazione epayment in Italia. Durante l’incontro saranno presentati i risultati del sondaggio: “L’epayment in Italia: i servizi pubblici possono trainare l’utilizzo della moneta elettronica?”, al quale è ancora possibile partecipare online, a partire da questo link diretto.

Geronimo Emili Cashlessway
Geronimo Emili, presidente di Cashlessway

Geronimo Emili ha lavorato per quasi vent’anni nella comunicazione d’impresa collaborando con le più importanti agenzie di relazioni pubbliche italiane. Nel 2011 ha cominciato a specializzarsi nella comunicazione a favore degli strumenti digitali di pagamento, avviando il primo sito di informazione nel settore, Waroncash.org, oggi diventato NewMoney.it, e organizzando la prima edizione del No Cash Day che ottenne da subito un’alta attenzione mediatica. Dopo tre edizioni di No Cash Day e una crescente richiesta di consulenza da parte delle aziende, ha fondato CashlessWay, la prima associazione per la diffusione, promozione e informazione sul settore dei pagamenti digitali. CashlessWay è stata la prima in Italia a portare l’argomento Bitcoin e criptovalute sul tavoli istituzionali e la prima a coinvolgere Banca d’Italia in un dialogo sul tema. L’obiettivo strategico di CashlessWay è creare consenso intorno all’epayment che in Italia è ancora sottodimensionato.

L’epayment in Italia: quanto è diffuso? Quali sono gli strumenti digitali di pagamento più utilizzati e più diffusi tra i cittadini italiani?

L’epayment in Italia non è diffuso. Negli ultimi anni i vari istituti finanziari hanno attivato un’intensa azione di distribuzione di carte di pagamento, in particolare carte prepagate, che però non è stata accompagnata da nessuna azione di educazione sui vantaggi a utilizzarle. Il risultato è che siamo i primi al mondo per diffusione di carte prepagate, ma tra gli ultimi come utilizzo. E questo vale anche per gli altri strumenti. I numeri sono chiari: oltre l’80 per cento delle transazioni in Italia sono fatte attraverso il contante e lo scontrino medio di una transazione con carta è sotto i 30 euro. Oggi, con la diffusione dell’epayment e degli strumenti digitali di pagamento, le cose stanno leggermente cambiando.

Dove in Italia è maggiormente utilizzato il sistema di pagamento no cash?

In CashlessWay abbiamo introdotto il concetto di epayment divide per indicare, da una parte la distanza che ci separa dal resto dell’Europa, e dall’altra la differenza tra Nord e Sud, tra giovani e anziani, tra classi più scolarizzate e quelle meno: insomma le differenze le si possono misurare in modi diversi. Il pagamento no cash è una prerogativa del Nord Italia, con una penetrazione particolare a Milano, e questo non dipende solo dal tipo di persone che abitano a Milano, ma anche dalla diffusione dei Pos e di altri strumenti innovativi.

Quali sono i problemi che impediscono alla moneta elettronica di diventare il principale metodo di pagamento? 

Dal sondaggio che abbiamo appena lanciato (al quale si può partecipar a partire da questo link, ndr), sta emergendo un parere unanime sulla questione “educazione e informazione”. Certo, esistono molti altri ostacoli, come la diffusione della rete di accettazione, ma è ancora enorme la cattiva informazione che ruota intorno ai pagamenti elettronici. Basta pensare alle lunghe code al casello autostradale per pagare in contanti quando invece è possibile pagare con carta: purtroppo molti sono convinti che pagando con la carta venga applicata una commissione, cosa del tutto falsa.

Che difficoltà concrete devono affrontare i commercianti, i professionisti e i piccoli negozi che scelgono di offrire ai clienti i pagamenti no cash?

Una volta avere il Pos per un negoziante significava sostenere costi fissi e commissioni non banali. Oggi questi costi si sono molto ridotti e in alcuni casi sono diventati irrisori. La scelta che le nuove tecnologie hanno generato permette di trovare il giusto strumento. I mobile POS per esempio non applicano nessun costo fisso e i sistemi P2P si stanno sviluppando velocemente.

A che punto siamo con la diffusione dei pagamenti alternativi al contante negli uffici pubblici? 

Credo che le nuove tecnologie abbiano potenzialità gigantesche ma che se non inglobano servizi aggiuntivi non si potranno diffondere velocemente. Mi spiego: la possibilità di inviare denaro in tempo zero e senza costi attraverso uno smartphone è sicuramente vantaggiosa per il consumatore, ma, in tutta onestà, quante volte abbiamo bisogno di inviare denaro a un’altra persona? Abbiamo bisogno, invece, di pagare il biglietto dell’autobus, la bolletta, il buono pasto e di tanti altri piccoli servizi. Ecco quindi che sono proprio i servizi per il pubblico, se forniti con strumenti digitali di pagamento, ciò che potrebbe spingere l’intero settore verso la diffusione dell’epayment.

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